Silvio Passera
Il lutto di Caselle

Qui sotto l’articolo a firma Gianni Rigodanza che ha aperto il numero di Cose Nostre nel settembre del 1987. Annunciava una tragedia, ma il fatto era già ampiamente noto il giorno stesso perché aveva sconvolto l‘intera comunità casellese. Fu un addio difficile, ma bisognava farsene una ragione. Poi il tempo dà un senso alle cose, e allora uno s’acquieta.
In quella tragica morte la Pro Loco ha perso il suo fondatore e presidente; il mensile Cose Nostre uno dei fondatori e il direttore responsabile; anche il Tennis Club perdeva il suo vertice; ma era soprattutto la famiglia di Silvio che in questa tragica disgrazia perdeva il suo punto di riferimento più alto, la sua affettuosa guida. Ma ecco l’articolo di come Cose Nostre ha annunciato la morte di Silvio Passera:
“La luce morente del giorno se lo è portato via per sempre. Silvio Passera, il presidente della Pro Loco e direttore di questo giornale, è morto in un terrificante incidente avvenuto sull’autostrada Torino Savona. Aveva 52 anni.
È successo lunedì 24 agosto 1987 mentre il giorno stava per chinarsi e le nubi, ancora grondanti di pioggia, si rotolavano intorno a qualche squarcio d’azzurro: e fu subito sera.
Le stelle, poco dopo, avrebbero fatto capolino nel cielo, ma quella sera ne mancava una: la sua. Da qualche parte è stato scritto che quando muore un Uomo Vero in cielo si spegne una stella, e non v’è dubbio che da quel tragico tramonto d’estate nel piccolo firmamento di Caselle ne manchi una delle più chiare.
Ma la morte del dottor Silvio Passera per noi della Pro Loco e del club Arte e Cultura, per noi del giornale, è prima di tutto la scomparsa di un amico, un motivo in più questo perché queste flebili parole non cadano nelle sabbie mobile dell’agiografia, della lode incondizionata. Altri redattori vi parleranno di lui, più ampiamente, nelle pagine interne di questo numero. Vi racconteranno la sua storia, il suo incisivo “passare” nella vita di Caselle, il suo modo di essere totalmente casellese. Qui, invece, in questa pagina, cerchiamo di esprimere i sentimenti dettati da una lunghissima e fraterna comunanza, il rammarico profondo, l’angosciante vuoto che ha lasciato in noi la sua scomparsa. Ma non è facile. I tasti della macchina per scrivere pare non siano più al loro posto, il loro picchiettio non rompe il silenzio repentino che ci è calato dentro. Ma di lui, di Silvio Passera, non è rimasto solo il vuoto qualcosa che vale ci ha lasciato: una serietà spinta fino al rigorismo, la concretezza del fare, un fortissimo senso dell’amicizia. “L’uomo – diceva Silvio – deve essere più importante di ogni dottrina; la dignità dell’individuo più importante di ogni altra esigenza”.
Certo il tempo affievolirà il dolore per la sua scomparsa; la quotidianità, cioè il mestiere di vivere, avrà il sopravvento. È naturale che sia così ma il suo ricordo ci rimarrà. Quasi certamente il Tennis club, la Pro Loco e Cose Nostre continueranno il loro cammino, ma la loro rifondazione non potrà essere duratura se si allontanerà di molto dalla via che egli così chiaramente ci ha tracciato.
Ci resta il conforto dell’enorme partecipazione di folla al suo funerale; tutta Caselle lo ha accompagnato con dolente affetto nel suo ultimo viaggio. Noi della Pro Loco, noi di Cose Nostre, ancora increduli, sgomenti, costernati, certi di interpretare anche il sentimento dei casellesi, ci uniamo al dolore dei familiari, rinnovando loro – da queste colonne a lui così care – le nostre condoglianze. Ciao Silvio”.

Grazia Castagna
La storia di una vita lunga un secolo

“Grazia Castagna – scrive la nipote Elda Castagna Coli sul numero di novembre del 2000 di Cose Nostre – nasce a Perosa Argentina (TO) il 27 ottobre del 1900 da Benedetto, medico, e Elisabetta Falletti, ultima di quattro fratelli: Jole, Lelio e Livio. Trasferitasi, alla morte del padre, a Caselle Torinese, paese natio della madre, in via D’Andrà nella casa che ospitò un tempo don Giovanni Bosco. Per i suoi studi superiori frequentò l’Istituto delle Figlie dei Militari a Torino, dove nel 1918 conseguì il diploma di maestra.
La sua breve esperienza di insegnante si svolse a Antey St. Andrèe, allora sperduto paesino di montagna della Valle d’Aosta; ma dopo alcuni mesi rinunciò all’incarico e tornò a Caselle dove si impiegò presso il Lanificio Bona, allora vera istituzione del paese.
Nel 1923 ebbe l’onore di diventare la prima madrina del Gruppo Alpini di Caselle, di cui ha sempre seguito le vicende e da cui è sempre stata onorata.
Nel 1927 ebbe il grande dolore della perdita del fratello Livio, medico, deceduto il 24 marzo a soli 31 anni per una malattia allora incurabile.
In quei tempi visse a Caselle, sola con la madre perché la sorella Jole, insegnante di ginnastica, e il fratello Lelio, ufficiale degli Alpini, erano lontani per il loro lavoro. Morta la madre, nel 1938 si trasferì a Torino gestendo una tabaccheria in via Po e poi impiegandosi negli anni della guerra presso la ditta di confezioni Caesar, dove rimase fino al 1955, anno in cui andò in pensione. Allora tornò a Caselle dove visse con la sorella Jole, malata di cuore, che accudì amorevolmente fino alla morte nel 1958.
Rimasta sola ha sempre mantenuto affettuosi e stretti legami con la famiglia del fratello Lelio generale degli Alpini, ora defunto, che vivevaa Firenze, del quale ha seguito sempre con viva partecipazione le vicende della vita.
A Caselle trascorse una serena vecchiaia partecipando alle attività di beneficenza come patronessa dell’Asilo Infantile e dama della San Vincenzo, rallegrata anche da sincere amicizie. Nel 1972 vendette la casa di famiglia e si trasferì in via Circonvallazione, davanti all’Ospedale Baulino, nel quale si trasferì nel 1987 diventandone una bandiera e un’istituzione di questa residenza per anziani. Finché la salute glielo ha permesso ha continuato a frequentare amicizie e conoscenze e a partecipare alle attività del paese. Gli ultimi anni li sta trascorrendo in serena tranquillità, nel calore affettuoso dei parenti e di tutti quanti la conoscono”.
Fin qui la nipote, noi aggiungiamo che alla festa del suo 100° compleanno di Tota Grazia – era conosciuta da tutti con questo nome – tutta Caselle si strinse affettuosamente a lei, in primis il Gruppo alpini.
Grazia Castagna, come già detto, più nota come Tota Grazia, morì all’Ospedale di Ciriè il 26 dicembre dell’anno 2000, aveva 100 anni e due mesi. Fu un lutto cittadino, anche perché, tra l’altro, molti ricordavano ancora che fu lei a scortare a Caselle i feretri dell’avvocato Vincenzo Boschiassi e di Carlo Cravero trucidati dai nazi-fascisti durante un rastrellamento a Traves il 6 gennaio del 1944.
Con la morte di Grazia Castagna uscì per sempre dalle scene casellesi una nobile figura dagli incantevoli occhi azzurri che ha attraversato l’intero Novecento, una splendida donna che fino al suo ultimo respiro ci ha regalato spicchi del suo mondo, del suo civilissimo modo di vivere, di andare per la vita.

Gianni Rigodanza è un giornalista e scrittore. Maestro del lavoro, Casellese dell’Anno, premio regionale di giornalismo; tra i fondatori, redattore e direttore di Cose Nostre per 32 anni. Finalista del 3°concorso letterario Marello. Autore di diversi libri di storia locale. Ha scritto per il Risveglio, Oltre e Canavèis.

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