Hermès. Uno di quei nomi che sanno subito di cose belle e irraggiungibili. Le vetrine che si affacciano su via Roma e piazza San Carlo, a Torino, sono sempre studiate per esprimere raffinatezza e qualità. Anni fa, quando mia figlia Giada restava incollata alla vetrina dove i cavalli erano spesso protagonisti, mi ero lasciata sfuggire l’occasione di vedere all’opera gli artigiani che stampavano i foulard di questa maison francese, così quando ho visto in giro i cartelloni pubblicitari “Hermès in the making” ho deciso che questa volta non me lo sarei fatta sfuggire.
Visitando il padiglione ospitato alle OGR di Torino ho fatto pace con il lusso di Hermès. Non ho visto lusso, ho respirato bellezza e osservato con meraviglia il gesto misurato e sapiente degli artigiani. Ad ogni postazione del percorso espositivo, un artigiano lavorava e un traduttore ci permetteva di capire meglio le spiegazioni e le risposte alle nostre curiosità. Il desiderio che coltivavo da anni era di veder stampare un foulard, il cosiddetto “carré” di Hermès. Ho potuto ammirare la destrezza con cui il disegno dell’artista( in questo caso l’italiano Gianpaolo Pagni) viene trasferito da Manon su tavola grafica computerizzata con la selezione dei colori. Tutto passerà poi nelle mani di una equipe che forgerà le matrici per ogni colore di stampa. In questo caso 14 matrici basteranno per realizzare la colorazione, ma si può arrivare a 48 e più colori! Ho assistito alla lenta nascita del carré:”Il duo cosmico”.  Magnifico. Prima di vedere la stampa abbiamo ricevuto alcune informazioni sulla produzione della seta. Questa viene prodotta in Brasile da una casa giapponese. La seta viene classificata in base al diametro da 1A a 6A: quella usata da Hermès è 1 A, la più sottile, twill di seta con fibre tessute con trama diagonale capace di tenere caldo d’inverno e fresco d’estate. La trama fittissima è molto resistente e duratura. Per dare un’idea, ci vogliono 450 km di filo per fare un carré 90 x 90! Ridimensioniamo: in fondo basta la produzione di due fertilissime coppie di bombix mori per avere la seta necessaria alla tessitura, perché da ogni bozzolo si ricava un filo lungo 1500 metri!
Facendoci toccare la morbidezza della seta Monsieur Kamel Hamadou ci spiega che il primo carré fu prodotto nel 1937 da Robert Dumas, si chiamava Jeu de omnibus e dames blanches e illustrava l’inaugurazione dei trasporti pubblici Madeleine-Bastille! Un soggetto davvero incredibile per un foulard! Da allora sono stati creati più di 2500 disegni e spesso dagli artisti moderni come Pagni sono stati aggiunti ad es. al primo carré timbri colorati e altri particolari che hanno “svecchiato” l’immagine. A oggi sono state sviluppate ben 75 mila tonalità di colore per rendere la stampa il più simile possibile al disegno.  Ogni artista ha libertà di creazione, ma ogni anno la famiglia Hermès, oggi guidata dal nipote di 6° generazione Pierre-Alexis,  sceglie un tema e una palette di colori che faranno da filo conduttore per tutte le collezioni. Progetti validi ma non adatti al periodo vengono messi in archivio, in attesa di un momento giusto. Lo scorso anno la casa Hermès ha indetto un concorso e sono arrivati da tutto il mondo ben 1800 lavori. Ha vinto un ragazzo giapponese Kohei Kyomori di cui oggi per l’appunto si mostra l’opera in fase distampa. Ed ecco sul tavolo della dimostrazione di stampa (qui bastano due metri, ma in laboratorio per la produzione definitiva si usa un tavolo di 100 metri per poter lavorare su dieci carré) si stende la seta bianca e compare la prima matrice serigrafica: quella dei contorni. Si comincia dal colore più chiaro e dai motivi più piccoli. Ogni colore, o sfumatura è un quadro diverso preparato ad es. da Manon che lavora nella postazione precedente, sulla tavola computerizzata dove trasferisce ogni parte del disegno originale a seconda del colore. Thierry Quattrociocchi, che sfoggia all’occhiello l’onorificenza del miglior stampatore di Francia, versa il denso colore realizzato con pigmenti, acqua, e alcuni ingredienti come la gomma arabica, lungo un lato della matrice e lo diffonde usando una larga racla simile a quella che si utilizza per pulire i vetri ed ecco che la parte di disegno prescelta compare perfetta quando viene tolta la matrice. Questo succede perché la matrice è composta da una cornice d’acciaio e da una tela tesissima: le parti che non devono lasciar passare il colore sono verniciate di blu, le altre permettono al colore di scendere nelle fibre della seta. Il lavoro continua con le altre matrici. Pensate che è stata inventata una macchina che fotografando l’immagine fornisce il quantitativo esatto di ogni tipo di colore e comunque il colore eventualmente rimasto passa ad una ditta che lo unirà a legname riciclandolo; l’acqua usata negli ateliers di Lione, città sede principale dato il suo passato di regina della seta, viene presa dalla falda freatica sottostante, utilizzata e fatta ritornare depurata alla falda. La filosofia Hermès da sempre tiene fede a precetti ecologicamente corretti.  “Il Carré ormai è stampato,con dirma, titolo e logo, ma questo non significa che sia pronto per essere spedito in boutique. I colori vengono fissati con una vaporizzazione che dura un’ora alla temperatura di 103°. Dopo di che si passa al lavaggio, per togliere eventuali residui, all’asciugatura su tappeti d’aria calda, all’appretto che dà lucentezza (non bisogna lavare a mano, ma a secco!) e al taglio. Il tocco finale però spetta alle addette alla cucitura che realizzano a mano l’inconfondibile orlo arrotolato.” “Secondo le sartine che sono qui, da che parte sarà fatto l’orlo? “ Azzardiamo :”Dal diritto verso il rovescio…” “Eh non mes chères, è l’orlo alla francese quello di Hermès: dal rovescio verso il diritto!” Ora dopo mesi di progettazione, elaborazione e lavoro manuale, il carrè può entrare nella scatola arancione. Condivido il commento di Cristina Manfredi:”Certo non sono in tanti a potersi permettere di cambiare Carré a seconda dell’umore, ma il legame che nel tempo si è creato tra il pubblico e quei leggerissimi oggetti del desiderio, va molto al di là dello status symbol. Il Carré rappresenta la porta d’ingresso a un universo magico, un punto di incontro tra la maestria assoluta di chi quella seta immacolata la trasforma in fantasie mirabolanti e la dimensione di sogno, magari anche di fuga dall’ordinarietà del quotidiano, grazie al semplice gesto di allacciarsi un Carré al collo.”
Come ho detto all’inizio però, io ho fatto pace con il lusso guardando le mani degli artigiani lavorare, osservando come oltre a Lione tutta la Francia abbia punti di eccellenza artigianale che vengono evidenziati da Hermès, constatando che senza dimenticare il passato lo sguardo di questa impresa è sempre volto al futuro:  anche le iniziative come questa aiutano i giovani a trovare sbocchi di passione lavorativa.
Non c’è spazio per raccontarvi le meraviglie delle altre postazioni artigianali: borse, orologi, selle, gioielli, ceramiche, cappelli, riparazione di oggetti, cuciture da sellaio, né raccontarvi come una equipe speciale di creativi si occupi di trovare idee per utilizzare gli avanzi di lavorazione. Sono tornata a casa con il disegno di un carré. Al lavoro mani mie!
Naz

Nella foto: Il carré ” Le couple cosmique” Guardate bene…la coppia c’è.

Braidotti M.Nazzarena in Gaiotto Nata a Ciriè(To), tre figli, ex insegnante a Caselle, vive a Torino. Laurea in Lettere con una tesi sul poeta P.Eluard, su cui ha pubblicato, per Mursia, un “Invito alla lettura”. Grandi passioni: la scrittura, tenuta viva nella redazione di “Cose Nostre” e altri giornali locali e l’acquerello.

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