Il forno di Carmelina, annesso alla sua salumeria, diventava il centro del paese nel giorno che precedeva la festa patronale di S. Antonio.
Siamo ai tempi in cui le cucine a gas con forno a corredo erano ancora al di là da venire.
“ E che è, facciamo la festa di S. Antonio senza il dolce?!”, dicevano le donne del paese. Tutte si attrezzavano e si davano da fare con farine, zucchero, uova. Insomma, tutto ciò che serviva per preparare un soffice e profumato pan di Spagna veniva approntato per tempo.
Le donne e le comari andavano per tempo da Carmelina, dicendo:”Carmeli’, anche quest’anno ci fai cuocere i dolci nel forno? Quando possiamo venire per infornare?”
“ Care comari, rispondeva la salumaia, voi lo sapete, non dovete nemmeno chiedere. Il forno è a vostra disposizione. Ma per usare il forno non è a me che dovete chiedere ma ad Antonio “Zereniello”, è lui il fornaio: il capomastro del forno.”
Carmelina, assieme al marito Luigi, gestiva una delle due salumerie del paese. Accanto al negozio c’era un forno a fascine e anche un vecchio mulino elettrico con cui si macinavano il mais e il grano per le popolari freselle.
L’addetto al forno era Antonio da tutti chiamato “’Ntonio Zereniello” per via della sua bassa statura. Antonio amava il suo lavoro, era fornaio da sempre. Conosceva tutti i segreti del mestiere. Divideva la sua vita tra forno e famiglia. Stava nel forno anche fuori dall’orario di lavoro,
Antonio era infaticabile e disponibile. Era davvero capace nel suo mestiere. Anzi, per dirla tutta, non era diventato fornaio giusto per avere un mestiere che gli procacciasse di che vivere. Non lui, ‘Ntonio era fornaio vero: nell’anima.
Amava accendere il forno utilizzando le fascine che gli procuravano i montanari.
“Portare in temperatura un forno è vera arte”, diceva. Valutava che il forno avesse il giusto calore dal colore dei mattoni . “Devono virare al bianco.”
Ma che fosse fornaio dentro lo si percepiva quando affondava le mani nella pasta per formare pagnotte e ciabatte da infornare.
“Quando lavori la massa della pasta con le mani, quando la manipoli e la modelli, sembra che stai palpando e massaggiando la carne di un cristiano. È come se fosse viva, anzi sicuramente lo è. Hai la stessa dolce sensazione di quando accarezzi un bimbo, tua mamma o la tua donna.
Quando io impasto la farina provo la stessa sensazione che deve aver provato Dio quando plasmò l’uomo. La pasta del pane ha la stessa morbidezza della carne dell’uomo, ecco perché il pane è cibo sacro.”
Il forno era la sua seconda casa. Se c’era da fermarsi per far cuocere le torte delle donne lo faceva volentieri.
“Care cummarelle, – diceva Antonio – i dolci non possiamo infornarli prima del pane, il forno è troppo caldo. Il calore è aggressivo, si brucerebbero.
Dopo che abbiamo cotto il pane della giornata il forno ha la temperatura giusta e avvolgente. I vostri pan di Spagna verranno su che è una meraviglia. Una vera golosità che conquisterà i vostri famigliari e amici. Anche S. Antonio ne mangerebbe volentieri una fetta. Don Gennaro il parroco, da quel buongustaio e scroccone che è, non vede l’ora di approfittarne pure lui “, proclamava Antonio tutto eccitato, visto che era al centro dell’attenzione.
Ed ecco che per incanto il locale del forno si trasformava in un caotico laboratorio di pasticceria. Tutte le donne erano indaffarate a dosare gli ingredienti e via ad amalgamare il tutto con un vigoroso lavoro di braccia.
‘Ntonio cercava di far capire che quando si inforna bisogna seguire precise regole: i dolci che hanno bisogno di più calore vanno in fondo, mentre i più delicati vanno davanti dove la temperatura è più dolce.
“ Va bene Antonio, – dicevano le comari – facciamo come dici tu. Sbrighiamoci, però: dobbiamo andare da donna Nannina per l’ultima prova del vestito nuovo. Non possiamo fare brutta figura alla processione di domenica prossima.”
E già, la processione. Certo si partecipava per fede e per tradizione, ma anche per pavoneggiarsi un po’. Soprattutto le ragazze più giovani e carine sgomitavano per mettersi in mostra davanti a tutti e, soprattutto, davanti ai ragazzi. La processione di S. Antonio era un vero evento mondano. I ragazzi cercavano di scambiare occhiate furtive e d’intesa con la ragazza adocchiata per poi invitarla ad andare sulle giostre insieme. Si sa, da cosa nasce cosa…
‘Ntonio sapeva bene tutto ciò e cercava di agevolare e assecondare le donne.
Queste apprezzavano molto i modi garbati e disponibili di “ ‘Ntonio Zereniello “, facendo attenzione a non pronunciare questo sopranome. Il fornaio si arrabbiava.
Prima di andare via le buone donne davano una mano a riordinare. Qualcuna come mancia gli dava un bacio in testa. Questo lo apprezzava.
Al termine della giornata il nostro fornaio era stanco ma felice. Era ora di tornare a casa dalla sua amata moglie Assunta e dai suoi figlioli. Prendeva due ciabatte di pane e andava a prendere congedo da Carmelina la fornaia.
Scherzando Antonio diceva:” Carmelina ‘a furnara, io vado a casa!”
“Non mi sfottere, Anto’. Lo sai che io non so manco come si accende il fuoco. Il mastro fornaio sei tu. Piuttosto, hai infornato le freselle per farle biscottare? Altrimenti chi lo sente a mio marito Luigino!”
“State tranquilla, donna Carme’. È tutto pronto. Le freselle sono venute più buone dei Pavesini.”
Donna Carmela gli sorrise come si sorride ad un figlio.
Antonio si avviò verso casa.
Il giorno dopo puntuale sarebbe stato davanti al forno. Il suo forno.

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