Le considerazioni che seguono servono ad attirare l’attenzione su un problema di Caselle da troppo tempo negletto: tutelare, valorizzare, conservare e restaurare il proprio patrimonio storico- artistico e archeologico è preciso dovere di una comunità che ha a cuore la propria identità e radici.

Come tutti sappiamo il nostro Paese, l’Italia, possiede il maggior patrimonio storico artistico del mondo. Questa realtà rende onore a una storia ricca di avvenimenti ed esperienze che con il passare dei secoli ha consentito una stratificazione  di testimonianze ineguagliabili. Questo non solo ci rende orgogliosi, ma ci carica di responsabilità che non possiamo eludere.

Questo patrimonio non è una risorsa rinnovabile e soprattutto non va considerata una risorsa da sfruttare a proprio piacimento, anche se, bisogna sottolinearlo, costituisce una delle maggiori fonti economiche legata soprattutto al turismo, alla visita delle maggiori attrazioni storico-artistiche.
In Italia tale patrimonio è diffuso in ogni città e borgo con densità e caratteristiche che rispecchiano la storia del luogo.

Tutelare e conservare questo corpus  è compito che spetta a tutto il Paese: politica, amministrazioni, associazionismo, ceti professionali ecc.
Tutti dovrebbero sentirsi partecipi di questo grande progetto.

Ovviamente anche la nostra città non sfugge a questa realtà. Caselle possiede un importante patrimonio storico-artistico che è il frutto della sua storia.
Infatti questo patrimonio non è altro che lo stratificarsi dei vari periodi storici che hanno caratterizzato la sua secolare vicenda. Ogni opera d’arte, manufatto, edificio ecc. non è altro che lo specchio del contesto culturale, con tutto quello che significa,che lo ha prodotto e reso possibile.
Il patrimonio è formato da beni materiali ( quadri, edifici, reperti), immateriali ( tradizioni, letteratura ecc,), documentaristici ( scritti cartacei, testimonianze ecc) e reperti di archeologia industriale.

Molta parte del patrimonio della città è andato perso nello scorrere del tempo. Questo è successo per cause naturali, per negligenza o per perdita di interesse da parte delle popolazioni. A ciò si aggiungono anche fatalità, incendi o altro, che anticamente erano veri flagelli. La chiesa di S Giovanni ed i Battuti sono stati funestati da gravi incendi durante la loro storia.

Pensiamo all’importante vicenda della carta che caratterizzò per secoli l’economia della città. Non è rimasto sostanzialmente nulla delle attrezzature o altro che possa essere vantato in un ipotetico museo. È rimasta la memoria storica e documentaristica.

Il nostro patrimonio è diffuso su tutto il territorio ed è formato da: opere pittoriche di vario tipo, con alcune vere opere di gran pregio; sculture – anche qui non mancano esempi di grande valore artistico -; edifici di vario genere- alcuni in precarie condizioni. Luoghi che sono stati testimoni della presenza di personaggi di eccezionale valore come il legame di don Bosco con la borgata S. Anna:  i canali ( bealere) tuttora esistenti e che per secoli sono stati la fonte del benessere della città; l’archeologia industriale, le cascine i cortili e si potrebbe continuare.

Valorizzare, recuperare, restaurare e inserire questo patrimonio in un’idea di città che faccia di Caselle una città rispettosa della sua storia e che guarda al futuro fa parte di un programma di largo respiro e di lunga durata. Non può che abbracciare un arco di tempo pluriennale: almeno venti anni.

Questo progetto si riuscirà a realizzare a una condizione: tutti gli attori della vita cittadina devono sentirsi coinvolti assumendosi le dovute responsabilità e superando l’autoreferenzialità.
Le istituzioni, complessivamente considerate, dovrebbero partecipare mettendo a disposizione capacità e competenze.
Partiti, associazioni culturali, ceti professionali, organizzazioni economiche, studiosi, ecc. dovrebbero fare del raggiungimento di questi obiettivi un punto d’onore.

Solo in questa maniera sarà possibile centrare l’obiettivo.

Ovviamente esistono varie scale di priorità e urgenze di cui bisogna tenere presente.

In alcune situazioni esistono difficoltà e pastoie burocratiche difficili da sbrigliare. Riguarda gli edifici di proprietà privata: castello in Piazza Boschiassi e portici di via Gibellini, che opportunamente affrontati si possono superare.

Quelle fin qui svolte sono alcune riflessioni generali.

Ovviamente è necessario individuare filoni d’azioni e priorità allo scopo di dare avvio al progetto. Il compito di girare la chiavetta della messa in moto spetta ai responsabili dell’Amministrazione comunale e alle più importanti associazioni culturali.

A Caselle negli ultimi venti anni ci sono stati importanti cantieri di restauro e valorizzazioni che hanno riguardato le chiese dei Battuti, della Madonnina e di S. Anna, promossi da gruppi di volontari. A queste iniziative le istituzioni della città sono state rigorosamente e sonoramente assenti. Salvo poche eccezioni a noi ben note.

Ipotesi di linee guida per un’azione pluriennale

1- Coinvolgere le scuole per favorire la conoscenza del territorio e del patrimonio storico-artistico.
Elaborare appositi programmi di concerto con insegnanti, storici, esperti e istituzioni.

2- L’Amministrazione, di concerto con la Soprintendenza e il Centro di restauro di Venaria, deve promuovere un programma di ricerca sul percorso storico di Caselle complessivamente considerato, coinvolgendo in itinere giovani coordinati dai loro insegnanti e storici di vaglia locali.

3-Apporre cartelli esplicativi su tutti i punti di interesse: chiese, palazzi, bealere, complessi industriali ecc.

4- Favorire la nascita di un organismo che affronti le maggiori emergenze. A questo ente dovrebbero partecipare le istituzioni e associazioni riunite in consulta.

5- Affrontare quanto prima il recupero e restauro della chiesa di S Giovanni. È in condizioni pietose. In questo caso non si parte da zero. Esiste un progetto di restauro elaborato anni fa e che non si è concretizzato per motivi economici.

6- Affrontare con urgenza il nodo legato al castello. Qui siamo al canto del cigno con facciata aulica quasi persa.

7-Apporre vincoli di tutela su tutti quei punti a rischio e per meglio tutelarli: bealere, chiesa di S. Anna e relativo prato antistante, reperti di archeologia industriale tuttora esistenti ecc.

8- Coinvolgere gli storici ed esperti locali in occasione di elaborazione di strumenti urbanistici o interventi necessari nei punti di interesse storico artistici.

9-Realizzazione di un’isola pedonale e valorizzazione del centro storico da realizzare di concerto con le associazioni interessate.

10- Favorire la diffusione di iniziative di abbellimento della città: murales, fioriere, installazioni.

11-Valorizzazione dei cortili con iniziative specifiche: mostre, concerti…

12 – Valorizzazione delle bealere. Le problematiche derivanti dall’emergenza ambientale e dalla carenza di fonti energetiche che, nel futuro, renderà indispensabile valorizzare tutte le possibili fonti alternative e rinnovabili. In questo quadro i corsi d’acqua, come le bealere, potrebbero ritrovare una nuova vita. Laddove è possibile favorire l’installazione di ruote idrauliche per la produzione di energia elettrica.  Inoltre, dove possibile, realizzare percorsi pedonabili o ciclabili lungo le bealere stesse.

13-Trasferimento di cubature dal centro storico alle periferie.
Questo è un problema che rende necessario rivedere le norme che lo disciplinano: quando si trasferisce una cubatura dal centro storico alla periferia, lontano dalla rotta di atterraggio degli aerei, occorre rivedere la norma che prevede l’abbattimento dell’edificio storico allo scopo di preservare l’identità del centro storico.

Quanto sin qui esposto non ha pretese di verità e immutabilità. È semplicemente uno stimolo a superare una situazione di stallo che si protrae da troppo tempo e contribuire alla formazione di una coscienza condivisa sulle tematiche trattate.

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