Agosto. Fa talmente caldo che alcuni furbetti italiani si sono inventati il Reddito di Torridanza, e stanno intasando nuovamente gli uffici dell’INPS per compilarne la domanda e rubare altri soldi.
Dato che io e compagna siamo stufi di vivere da tre mesi nella semioscurità con i piedi nella bacinella e il ventilatore a manetta, e su Netflix dobbiamo solo più vedere “Maciste” perché abbiamo visto tutto quello che c’era da vedere, decidiamo di partire.
Dove andiamo? Non importa, ma partiamo (Jack Kerouac, 1957).
Per iniziare con una piccola gita fuori porta, decidiamo per una bella escursione nelle vicinanze, tra i molti sentieri realizzati appositamente per camminatori e mountain bike: fazzoletti di carta e bottigliette di plastica disseminati lungo i percorsi mi fanno dedurre che questi sentieri siano molto ambiti. Dopo nemmeno dieci minuti ecco i cartelli: “Attenzione, si sconsiglia di proseguire a causa della peste suina”. Ma non se ne può più: questi cinghiali non solo hanno la pessima pretesa di avere fame, ma lo fanno pure fermandosi lungo le strade cercando nei sacchetti che l’uomo educato abbandona ovunque, mettendo a rischio la vita di quei diligenti automobilisti che viaggiano a 180 km/h lungo le stradine secondarie. E ora si sono pure ammalati. Basta, sterminiamoli tutti e dato che ci siamo asfaltiamo tutto, finalmente ci saranno nuovi parcheggi e meno animali dannosi.
Tornando indietro noto parecchi gruppi di umani sugli alberi, che si grattano e mangiano banane: non riuscendo a capire, chiedo ad un guardiacaccia che incontriamo (ma esistono ancora, o hanno fatto la strana fine del Referendum contro la caccia?), il quale ci spiega che c’è il Vaiolo delle Scimmie, un altro virus importato sempre dall’Africa, insieme al caldo torrido e molto altro…
Ah, bene! Di questo passo vedremo gente che saltella perché avrà contratto il Morbo del Canguro, o gente che si gratta le parti basse perché sofferente di Emorroidi dell’Ippopotamo. Ormai il nostro Coronavirus è fuori moda, superato. Ok, torniamo a casa. Massì, tanto sono in ferie…
Allora ci viene l’idea di trascorrere qualche giorno al mare, e cerchiamo di prenotare anche solo in Liguria che è vicina. Ma c’è una grossa crisi in Italia. C’è talmente crisi che tutte le località balneari anche più esclusive non hanno più un posto: tutto esaurito, anche in quegli Hotel 12 Stelle che ti offrono un branzino Findus con patate fritte da discount a 120 euro. Va beh, facciamo il giro in giornata.
Massì, tanto sono in ferie.
Sono le 07.00. Per l’uscita di Borgio Verezzi c’è una leggera coda che inizia a Carmagnola, causata da quei piccoli cantieri permanenti che ormai sono diventati patrimonio Unesco come “Gli scavi più belli d’Italia”. Allora ci armiamo di pazienza e percorriamo tutta la Torino-Savona sotto un sole color rame, implacabile e soffocante, ma ogni volta che incrociamo quei grossi impianti di irrigazione dei campi, ci infiliamo sotto, vestiti. Ma sono in secca pure loro. Massì, tanto sono in ferie.
Impieghiamo circa tre giorni, ma finalmente eccoci in spiaggia. Sembra che il Covid non sia mai esistito: o sono tutti vaccinati, o sono tutti in quarantena. Comunque. Armato di salvagente a forma di papera, mi dirigo al largo per stare lontano dalla plebaglia: ah che bello fare il bagno in questa bella acqua calda come il brodo! Anzi un minestrone di alghe, plastica e rifiuti vari.
Dopo qualche minuto, arriva un fuoribordo a 130 nodi carico di danesi ubriachi che mi sfiora di un millimetro e si va a schiantare contro uno yacht sequestrato a un oligarca russo. Ok ho capito, è meglio se mi avvicino alla spiaggia. Trovo stranamente un’area libera dai bagnanti, e mi ci tuffo.
Bellissimo, sono da solo in una piccola oasi. Ma c’è qualche piccolo bruciore, sarà meglio andare a controllare. Quando esco dal mare la gente scappa terrorizzata: sembro un mostro marino ideato da Giulio Verne: sono pieno di meduse. Strano, credevo che i nostri mari fossero puliti.
Ma non se la passa bene neanche un gruppo di persone più in là: sta facendo il bagno in un’area piena di batteri “Escherichia Coli”. Per la cronaca: questi batteri sono presenti nel nostro intestino, quindi nelle fognature. Eh sì, credo che questo tratto di mare meriti la “Bandiera Blu” …
Mi sa che è il caso di tornare a casa. Massì, tanto sono in ferie.
Allora ci prendiamo una pausa per decidere dove andare, così una mattina ci svegliamo prestissimo alle 06.00 per andare a funghi: bello, una passeggiata nei boschi delle Valli di Lanzo è rilassante e rigenerante. Poi una bella scorpacciata di porcini non me la toglie nessuno.
In una delle terrificanti strettoie che si incontrano in direzione Ala di Stura dove passa un’auto per volta, si incrociano: un TIR Freightliner a 24 assi delle Acque Minerali e un Autobus Super confort da 52 metri con carrello di una triste gita aziendale. Dopo circa cinque ore di blocco totale della circolazione con una lieve coda di 43 km, finalmente il passaggio viene liberato da una squadra di artificieri dell’Esercito, che abbatte due case ingombranti. Pazienza, anche se arriviamo sul posto intorno alle 15, andiamo a funghi: a causa della terribile siccità che ha colpito il nostro paese, i boschi sono secchi. I cactus hanno preso il posto dei castagni, i fichi d’india hanno sostituito i ciliegi selvatici.
Alcuni dromedari ci spiano nascosti, incuriosendo alcuni caprioli sopravvissuti alle doppiette…
Comunque troviamo i porcini, solo che si raccolgono direttamente nei sacchettini, essiccati e tagliati a fette, come nei negozi. Andranno bene solo con il riso. Massì, tanto sono in ferie.
La mattina dopo decidiamo di andare in aeroporto per prendere un volo diretto magari in Norvegia, uno dei pochi posti non colpito dal caldo eccessivo. Ma dopo circa 75 telefonate, non si trova un taxi a causa dello sciopero dei taxisti. Allora, in pieno spirito hippie, facciamo autostop.
Dopo quasi quattro ore l’unico che ci carica è un trattore che traina una cisterna d’acqua, ormai così rara che è scortato da qiattro poliziotti in moto. Arriviamo stravolti in aeroporto, ma a causa della mancanza di personale e di ricambi (non si trovano gli elastici per i propulsori), tutti i voli sono cancellati.
E qui si vedono sofferenze umane inimmaginabili: gente sudata che bivacca per terra, qualcuno dorme con i piedi sul sedile davanti. Altro che coloro che stanno subendo la guerra in Ucraina, hanno perso la famiglia e la casa e non sanno se arriveranno a domani. Sciocchezze, in confronto al selfie nel ristorante più esclusivo di Portofino. Ok, torniamo a casa. Massì, tanto sono in ferie.
Allora, anche se iniziamo ad essere lievemente pessimisti sulle vacanze, decidiamo di visitare le Valli Olimpiche: avete presente Sestriere, Salice d’Ulzio, Cesana? Sì, proprio quella Cesana che ha la montagna per sempre sfregiata da quell’obbrobrio chiamato pista da bob, ormai in evidente sfacelo.
Hanno rovinato una montagna per un gioco durato qualche giorno. Provate voi a percorrere qualche sterrato con il vostro fuoristrada: dopo un minuto arrivano F.B.I., Polizia, C.I.A. e Antiterrorismo per sequestrarvi l’auto e appiopparvi una multa terrificante…
Comunque. Per fare prima, imbocco l’autostrada in direzione Susa. Bloccata. Anche qui, una colonna di lamiere roventi e guidatori ormai rassegnati: chi con un rosario, chi parla da solo.
A causa del Festival “Alta Felicità” che si tiene a Venaus, c’è un grande raduno di tutti i gruppi antagonisti d’Europa: No Tav, No Vax, No Vat, No sapone, No educazione, No Vatlupiè eccetera.
Alcuni di loro, diciamo i più affezionati, stanno conducendo una feroce guerriglia contro la Polizia gettando pietre, rami, petardi, bombe carta eccetera che raggiungono anche l’autostrada.
Alta Felicità? Mah, non mi sembrano così felici… Ok ho capito, torniamo a casa e ci restiamo.
Massì, tanto sono in ferie.
Ore 24.15. Finalmente i bipedi sono tutti a dormire, insieme ai loro discutibili riti tribali (grigliate), bambini, cani, trattori, tagliaerba, motoseghe e decespugliatori. C’è un silenzio meraviglioso.
Si sente lontano un barbagianni. Gli amici ricci stanno rosicchiando la loro consueta cena a base di noci, nocciole, e muesli. Le stelle sono un tappeto luminoso, ed eccone una cadente: chiudo gli occhi ed esprimo un desiderio. Li apro, ma non si è avverato: tutte le abitazioni vicine ci sono ancora.
Dopo tutte queste peripezie, credo che in effetti invece di sbattersi in giro spendendo soldi e arrabbiature, si stia molto meglio qui. Almeno durante il periodo estivo, quello della transumanza.
Si è alzato un meraviglioso venticello fresco, che mi ripaga di quest’altra giornata torrida e secca.
Però c’è qualcosa che non va. Sento dei pizzicori nella pelle. Ah, ho capito: non è venticello fresco, ma lo spostamento d’aria causato da un’esplosione nucleare: qualche imbecille, laggiù ad Est, ha lanciato una bomba atomica.
Massì, tanto ero in ferie.
Bear

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