Per futuro, si sa, s’intende un tempo prossimo a breve e media scadenza. Quelli come me, che hanno sulle spalle tre quarti di secolo, ricordano tempi non sempre positivi nel loro vissuto: crisi politiche e economiche, gravi attentati a personaggi politici e istituzionali, che, a volte, hanno anche coinvolto gente assolutamente estranea a questi ambiti; ma tutto sommato, qui, abbiamo vissuto un periodo relativamente sereno, con alti e bassi che non hanno sconvolto più di tanto. In altre parti del mondo invece c’è chi, nello stesso arco di tempo, ha sofferto molto. Mediamente ogni anno ci sono state una ventina di guerre, conflitti di media entità, quasi sempre influenzati, direttamente o indirettamente, dal Paese più guerrafondaio: gli USA. Poi, non sono mancate, quasi ovunque, siccità, terremoti, alluvioni, che hanno portato ulteriore disperazione proprio dove si era già maggiormente disperati. Poi ancora, nel 2020, un fatto ha sconvolto tutti i Paesi del mondo; un virus, maturato pochi mesi prima, ha fatto strage di persone, modificando pesantemente le abitudini, l’economia, le relazioni. Ora, non essendo ancora certi di averlo debellato, ci troviamo inevitabilmente in uno stato di grave sconforto per altre cause ancor più pericolose. Uno degli attori del panico planetario si chiama Mercato. Un termine che non ha niente a che spartire con il luogo in cui si va a comprare la frutta e la verdura. Il Mercato è un terrorista senza volto, che si trova ovunque. I suoi numerosi interpreti annunciano: “Il Mercato è nervoso”, e intimano: “Non bisogna irritare il Mercato”. La sua lunghissima fedina penale lo rende temibile. Non ha fatto altro che rubare cibo, ammazzare posti di lavoro, sequestrare interi Paesi e favorire guerre. Per vendere le sue guerre, semina paura, e la paura crea il clima adatto. Il Mercato compie attentati che non compaiono sui quotidiani; ogni minuto uccide di fame dodici bambini. In questo preciso momento, settembre 2022, ci sta minacciando, con prossime gravi difficoltà di approvvigionamento di energetici indispensabili per scaldarci, lavarci, cucinare, viaggiare ecc. Sono previste limitazioni di disponibilità e prezzi non accessibili a tutti. Tutti sanno che c’è una guerra alle nostre porte, ma molti ignorano che, ancora una volta, c’è l’impronta digitale USA. Il popolo italiano, secondo i sondaggi, si dichiara contrario a una guerra che potrebbe coinvolgerci ancor più pesantemente, contrario al massiccio incremento di spese militari, ma le persone che dovrebbero rappresentarci nel Governo e nel Parlamento, in maggioranza, hanno deliberato esattamente l’opposto della volontà popolare, per la sudditanza verso gli USA. Forse, non tutti sapevano, che il gas che abbiamo finora utilizzato, con estrema facilità, per nostro uso e consumo, proveniva principalmente dalla Russia. Tutti, spero sappiano, che il nostro Governo, detto “il migliore”, ha reagito verso il nostro principale fornitore di gas in modo scorretto, insultando il loro principale rappresentante e addirittura fornendo armi alla parte antagonista, nello spregio della nostra Costituzione. Il ripudio della guerra, sottolineato dall’art. 11, non vieta solo la partecipazione a conflitti armati, ma pure l’aiuto ai Paesi in guerra: il commercio di armi con tali Paesi è illegittimo. Comunque, la guerra ucraina è stata solo un pretesto per far lievitare il prezzo del gas. In realtà è in atto un’azione del solito Mercato che ha prodotto utili improvvisi e stratosferici alle compagnie che lo gestiscono. Certamente, prima di questa crisi, nessuno sapeva dell’esistenza del TTF (Title Transfer Facility) con sede in Olanda. In sintesi, è un mercato virtuale per lo scambio del gas naturale. Il sistema non solo ha totalmente privatizzato il gas, dove gli Stati non hanno quasi più alcun peso, ma lo ha affidato alla finanza, che ne ha fatto un business altamente speculativo. Quindi il prezzo del gas viene deciso ad Amsterdam, dove viene gestito lo scambio dei contratti futures all’interno del già citato TTF, un vero e proprio punto di scambio virtuale per il gas, che funge da hub per l’intera Europa continentale. Ci sono, purtroppo, altri problemi che mi angosciano, in questo futuro prossimo; problemi che potrebbero limitarci il consumo di acqua potabile, condizionarci pesantemente nell’approvvigionamento di beni alimentari: gli sconvolgimenti climatici. Un argomento su cui mi sono permesso di esprimermi più volte in questa rubrica, che meriterebbe molta più attenzione dai candidati a governarci. Faccio fatica a trovare nei loro programmi elettorali sufficienti e serie intenzioni d’individuare immediati provvedimenti per risolvere questi problemi.

Sono nato a Caselle Torinese, il 14/08/1945. Sposato con Ida Brachet, 2 figli, 2 nipoti. Titolo di studio: Perito industriale, conseguito pr. Ist. A. Avogadro di Torino Come attività lavorativa principale per 36 anni ho svolto Analisi del processo industriale, in diverse aziende elettro- meccaniche. Dal 1980, responsabile del suddetto servizio in aziende diverse. Dal '98 pensionato. Interessi: ambiente, pace e solidarietà, diritti umani Volontariato: Dal 1990, attivista in Amnesty International; dal 2017 responsabile del gruppo locale A.I. per Ciriè e Comuni To. nord. Dal 1993, propone a "Cose nostre" la pubblicazione di articoli su temi di carattere ambientale, sociale, culturale. Dal 1997 al 2013, organizzatore e gestore dell'accoglienza temporanea di altrettanti gruppi di bimbi di "Chernobyl". Dal 2001 attivista in Emergency, sezione di Torino, membro del gruppo che si reca, su richiesta, nelle scuole.

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