Mesi fa è mancato Sergio Notario (Sergi), poeta e profondo conoscitore della lingua e della cultura piemontese.
Nato nel 1934, dopo aver frequentato il liceo D’Azeglio si laureò in Lettere nel 1961. Lavorò all’ENEL dove diventò dirigente, occupandosi, tra l’altro, di formazione del personale.
Socio della Ca dë Studi Piemontèis-Centro Studi Piemontesi, è stato apprezzato docente nei Corsi di Lingua e letteratura Piemontese organizzati dal Centro Studi e dalla Regione Piemonte e, più di recente, presso l’Università della Terza Età di Torino e di Moncalieri.
È stato autore provetto di racconti, poesie e filastrocche, che firmava con lo pseudonimo Giari Tre Nos (Topo Tre Noci), che era l’anagramma del suo nome.
Ha collaborato con le riviste “La Slòira” e “Piemontèis Ancheuj”.
Tra i suoi lavori ricordiamo, in collaborazione con Simone Spaccasassi, la versione in piemontese del Manifesto del Partito Comunista, in cui Notario – cosa nota – vedeva l’espressione dei suoi ideali politici e sociali.
Sua è anche stata la riscoperta di figure di interessanti poeti operai come quella di Luis Valsoan (Luigi Valsoano) valorizzandone la raccolta “Fior dël pavé” (Fiori di strada)[1].
La sua scomparsa ha lasciato un vuoto nell’ambiente torinese della cultura e della poesia,

Ël pòrta-signal e ‘l lavavéder…

A-i é ël feu ross an sël pòrta-signal[2],
bin fòrt mi i sgnaco dël fren ël pedal.
Davzin la vitura, un mòro povrass,
a ven con d’eva e un bocion fàit dë strass[3].
E lì, an sël canton ëd Piassa d’Arme,
con sò strass tut bin ambibì ëd lerme[4],
chiel ël véder a lava, sto pòvr faseul,
con tanta passiensa, ma coma ch’a peul.
Pòvr òm, am fà pen-a, a l’è angossà,
feura e drinta chiel a l’é tabussà[5].
Con bel deuit e un ciau, n’euro i-j dago mi
a col moro da bèro[6], ‘l mòro sburdì.
Antan che mi im ancamin-o pian pian…
Fable[7]!… A sarà bin miscredent e pagan!
Ma… a l’amprovista am dis: “Grassie monsù!!!”
Mej ëd coj che sì a l’han sempe vivù.

Un gognin e na Comëtta[8]
Ma jer matin,
guardand ant ël giornal,
am s’é slargasse ’l cheur
a l’improvis!

Bele là, an cole tère
andoa ij masnà
a conòsso mach la gramissia,
i l’hai vist na maravija,
coma na mascarìa ’d na faja[9]
che ’l cheur t’arpata[10].

Arlongh la stra batùa,
antërmes ai soldà
e ai chèr armà,
un gognin
con un gramissel[11] ëd fil
ch’a corìa, pa sbaruà,
ant ël cel bleu
a sonavo baudëtta[12]
ël giàun limon e ’l ross feu
dla soa bela Comëtta.

[1] Fior dël Pavé ‘d Luis Valsoan (1862-1906) è un volumetto di poesie stampato in occasione dei primi cento anni dalla morte dell’autore. Luis Valsoan poeta operaio nato a Pont Canavese nel 1862 da genitori montanari e morto precocemente a Torino nel 1906. La sua opera, come ricordava Tavo Burat, potrebbe essere definita “un crij d’arvira libertaria”, cioè un grido di rivolta libertaria, per riscattare le faticose condizioni di lavoro delle “filandere” delle manifatture di tessuti e filati di cotone, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Dopo un percorso di emigrazione in Svizzera e in Belgio, verso la fine dell’Ottocento, Valsoan ritorna nella sua Pont, e diventa un operaio delle Manifactures Royales d’Annecy e Pont, poi assorbite dal cotonificio Mazzonis di Torino.
[2] Semaforo
[3] Manciata di stracci
[4] Imbevuto di lacrime
[5] Acciaccato, dolorante
[6] Viso da agnellino
[7] Perdinci
[8] Un ragazzino e un aquilone
[9] Un incantesimo di una fata
[10] Ti rinfranca
[11] Gomitolo
[12] Suonavano a festa

Nato a Torino. Lingua madre: Italiano; lingua padre: Piemontese. Mi interesso di letteratura e canzoni popolari del Piemonte. Ho realizzato alcuni Scartari (quaderni) intitolati: Spassgiade tra poesìe, canson e conte piemontèise (Passeggiate tra poesie, canzoni e racconti piemontesi) che sono stati presentati in varie occasioni con esecuzione dal vivo delle canzoni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.