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giovedì, Luglio 25, 2024

    Mental coach, professione del futuro

    La straordinaria storia di Donatella Canella


    Il desiderio di cambiamento è insito nella natura umana. Voler migliorarsi, cambiare vita, rinnovarsi sono sentimenti che tutti noi in qualche momento abbiamo provato, eppure spesso opponiamo resistenza. Come fare dunque per far scattare la famosa molla? Il più delle volte la soluzione non è tanto quella di cambiare vita ma di cambiare sé stessi. Un cammino a 360 gradi, da affrontare non solo con la mente ma anche con il cuore, dove scoprire con chiarezza quello che si è veramente e chi si vorrebbe diventare. Questa consapevolezza e il desiderio profondo sono la bussola che indicano  la strada da seguire. Questo è in sintesi il pensiero che meglio riflette il percorso di vita di Donatella Canella, giovane casellese da molti anni all’estero per lavoro, che ha saputo lasciare strade sicure per cercare nuove vie ed aprire nuovi orizzonti, nella perenne ricerca di se stessi. Donatella ha scelto di diventare, nel corso degli anni, una “coach”, una professione del futuro, innovativa ed appassionante, che mette al centro le persone e le aiuta nel loro processo di crescita personale.
    “La grande svolta della mia vita – racconta Donatella – è avvenuta 9 anni fa. Dopo una laurea in scienze biologiche, un dottorato in biologia molecolare negli Stati Uniti e anni di ricerca in vari laboratori europei e americani, ho attraversato lungo periodo di riflessioni e dubbi sul mio percorso professionale. Seguendo un desiderio che avevo da tempo ho deciso di consultare un coach, anzi due: uno trovato sul web e l’altro tramite il passa-parola. Il risultato è stato strabiliante: entrambi mi hanno fatto le stesse domande, quelle giuste, che mi hanno permesso di collegare quei puntini rimasti in sospeso: ora il disegno era chiaro. Da lì a breve ho deciso di intraprendere il corso di formazione e certificazione presso la Federazione Internazionale di Coaching (ICF: https://coachingfederation.org) come coach per individui, coppie e gruppi e da allora non ho mai smesso di imparare.  Oggi la mia impresa di coaching ha base a Zurigo,  ma con  progetti in tutta Europa:  collaboro con altri colleghi e  lavoro sia online che viaggiando. I miei clienti sono individui che vogliono dare una svolta alla loro vita ma anche medie e grandi aziende che intendono intraprendere percorsi di formazione e cambiamento, sia a livello individuale che di gruppo. Inoltre sono docente presso una scuola di coaching americana, per la quale tengo corsi di formazione in tutta Europa (Co-Active Training Institute, https://coactive.com). Fin dagli inizi mi sono appassionata e specializzata nel campo della leadership, ovvero sulla capacità di “guidare” e motivare un gruppo di persone nella ricerca di un obiettivo comune. Il coaching ha le sue radici nell’antichità, già Socrate nella sua maieutica ne conteneva uno dei pilastri: “Mettere in grado l’allievo, mediante il dialogo, di acquisire progressiva consapevolezza della verità che è dentro di lui”. È nato concretamente nell’ambiente sportivo, quando, nel 1974, l’allenatore di tennis Timothy Gallwey giunse alla conclusione che “l’avversario che si nasconde nella nostra mente è molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della rete”. Il coach dunque è chi “allena” le risorse e potenzialità insite in ognuno di noi e di cui spesso non siamo consapevoli e  “stimola”, con le giuste domande, l’interlocutore al raggiungimento di un obiettivo, creando quella giusta alleanza, tra coach e cliente, per cui ognuno dà il 100% di quello che ha. Eppure non avrei mai trovato la mia strada senza averne percorse altre. Senza dubbio devo molto alla mia formazione precedente. Quando ho finito il liceo scientifico ero incerta sulla scelta dell’Università: mi sarebbe piaciuto studiare Lingue, ma mio padre mi suggerì che avrei comunque potuto impararle in altri contesti. Ero attratta dalla facoltà di psicologia, ma sentivo di avere già una certa predisposizione all’approccio con le persone e volevo una formazione in un campo per me totalmente nuovo. Decisi così di iscrivermi a Biologia e devo dire che è stata la scelta giusta: lo studio dell’ infinitamente piccolo mi ha affascinata e ho acquisito una forma mentis che mi ha permesso di guardare al mondo con altri occhi. L’esperienza internazionale e il forte supporto della mia  famiglia hanno fatto il resto. Dopo la laurea e l’esame di stato mi sono iscritta all’albo ma non vedevo prospettive di carriera intorno a me, ma poi grazie ad un’amica, ho avuto l’opportunità, davvero unica ed imperdibile, di fare il dottorato presso l’Università del Michigan. Era il 1 novembre del 1999 e sono partita con l’idea di fermarmi per un anno, in realtà ho vissuto negli States otto anni: un’esperienza di vita e di lavoro fantastica, vissuta in un ambiente internazionale che mi ha messo in comunicazione col mondo intero. Il sistema scolastico americano è improntato sulla meritocrazia: tutte le opinioni contano e si viene valutati per le proprie  reali capacità, ognuno fa la differenza e deve portare il proprio contributo al gruppo in cui lavora. Il bagaglio culturale e umano acquisito con questa formazione è stato  determinante per il mio futuro: sono tornata in Europa come ricercatrice a Losanna, scelta che mi ha permesso di supportarmi economicamente in quello che è stato il mio “periodo di transizione”. In questa fase ho cercato esperienze diverse che mi aiutassero a capire quale fosse la strada giusta per me: ho imparato il francese, ho insegnato all’Università, ho lavorato sia per pubblicazioni che divulgazioni scientifiche. È stato quando ho avuto l’offerta del posto fisso (presso una ditta di pubblicazioni scientifiche), che ho capito che non sarei stata soddisfatta di quel lavoro. Non è stato semplice dire di no al posto sicuro. Però guardandomi indietro non c’è dubbio che sia stata la scelta giusta per me. Credo fortemente a un progressivo sviluppo nel sociale di questa professione: è interessante l’esperienza di  un amico milanese il cui  progetto è  indirizzato al reinserimento sociale dei detenuti con l’idea di aiutarli a riappropriarsi della propria vita e dei propri valori. Mi piacerebbe  lavorare con gli anziani  e con i disoccupati rigenerando motivazioni e  capacità di porsi prospettive per il proprio futuro, creando intrecci con altre figure professionali e con le diverse realtà del territorio. Lavorare sul benessere delle persone, sono certa, ci aiuterà a costruire un mondo migliore.”
    “Una nave in porto è al sicuro ma non è per questo che le navi sono state costruite.”
    (William Shedd)

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