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giovedì, Luglio 25, 2024

    Il bambino che non ascoltava musica

    Un racconto che narra una storia vera

    C’era una volta un bambino… fermi tutti. Avviso ai lettori: questa non è una recensione, una presentazione o un resoconto di attività concertistiche. Non è nemmeno un approfondimento storico-musicologico o un’intervista a qualche personalità legata alla musica. Per una volta mi prendo una licenza e scrivo un racconto di tipo fiabesco, che, tuttavia, narra una storia vera. Se vi va, continuate la lettura con animo sereno; altrimenti, aspettate il prossimo numero.
    C’era una volta un bambino che non ascoltava musica. A casa sua la televisione non c’era, per una precisa scelta educativa dei genitori, e la radio restava sempre spenta. I suoi genitori avevano provato a fargli ascoltare qualche pagina musicale “classica” (Bach, Handel, Vivaldi, Mozart) con un mangianastri che leggeva le musicassette (erano gli anni del loro felice ma breve interregno tra il vinile e il CD), ma lui non sembrava esserne molto coinvolto: era più incuriosito dal funzionamento del mangianastri che dalla musica che ascoltava, e, quando vi riusciva, rovinava le cassette attivando il meccanismo di registrazione e incidendo la propria voce sul nastro magnetico. I suoi genitori, ritenendo importante l’acquisizione di qualche base di linguaggio musicale, lo mandarono per cinque anni a scuola di musica, dove si applicò al violino, al solfeggio e al canto corale. Per il canto era chiaramente negato, ma con lo strumento, a detta di chi lo ascoltava, otteneva risultati discreti. Il bambino, però, non si divertiva: percepiva quelle lezioni come un dovere cui si sarebbe volentieri sottratto, e visse con senso di liberazione il momento in cui i genitori, al termine della scuola elementare, lo lasciarono libero di non proseguire lo studio del violino. Era molto più contento, quel bambino, quando, a casa di parenti e amici che possedevano un pianoforte, gli era concesso di sedere alla tastiera e strimpellare in libertà, senza obblighi e senza essere giudicato. Oppure quando poteva applicarsi liberamente alle altre arti che lo affascinavano: la pittura (ma guai mandarlo a lezione!) e, soprattutto, la poesia. Aveva trovato un amico nel papà di un suo compagno di classe, docente di lettere e poeta, con il quale scambiava lettere e testi. Nessuno pretese di insegnargli le basi della metrica italiana, ma il bambino si divertiva a giocare con le parole, abbandonandosi al flusso musicale del testo e ai “colpi di scena” che intuiva nella disposizione anomala di alcuni vocaboli, nell’introduzione di qualche rima più o meno casuale, nella rottura delle frasi con l’enjambement.
    Un giorno, un docente di musica di scuola media ebbe l’idea di portare la classe in cui il bambino, divenuto ragazzino, studiava ad assistere a un’opera lirica. Era Il Corsaro di Giuseppe Verdi: non certo un titolo popolare, o l’opera a cui molti pensino di portare un neofita. Ma è un dramma sanguigno, rapido e incalzante, nella sua trama e nelle sue melodie, tipico del giovane Verdi. E il docente preparò la classe con letture e ascolti preparatori, fece assistere i ragazzi alle prove in teatro per avvicinarli alla magia di questo mondo, e li portò a una recita serale, mescolati al normale pubblico di abbonati e melomani. Il nostro ragazzino, appena aprì le pagine del libretto di Francesco Maria Piave, ne rimase affascinato: quei versi, semplici e passionali, regolari e melodici, si imprimevano nella sua mente come farebbe una lama in un panetto di burro, e non ne uscirono più. Quando era in teatro, avrebbe voluto che non arrivasse mai l’ora di uscire, completamente sedotto da quell’opera d’arte totale che è il teatro d’opera. I suoi genitori, accortisi dell’entusiasmo che lo aveva contagiato, gli proposero di tornare all’opera. Erano ancora in cartellone tre spettacoli: I Puritani, Cendrillon e Madama Butterfly. I genitori avrebbero puntato sull’ultimo titolo, più popolare, ma il ragazzino scelse I Puritani, con la speranza che, dopo il primo, si potessero seguire anche gli altri due. Così fu, e da allora quel ragazzino, per anni e anni, non perse uno spettacolo messo in scena nel teatro d’opera della sua città, iniziò a viaggiare in altre città e altri Paesi per seguire il repertorio da lui preferito, e decise che al teatro d’opera avrebbe dedicato una parte della sua vita, trasformandolo in oggetto dei suoi studi e della sua professione di critico.
    Molti anni dopo, un critico d’arte, conosciuto in teatro e ritrovato su un autobus cittadino, gli propose di iniziare a pubblicare le sue recensioni, e lo presentò al direttore di un giornale, con il quale la collaborazione, benché altre se ne siano aggiunte, continua ancor oggi. Il ragazzino, diventato un giovane uomo, ha però mantenuto, nel suo animo, uno spirito libero che lo frena ogniqualvolta percepisce il pericolo di una professionalizzazione eccessiva che rischi di spegnere in lui l’entusiasmo per l’arte in sé stessa, oggetto da far conoscere e amare, più che da scandagliare col bisturi. Anche per questo, forse, non ha mai voluto diventare un accademico puro, e ha sempre preferito muoversi ad ampio raggio tra critica, divulgazione, organizzazione artistica e pratica personale dell’arte. Ma quel giovane, che da poco ha varcato la soglia dei 40 anni, non avrebbe mai immaginato di scrivere un racconto in uno spazio dedicato alla critica musicale se, qualche mese fa, non avesse conosciuto un’artista che gli ha aperto nuovi orizzonti. Perché un docente di scuola lungimirante, un critico d’arte attento con cui si chiacchiera in autobus, una donna incontrata per caso, possono segnare delle svolte in un’esistenza.

    Questo mese al botteghino…
    Unione Musicale: (https://www.unionemusicale.it/) Numerosi appuntamenti da camera, tra il Conservatorio e il Teatro Vittoria.  L’8 febbraio recital del pianista Bruce Liu, che spazia da Rameau a Chopin a Liszt.
    Filarmonica: (https://www.oft.it/it/) Il 7 febbraio, al Conservatorio, la stagione “Alchimie” prosegue con la tappa dedicata al “Piombo”, che vede protagonisti Sergio Lamberto (direttore) ed Ettore Pagano (violoncello) in musiche di Cajkovskij e Grieg.
    Accademia Stefano Tempia: (https://www.stefanotempia.it/)
    Polincontri Classica: (http://www.policlassica.polito.it/stagione)
    Educatorio della Provvidenza: (https://www.educatoriodellaprovvidenza.it/)
    Concertante: Numerosi appuntamenti in varie sedi e orari. Il 10 febbraio ore 18, al castello del Valentino, recital del pianista Giacomo Fuga. Il 28-29 gennaio ritorna, nel consueto weekend, la “Mozart Nacht und Tag”, maratona mozartiana organizzata in collaborazione con l’Associazione Baretti e il Conservatorio.
    Orchestra Rai: (http://www.orchestrasinfonica.rai.it/) Doppietta di concerti diretti da Fabio Luisi: il 26-27 gennaio Un sopravvissuto di Varsavia di Schonberg (voce recitante Francesco Micheli) e Sinfonia n. 7 di Mahler. Il 2-3 febbraio tutto Richard Strauss, con la Burleske (pianista Alessandro Taverna) e la Sinfonia delle Alpi.
    Concerti Lingotto: (https://www.lingottomusica.it/) Il 7 febbraio serata dedicata a Mozart con le Sinfonie n. 29 e n. 40 e il Concerto per oboe “Ferlendis”, con l’orchestra “Il Pomo d’oro” diretta da Maxim Emelyanychev, solista Ivan Podyomov. Per la stagione dei giovani, il 24 gennaio si esibisce il pianista Yunchan Lim.
    Teatro Regio: (https://www.teatroregio.torino.it/) fino al 5 febbraio Il barbiere di Siviglia di Rossini, con Santiago Ballerini, Leonardo Galeazzi, Josè Maria Lo Monaco, John Chest, Guido Loconsolo, direttore Diego Fasolis, regia di Pierre-Emmanuel Rousseau. Il 27 gennaio, concerto per il giorno della memoria diretto da Riccardo Frizza.

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