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giovedì, Luglio 25, 2024

    Textiles are back

    La nuova sala tessuti di Palazzo Madama

    “L’abito non fa il monaco, ma fino alla rivoluzione industriale l’abito faceva il monaco. Tutta quella che era la comunicazione sociale, politica ed economica passava attraverso i tessuti” dice Giovanni Carlo Federico Villa, direttore del Museo Civico d’Arte Antica, presentando la mostra “Textiles are back. La nuova sala tessuti a Palazzo Madama” allestita al secondo piano, nella sala che fu in origine progettata proprio per ospitare i tessuti e che per sette lunghi anni è stata chiusa e trasformata in atelier per importanti mostre temporanee.
    Era il 20 novembre 1934 quando venne inaugurata la nuova sede del Museo Civico di Torino (fondato nel 1863 nei locali in via Gaudenzio Ferrari) trasferita a Palazzo Madama e con essa la sala delle stoffe, proprio al secondo piano.
    La preziosa collezione di tessuti e moda del Museo -fra le più prestigiose in Italia- è composta da oltre 4000 manufatti: dallo scorso dicembre, per circa un anno, sono esposte le prime 50 opere che periodicamente saranno sostituite da altre che compongono la raccolta. La “rotazione” degli oggetti si rende necessaria al fine di garantire la loro corretta conservazione, poiché non possono restare alla polvere ed alla luce per troppo tempo: “è opportuno spegnere una parte delle luci d’ambiente e potenziare quelle nelle vetrine; comunque la luce deve essere diffusa” spiega la curatrice della mostra Maria Paola Ruffino.
    La mostra si estende su un ambito cronologico molto ampio e le opere presentate spaziano dai tessuti piani, agli accessori di moda, agli abiti in stile Charleston proprio per sottolineare la dimensione e l’importanza storica della collezione. Basti pensare che già a fine Ottocento, grazie agli interessi archeologici dell’allora direttore del Museo Civico, il pittore Vittorio Avondo, si costituì un nutrito nucleo di tessuti copti, donati o acquistati da archeologi e da antiquari; uno fra tutti, l’archeologo Emile Guimet donò ben 92 frammenti provenienti dagli scavi di Antinoe, città del Medio Egitto, databili tra il IV e V secolo d.C. Quindi ai frammenti copti in lino e lana lavorata ad arazzo, seguono i tessuti medievali che testimoniano la ricchezza delle manifatture seriche del bacino mediterraneo (installatesi solo alla fine del VI secolo) e dei primi importanti centri manifatturieri italiani. Le preziose stoffe di seta giungono nell’Europa cristiana quali doni diplomatici, entrando così nei palazzi imperiali, papali e nei tesori delle cattedrali come involucro delle sacre reliquie. Tra il XIV e XV secolo la tessitura della seta a Lucca, Firenze e Venezia rappresenta l’inizio del nostro Rinascimento e la potenza economica di una nascente classe sociale che crea il modello rinascimentale: i velluti italiani lavorati con fili d’oro e d’argento sono i più richiesti dalle corti europee. In mostra si possono ammirare un telo cremisi veneziano tagliato a due altezze e un ampio frammento di velluto di seta rossa e oro filato, dal tipico disegno tardo quattrocentesco dei fiori di cardo. L’arte del ricamo nel Cinquecento è rappresentata dalla tovaglia con la raffigurazione dei Quattro Continenti, attribuita alla ricamatrice milanese Caterina Cantoni, celebre fra i contemporanei per la raffinata tecnica del ricamo a doppio diritto; bellissimo il ricamo in seta su fondo in lana che riproduce la parabola delle Vergini sagge e delle Vergini folli con gli abiti delle donne della Svizzera tedesca della fine secolo XVI. Nelle storiche vetrine (quelle originali e restaurate) della sala si susseguono teli da arredo e stoffe da abbigliamento che raccontano il mutare del gusto decorativo nei secoli: dal giuppone seicentesco ricamato con i nodi di Casa Savoia, a un’andrienne in prezioso lampasso lionese di metà Settecento, a un abito femminile in stile Impero in leggerissima garza di seta, a due abiti Charleston di una sartoria milanese. Non mancano i tessuti prodotti dalla manifattura torinese Guglielmo Ghidini – fondata nel 1865, con sede alla Barriera di Casale, sull’attuale piazza Gozzano- che riproponevano i disegni dei tessuti tardo ottocenteschi esposti allora al Museo Civico, quasi a suggellare il ruolo di fonte d’ispirazione che lo stesso Museo svolse nei confronti delle attività produttive torinesi.

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