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Comune di Caselle Torinese
venerdì, Gennaio 23, 2026

    Siamo promossi

    Qualche settimana fa le agenzie di rating , quelle che valutano la solidità finanziaria di aziende e governi, hanno “promosso” l’Italia.
    Moody’s ha promosso il rating sovrano a Baa2 da Baa3: non accadeva da ventitré anni; grazie Moody’s, e anche grazie a Standard & Poor’s, a Fitch; tutti a batterci pacche sulle spalle e a complimentarsi con noi, anzi col nostro governo che ha gonfiato il petto per un risultato che non si vedeva da lustri.
    Ai microfoni delle emittenti, sui social, gli esponenti politici hanno decantato il lavoro di questi tre anni e di come l’Italia sia tornata competitiva in Europa e non solo. Ottimo risultato.
    Non so nemmeno immaginare quali e quanti siano i parametri che portino a questo risultato, noi come gli altri Paesi, ma AAA, BBB,BB+, D, vorranno pur dire qualcosa, seppur incomprensibile.
    Ma così, da profano quale sono, vedo una distanza enorme tra il cosiddetto ottimo punteggio e l’economia reale: insomma è sotto gli occhi di tutti la difficile se non tragica realtà del Paese.
    Le aziende chiudono, o comunque arrancano a fatica e spesso delocalizzano, accorpano là dove è possibile, licenziano o si disfano dei  lavoratori.
    Non esiste ormai un solo marchio italiano storico che non sia ancora stato acquisito da compratori stranieri, con tutto ciò che ne consegue: anche qui licenziamenti, riduzioni di volumi, personale e così via.
    La sanità pubblica versa in condizioni pietose e avrebbe essa stessa necessità di cure efficaci e sostanziose, ma tant’è. Sta morendo nemmeno troppo lentamente, mentre quella privata si sfrega le mani in attesa di chiudere la tonnara.
    Scuola e ricerca: due entità che ormai hanno perso credito e non interessano più di tanto; la prima strozzata dalla burocrazia e con uno tsunami di inutili progetti pensati quotidianamente, dall’inclusione e dall’accoglienza che diventano quasi gli unici motivi per esistere, a scapito dello studio, della preparazione, e infatti in Europa siamo penultimi: peggio di noi solo la Romania.
    L’istruzione, quella vera, si è persa correndo dietro alle stupidaggini schwa, agli asterischi nelle frasi che tanto piacciono a coloro che credono servano a qualcosa e che possano migliorare “l’inclusione”.
    No assolutamente: qui siamo arrivati all’esclusione, al tirarci fuori da quella cultura che forse porterebbe un minimo di benessere, di rispetto, di prospettiva. Dire “a scuola si deve studiare” è diventato impossibile.
    Nonostante tutto questo le agenzie ci promuovono e il governo (sì, lo scrivo minuscolo) sbandiera un benessere che non esiste, traguardi promessi in campagna elettorale e poi svaniti, e politici che si negano alle interviste, o che rispondono come dei bulli al bar, che ballano deridendo e irridendo l’opposizione, che parlano, o meglio sparlano, in un italiano stentato continuando a insistere su ciò che non è, che si rivolgono solo e unicamente a quella piccola (perché lo è) parte del loro elettorato che se le beve tutte senza curarsi minimamente di un minimo di moralità, di rispetto, e certo così è facile.
    L’articolo 54 della Costituzione prevede tra le altre cose che chi ha funzioni pubbliche debba svolgerle con disciplina, onore e imparzialità.
    Nulla di tutto ciò.
    Forse per questo ci hanno promossi?  Perché ormai non andiamo più a votare ed è stata trasformata la minoranza in maggioranza? Certo occorrerebbe “qualcosa” da votare, ma non c’è.
    Ci hanno promossi perché non una sola voce potente contro le guerre, o la reintroduzione (per ora solo voci, spero) del servizio militare perché arrivano i cattivi? Ma chi sono veramente i cattivi?
    Ci hanno promossi perché abbiamo giovani allo sbando che ritengono la violenza una normalità già a dieci, dodici anni?
    Qual è stato il miglioramento, e dove?
    Manca la cosa più importante, che sicuramente non è presente nei parametri di valutazione dell’andamento di una nazione: come stanno le persone?
    Si tratta di una domanda lecita: come vivono veramente i cittadini, come si sentono. sicuri? Sereni? Sono ottimisti? Vedono un futuro per loro stessi e i propri figli? Hanno dei progetti? Li realizzeranno?
    Tutto questo non c’è.
    Solo numeri, formule, soldi, capitali, interessi, sfruttamento, profitti per pochi.
    Altrimenti non si spiega.
    Forse un giorno ci diranno che siamo passati ad AAA, ma non penso sarà un buon giorno.

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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