Sento le pietroline scricchiolare sotto la suola dei miei scarponi, mentre le voci dei compagni di escursione, che evidentemente hanno più fiato del sottoscritto, fanno da sottofondo. Cominciano sempre così le nostre camminate, mentre spingiamo i nostri passi su sentieri antichi, tracciati con sapienza e maestria da persone delle quali si è perso anche il più remoto ricordo.
Il passo è lento, cadenzato, tipico di un modo di vivere la montagna che si tiene discretamente a distanza dalle esperienze adrenaliniche che caratterizzano molti sport moderni, dove si ricerca il massimo dell’emozione nel più breve lasso di tempo.
A poco a poco lo sguardo si apre su orizzonti sempre più vasti, su panorami che abbiamo la fortuna di avere a portata di mano. Le valli e le montagne del Piemonte e della Valle d’Aosta non sono ancora diventate mete del turismo di massa, come invece è purtroppo accaduto per le Alpi Dolomitiche, dove non di rado capita di restare fermi in coda su sentieri super-affollati.
Il comprensorio montano del Piemonte e della Valle d’Aosta è, a mio parere, uno dei più belli e più vari, non solo a livello nazionale, ma anche europeo. Il fatto che, tranne qualche eccezione molto nota come il massiccio del Bianco, del Rosa e “sua maestà il Cervino”, non sia ancora affollato, gli dona un fascino particolare. Per dare un’idea della ricchezza delle nostre montagne, basta pensare a ciò che mi disse un amico di escursioni: “Con il CAI di Caselle ho fatto 180 gite senza mai ripeterne una due volte”.
La stagione 2024-2025, che si è appena conclusa, ci ha portato a scoprire le meraviglie del Pian del Nivolet, dove ogni sguardo si apre su vette innevate e ad ogni passo si respira l’alta montagna. Ci ha fatto scoprire piccole frazioni che sembrano gioielli, con baite antiche sapientemente ristrutturate. Ci ha fatto conoscere le sorprendenti statue lignee di Angelo Bettoni nel piccolo borgo di Chemp e le oltre 400 statue di Siro Viérin, che ha reso unico il percorso che da Vetan porta al “suo” rifugio, il Rifugio Fallere, e molto altro ancora.
Ogni escursione è stata guidata dai responsabili del CAI, che non hanno mai fatto un passo senza avere la certezza che fosse fattibile anche per la persona meno atletica e preparata del gruppo. Sono persone che percorrono ogni itinerario proposto almeno due, se non tre volte, per verificarne la difficoltà tecnica e l’interesse prima dell’uscita ufficiale con tutto il gruppo.
La montagna è fatta di fatica e non offre la gratificazione istantanea di altri luoghi, comodamente raggiungibili in macchina. Ma proprio qui sta il suo valore aggiunto: la lezione che ci insegna, cioè che le cose più importanti e gratificanti sono spesso quelle che richiedono più impegno e, diciamolo pure, più sacrificio. Questa consapevolezza accomuna chi cammina in montagna e forse è anche per questo che sui sentieri ci si saluta sempre quando si incrocia qualcuno, e spesso ci si ferma per scambiare due parole, trovando in questo anche un’ottima scusa per tirare il fiato.
Concludo questo primo piccolo inserto dedicato alle Montagne Nostre ringraziando la redazione di Cose Nostre per averci prontamente e gentilmente concesso questo spazio. Ringrazio i miei compagni di escursioni per aver condiviso questi bei momenti, un po’ della loro vita e della loro saggezza. E ringrazio (qui mettete chi volete: Dio, il caso, il nulla…) per vivere in questo angolo d’Italia e d’Europa che, a saperlo vivere e guardare, è un, se non il, paradiso.
Maurizio Suppo per il CAI Caselle Torinese
Montagne Nostre
Dal Club Alpino Italiano
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