PIAZZE AMICHE
Dopo la puntata in Sicilia del mese scorso, per maggio torniamo in Piemonte per un percorso che ha un filo conduttore proposto dalI’amico Riccardo Milan, professore, giornalista e addetto alla comunicazione di Unpli Piemonte. Il tema proposto è quello dei labirinti. I labirinti piemontesi rappresentano, come bene spiega Milan nel suo articolo, apparso anche sulla rivista nazionale di UNPLI, un’idea singolare per visitare una regione ricca di storia e capace di regalare emozioni e suggestioni antiche. Idee archetipe come quella del viaggio, della conoscenza, del pellegrinaggio e della vita, che s’intersecano a volte con il culto della bellezza e della leggerezza di vivere.
IL FASCINO DI “PERDERSI” IN UN LABIRINTO
di Riccardo Milan
La storia
Il labirinto nelle sue mutevoli e numerose forme ed espressioni ha accompagnato l’uomo nella sua lunga storia: labirinti di pietra, danze, disegni, edifici e decorazioni nelle chiese, espressioni di potere e di piacere, il labirinto è sempre presente. Il fascino del labirinto è legato indissolubilmente all’aura di mistero che ha; al perdersi; al non vedere ed immaginare come racconta bene Giacomo Leopardi. Questo simbolo non poteva mancare neppure nei giardini e nei parchi, soprattutto italiani. Proprio perché è in questi luoghi in cui l’opera della natura si unisce con quella dell’uomo ed il labirinto trova una delle più ricche e fantasiose espressioni.
Un itinerario internazionale e nazionale dei labirinti: megalitici, nei siti archeologici, nelle chiese, nelle ville storiche, nelle installazioni di land art, sarebbe impresa che tracima la compattezza di un articolo. Meglio un libro. Qui tratteremo dunque, a “bird view”, dei labirinti in terra piemontese. Un ipotetico percorso già ricco pur nella sua piccola dimensione spaziale.

Il megalitico della “Madonna delle pietre grosse” di Piode
In ordine cronologico mettiamo per primo il labirinto megalitico della “Madonna delle pietre grosse” di Piode, Valsesia – Vercelli. Il santuario della “Madonna delle pietre grosse” ha con evidenza cristianizzato un antico sito di spiritualità pagana legato a culti megalitici. Qui c’è una singolare concentrazione di massi erratici giganteschi che, secondo la leggenda di fondazione, sarebbero caduti staccandosi dalla montagna ma lasciando incolume un pastorello ed il suo gregge e senza danneggiare una piccola cappella già esistente. Davanti al masso su cui è stata costruita la chiesa se ne vede un altro, immenso, dove è stato eretto il campanile e da un passaggio fra le rocce si entra in uno spazio erboso circondato da diverse altre, enormi rocce alte diversi metri. Un vero e proprio labirinto megalitico, magico e misterioso.
I labirinti da giardino
Fra Cinquecento e Seicento vengono realizzati in Europa molte centinaia di labirinti da giardino, quasi tutti con tracciati che presentano bivi e vicoli ciechi. Questa sua diffusione nell’arte botanica, testimonia che a partire dal XIV secolo il labirinto si è allontanato da una visione simbolica-religioso, perdendo qualsiasi collegamento diretto con la religione attiva. Il labirinto, prima simbolo del viaggio del cristiano verso la salvezza, è ridotto a semplice motivo estetico, di gioco galante: questi labirinti, vengono infatti realizzati non più nelle chiese e nei luoghi di culto, ma nelle ville signorili per trovare piacere estetico, per esporsi all’ebbrezza dello smarrimento e per sfruttare la possibilità di nascondersi agli sguardi. Nel Cinquecento i labirinti presentano principalmente tracciati regolari e simmetrici, racchiusi all’interno di piante quadrate, mentre nel Seicento il labirinto è caratterizzato da forme sempre più irregolari, espressione del Manierismo e del Barocco. I tradizionali tracciati regolari vengono sostituiti da percorsi sinuosi ed irregolari in cui abbondano statue, fontane, panchine e simboli allegorici. Nel centro, che ormai ha perso il suo significato mistico, trovano posto templi, statue e pergolati di fiori.
Il Castello di Masino
Durante il Seicento anche i Savoia, come molti principi europei, mostrarono un notevole interesse per il simbolo del labirinto, tanto da creare o progettare dedali per i loro giardini, come a Racconigi. Esempi più tardivi sorsero a Venaria Reale, ad Agliè e Stupinigi nel corso del XVIII secolo. Oggi sono sopravvissuti e visitabili pochi labirinti. Il più noto è il labirinto del Castello di Masino, in provincia di Torino, che è oggi proprietà del FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano. Ma anticamente era di proprietà della famiglia dei conti di Masino e divenne una delle costruzioni nobiliari più rappresentative del potere feudale che dal Medioevo dominava le terre del Canavese.
Il Castello di Gabiano
Altrettanto bello e visitabile è il labirinto del Castello di Gabiano (Alessandria). Uno dei rari esempi documentati nei giardini storici del Piemonte. Ha un’importanza eccezionale non solo per la sua rarità ma anche per il periodo storico in cui fu realizzato. Esso risale infatti agli anni Trenta del Novecento, periodo in cui l’ormai affermato gusto paesaggistico s’integrava con giardini formali posti nelle immediate vicinanze della residenza, ma quasi mai con le forme di un labirinto.
Villa Silvio Pellico di Moncalieri
Dello stesso periodo è il labirinto di Villa Silvio Pellico di Moncalieri, un elemento puramente estetico inserito nel parco di una Villa che era una classica “vigna” collinare torinese. Costruita dai Falletti di Barolo, viene ampliata – anche in forme neo-medievali – nel corso dell’Ottocento e circondata da un parco paesaggistico. Ospite frequente dalla marchesa Giulia di Barolo fu Silvio Pellico, assunto dai marchesi come segretario e bibliotecario. Il giardino è stato in parte ridisegnato nel 1948 per mano del celebre paesaggista britannico Russell Page che è anche l’autore del labirinto.
Stavello nell’Oasi Zegna
Ultimo in ordine cronologico è il Labirinto di Stavello, Valdilana (Biella), facente parte dell’Oasi Zegna. Una volta l’ampia superficie erbosa era occupata da ottanta campi di bocce. Attività sportiva che ha perso attrattiva negli anni e che a Valdilana è stata sostituita con un’ampia superficie verde e da un labirinto a spirale costruito con massi di pietra locale. Molto suggestivo e molto praticato dai visitatori dell’Oasi Zegna. Ci dicono che sia quasi ipnotico percorrere la sua spirale.






