“Sei passione, dolore e follia” canta Sal Da Vinci nella canzone “Rossetto e caffè”, sottolineando la correlazione tra il dolore e gli stati d’animo. Ed in effetti il dolore viene definito come una esperienza sensoriale ed emotiva spiacevole, associata ad un danno tissutale reale o potenziale. Il dolore svolge un ruolo fondamentale come meccanismo di allarme (senza dolore non potremmo sopravvivere), ma quando diviene cronico, può trasformarsi in una condizione patologica autonoma, con ripercussioni fisiche e psicologiche significative. Le emozioni negative quindi peggiorano la percezione del dolore. I social oggi contribuiscono all’isolamento (più che social non sarebbe sbagliato definirli A-social), amplificando il senso di inadeguatezza e dolore; la pressione nel cercare di apparire sempre perfetti può infatti generare stress e malessere, amplificando il dolore. Anche l’incertezza economica e lavorativa e la consapevolezza delle crisi globali generano ansia e stress, influenzando negativamente la percezione del dolore.
il dolore cronico è una condizione purtroppo frequente: solo in Italia ne soffre una persona su quattro, spesso per una durata media di 7 anni. L’Italia è al primo posto in Europa per il consumo (abuso?) pro-capite di Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei (FANS), quali ad esempio i famosi ibuprofene, ketoprofene, nimesulide, diclofenac per citare i più venduti (alzi la mano chi non ne ha almeno una bustina nella propria borsa), mentre è all’ultimo posto per il consumo degli oppiacei.
I pregiudizi e la scarsa conoscenza degli oppiacei ne ha impedito negli anni un corretto utilizzo clinico. La legislazione (legge 38 del 2010) ha semplificato l’accesso a questi farmaci, equiparandoli ad altri medicinali per la prescrizione e la dispensazione. Le norme hanno di fatto sancito lo status di farmaco a queste molecole, al fine di superare i preconcetti che ne hanno impedito l’utilizzo.
Il medico di famiglia (più correttamente definito Medico di Medicina Generale) insieme ad un team multidisciplinare specialistico, dopo una visita ambulatoriale può distinguere tra dolore nocicettivo infiammatorio (ad esempio l’artrite), dolore nocicettivo meccanico (ad esempio l’ernia discale), il dolore neuropatico (ad esempio la neuropatia diabetica o la nevralgia post-erpetica) ed il Mixed Pain, dolori che richiedono approcci terapeutici differenti. L’anamnesi (caratteristiche del dolore e distribuzione) e l’esame obiettivo completato con dei test con cotone, spilla, provette caldo/freddo per valutare l’integrità delle fibre nervose, sono utili per questa distinzione. Escludere o confermare se il dolore presentato dal paziente ha una genesi neuropatica o meno è fondamentale affinché si possano utilizzare i farmaci più appropriati nella gestione del dolore. I farmaci principali utilizzati per controllare il dolore sono: 1) il paracetamolo, farmaco di prima scelta, con proprietà analgesiche ed antipiretiche, ma non antinfiammatorie; 2) gli antinfiammatori non steroidei (FANS tradizionali e COXIB) e steroidei, utili in presenza di componente infiammatoria del dolore, ma con potenziali effetti collaterali a livello gastrointestinale, renale e cardiovascolare. Tali molecole, seppur utilizzare con estrema facilità e spesso in auto-gestione, dovrebbero essere utilizzati principalmente in presenza di un processo infiammatorio, mentre sono poco utili nel dolore neuropatico ed in quello meccanico. 3) gli oppioidi deboli e forti, il cui utilizzo deve essere personalizzato in base all’intensità del dolore e alla risposta dell’assistito, con attenzione alla titolazione, alla posologia e alla gestione degli effetti collaterali. 4) gli analgesici adiuvanti (antidepressivi, gabapentinoidi), utilizzati in associazione agli analgesici per incrementare l’azione antalgica, soprattutto nel dolore neuropatico e in presenza di comorbilità come insonnia, ansia e depressione. I farmaci detti “adiuvanti” sono composti che non hanno come prima indicazione il trattamento del dolore, ma che in alcune situazioni si comportano come analgesici veri e propri. Tra questi prevalgono i farmaci antidepressivi e antiepilettici.
È necessario oggi trattare con tutti gli strumenti possibili il dolore, farmacologici e non farmacologici (fisioterapici, psicologici, interventistici) superando il sotto-trattamento ed i pregiudizi sull’uso degli oppiacei. Per tale motivo è importante appoggiarsi al proprio medico di famiglia che in seguito ad una visita, distinguerà tra dolore nocicettivo infiammatorio, meccanico, neuropatico e Mixed Pain e permetterà l’accesso ad una terapia mirata o invierà l’assistito alla rete di specialisti che condivideranno gli obiettivi terapeutici. Il monitoraggio costante e la condivisione degli obiettivi terapeutici con l’assistito sono elementi chiave per un trattamento efficace. Il rischio di abuso e dipendenza da oppiacei nel contesto del trattamento del dolore cronico è basso se gestito correttamente.
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