
Il casellese Mauro Esposito è un Testimone di Giustizia che ha ottenuto moltissimi riconoscimenti per il suo impegno dalla parte della legalità e contro le mafie, ma nessuno a Caselle, la sua città. Certo non una bella figura come casellesi e così ho proposto in Consiglio Comunale di organizzare un evento pubblico. Non tanto per premiarlo, per aver fatto ciò che tutti dovremmo fare ma, per finalmente dopo tanti, troppi, anni far sì che la sua storia diventasse patrimonio vivo della comunità casellese. Per aumentarne gli anticorpi, per alzare il livello di consapevolezza verso il fenomeno mafioso. E ce n’è bisogno perché lo riafferma la Direzione Investigativa Antimafia nella sua ultima relazione e perché inchieste giudiziarie recenti e l’azione preventiva svolta dalla DIA e dalle altre forze di polizia hanno disvelato infiltrazioni della ‘ndrangheta vicinissime a noi: a San Francesco al Campo e a Volpiano. A Caselle stessa le infiltrazioni ‘ndranghetiste sono certificate da beni mafiosi confiscati, arresti, ecc. L’evento si è svolto lo scorso 14 giugno in Sala Cervi con la partecipazione e le testimonianze toccanti di tanti protagonisti della lotta alle mafie. Insieme a Mauro, c’erano Piera Aiello che collaborò col magistrato Paolo Borsellino, Salvatore Borsellino, i sopravvissuti delle scorte di Falcone e Borsellino, Matteo Tubertini (del caffè Guglielmo), Marisa Garofalo, sorella di Lea (trucidata e sciolta nell’acido), Sergio Gaglianese ed altri. Nella sala gremita è apparsa evidente l’assenza dell’Amministrazione Comunale e di quasi tutto il Consiglio Comunale: oltre a me e al vicepresidente Andrea Fontana, era presente in sala solo Roberto Turletto, che ringrazio. Erano assenti le divise o i segni distintivi (solitamente presenti nelle prime file) dei Vigili del Fuoco, della Protezione Civile, della Polizia Municipale, dei Carabinieri, dei Carabinieri in congedo, dell’ANA, dell’ANPI; presente solo la Croce Verde, che ringrazio. Assenti i vertici delle associazioni cittadine, l’onore della Pro Loco salvato solo dalla presenza di alcuni autorevoli soci fondatori che ringrazio: Elis Calegari e la moglie Patrizia, Dario e Renata Pidello.
Un boicottaggio ben riuscito? Forse, sicuramente un forte schiaffo dato a persone che hanno rischiato e rischiano la vita anche per la nostra libertà. Certamente si è fatto un oggettivo favore alla ‘ndrangheta perché, dal 14 giugno scorso, un casellese che volesse denunciare i mafiosi è avvisato: “Te lo dico da amico, prima cambia città”.
Il capogruppo
Dott. Endrio Milano







