Carlo Angela è stato il padre di Piero Angela e il nonno di Alberto, i divulgatori scientifici più popolari in Italia. Medico psichiatra e militante antifascista, Carlo Angela riuscì a dare un coraggioso sostegno alla causa partigiana, contribuendo a salvare molte vite. L’Ente per la Memoria della Shoah (Yad Vashem) gli attribuì l’onorificenza di “Giusto fra le nazioni”, un istituto che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, indicò i non ebrei che agirono in modo eroico, a rischio della propria vita, per salvare gente ebrea dal genocidio nazista.
Carlo Angela nacque il 9 gennaio 1875 a Olcenengo, piccolo comune del Vercellese, posizionato lungo la via Francigena.
La sua era una famiglia di contadini e la madre, Angela, morì pochi giorni dopo aver partorito lo stesso Carlo.
Questo dramma non impedì a papà Pietro di crescere i propri ragazzi (c’era un altro figlio, Lino, di quattro anni più anziano rispetto a Carlo). dando loro gli strumenti giusti per prediligere una formazione ricca e talentuosa.
Carlo Angela si iscrisse alla facoltà di Medicina a Torino, laureandosi nel 1899. Si specializzò in psichiatria, seguendo i corsi tenuti a Parigi dal luminare Joseph Babinski, colui che, tra l’altro, individuò l’atassia.
Tra le giovanili esperienze professionali di Angela va citata la missione in Congo, dove lavorò per prestare cura ad una popolazione schiavizzata da Leopoldo II re del Belgio.
A 36 anni Carlo Angela partecipò alla guerra italo-turca in qualità di ufficiale medico della Croce Rossa, incarico che proseguì anche durante la Prima Guerra Mondiale presso l’Ospedale Territoriale Emanuele III di Torino e nei presidi sanitari da campo in Trentino.
Ottenne due croci al merito e, dopo la Grande Guerra, si iscrisse al movimento “Democrazia Sociale”, un partito di estrazione liberal-progressista.
Non accettò l’ambivalenza dei suoi compagni di partito (alcuni avevano chiare posizioni di sinistra, altri simpatizzavano per Benito Mussolini), così passò ai Socialisti Riformisti.
Iniziò una collaborazione col giornale torinese “Tempi nuovi” e, sulle colonne di questa testata, Carlo Angela non esitò a denunciare quel “nefando delitto”, che fu l’uccisione di Giacomo Matteotti ad opera dei fascisti.
Venne chiamato a svolgere la professione di medico condotto a Bognanco, comune termale della Val d’Ossola, poi si trasferì nella clinica “Villa Turina Amione” specializzata nella cura delle malattie mentali, ancora oggi attiva a San Maurizio Canavese.
Qui, oltre a svolgere la propria professione di psichiatra, si adoperò, insieme ai suoi collaboratori medici e infermieri, a dare aiuto a perseguitati dal regime fascista. In particolare, dopo l’armistizio del 1943 (l’ 8 settembre) Villa Turina diventò un sicuro rifugio per coloro che erano ricercati dal cieco odio nazifascista.
Angela aiutò soldati, ebrei e partigiani, tra cui la famiglia Fitz, tra quelle più note della comunità ebraica di Casale Monferrato, che perse, ad Auschwitz, Riccardo, medico condotto della città monferrina, deportato dopo che la milizia casalese andò a casa di molti suoi pazienti a “consigliare” loro di cambiare medico di famiglia. Tra coloro che vennero salvati da Carlo Angela, che trovò l’escamotage di ricoverarli in clinica sotto mentite spoglie, troviamo anche l’avvocato torinese Massimo Ottolenghi (storico legale della nonna paterna di John, Lapo e Ginevra Elkann), il designer e pilota Mario Revelli di Beaumont e la famiglia di Renzo Segre.
Interrogato dalle camicie nere, non tradì mai la causa antifascista, per poi essere uno dei più attivi salvatori di vite umane sul territorio canavesano.
Carlo Angela fu il primo sindaco di San Maurizio Canavese del dopoguerra.
Nel 2024 lo scrittore Alessandro Q. Ferrari ha pubblicato il libro “Carlo Angela e il segreto dei matti”, che è stato presentato al recente salone internazionale del libro di Torino.
La prefazione del volume cita che, “Carlo, non è un semplice medico: è un eroe silenzioso che, sfidando le leggi fasciste, inventa diagnosi di sana pianta e falsifica documenti. Poi, insegna a ebrei, partigiani e dissidenti politici “a fare i matti”, per proteggerli dalla furia delle camicie nere e dai campi di concentramento. Anche se matti non lo sono affatto.
La sua clinica diventa così un rifugio sicuro, un baluardo di speranza in un’epoca di terrore e in- certezza. Di certo il rischio è altissimo, ogni giorno lì dentro può essere l’ultimo. Ma Carlo, anche con la complicità di suo figlio, all’epoca solo un ragazzo di tredici anni (…)”, e quel ragazzino era proprio Piero, uno dei padri dell’informazione della Rai, l’ideatore delle trasmissioni “Quark” e “Ulisse”.
Carlo Angela, medico eroe, baluardo dell’antifascismo
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