
Quando il nudo trascende dalla matericità e si veste della sola sua bellezza, ecco che il pensiero va alla pittura di Giacomo Grosso, verso sue “Le nude”. Una nuova analisi artistica approfondita con raffinatezza nella monografia “Giacomo Grosso. D’incanto e di pittura. Il corpo dipinto”, curata da Silvana Nota, con i contributi di Gian Giorgio Massara e Angelo Mistrangelo, secondo un progetto di Daniela Miron, assessore alla Promozione del territorio del comune di Cambiano.
Giacomo Grosso nacque a Cambiano nel 1860; nel 1873 l’allora Amministrazione comunale cambianese gli concesse una borsa di studio per permettergli di dedicarsi agli studi artistici che lo portarono a diventare un pittore di successo internazionale.
Frequentò l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino (allievo di Andrea Gastaldi) dove insegnò dal 1889 al 1934.
Grosso fu tra i protagonisti del “realismo borghese”; pittore fra più ricercati dalla borghesia torinese ed europea. Le sue opere furono presentate alle Esposizioni Internazionali di Milano e Venezia e nei Salon di Parigi.
La sua fama è legata alla ritrattistica, di gusto accademico, al suo armonioso equilibrio estetico; la sua tecnica pittorica è dettata da pennellate spontanee quanto rigorose, talvolta eseguite in assenza di disegni preparatori e da una tavolozza cromatica raffinata nella quale predomina la luce. Le opere di Grosso propongono per lo più soggetti femminili, rappresentati sia in abiti eleganti che in sensuali nudità. Le sue nude sono “un canto all’armonia morbida e sensuale del femminile, la cui essenza trasposta sulla tela mai oltrepassa il senso del gusto e della grazia. La sua magistrale tavolozza dalla quale prende vita quell’incarnato rosa che crea la materia […] rivelandosi totalmente avulsa da elementi deturpanti od offensivi alla dignità della donna” scrive Silvana Nota.
Il volume offre diversi spunti di lettura partendo da un’indagine sui dipinti di nudo di Grosso, esclusivamente di proprietà pubblica. Propone una breve quanto lucida analisi di nudo e nudini nella storia dell’arte “superati gli splendori del Barocco, il frivolo Settecento, i miti dominanti il Neoclassicismo, ecco timidamente ricomparire in Piemonte l’epidermide rosata di una modella in un dipinto di Lorenzo Pecheux” con l’opera Venere, datata 1782 “dallo sguardo invitante, la mano che accarezza una ciocca di capelli, la spalla svelata” scrive Gian Giorgio Massara, proseguendo con artisti che hanno rappresentato la bellezza assoluta, per giungere al secolo XX, in cui alcuni scultori “aggrediscono la materia cancellando ogni bellezza formale”. Massara cita alcuni fra i grandi nomi del Novecento, tra i quali Garelli, Alciati, Casorati, Cremona che hanno interpretato il nudo secondo il loro tempo e non seguendo canoni accademici.
Angelo Mistrangelo nel suo contributo analizza alcuni nudi di Grosso sottolineando “la misura espressiva e la mirabile resa del soggetto con l’incarnato acceso dalla luce che restituisce la sottesa energia del dialogo che intercorre tra l’immagine, l’osservatore e lo spazio circostante”. Lo spazio, la composizione, le ambientazioni di Grosso erano sempre ricche, fatte di tessuti preziosi, arazzi, tappeti; spesso le modelle posavano nel suo studio, riccamente arredato, situato al terzo piano dell’Accademia Albertina, dove dipinse sino alla sua scomparsa avvenuta nel gennaio 1938.
Elisa Casagni e Arianna Inguaggiato dell’Università degli Studi di Palermo hanno descritto le metodologie per la pulitura, il restauro conservativo della tela “Sorpresa” dipinta da Grosso nel 1926 (conservata alla GAM di Palermo), svelando particolari curiosi sulla tecnica pittorica (l’artista usava colori industriali mescolati direttamente sulla tela). Nel quadro la modella, ritratta con meticolosità quasi fotografica, si rivolge all’osservatore in modo intrigante, tra sfrontatezza e vergogna, adagiata morbidamente su un tessuto damascato scuro, lo stesso usato per la prima volta nel celeberrimo “Supremo convegno” (1895.)
Il restauro di questo dipinto è stato il motore per “Giacomo Grosso. D’incanto e di pittura. Il corpo dipinto”, uno stimolo culturale per Miron che conclude “il volume si inserisce in un progetto espressamente mirato alla valorizzazione del patrimonio artistico di Cambiano e del potenziale incremento di un importante aspetto del territorio”.







