
L’autismo è una condizione neurodivergente che si manifesta dall’infanzia. Per prima cosa bisogna chiarire cosa significa “neurodivergente”: è un termine che deriva dalle scienze sociali e indica i casi in cui lo sviluppo del sistema nervoso di una persona ha avuto un decorso differente rispetto alla normalità. Si tratta di una modalità di funzionamento neurologico e cognitivo che non per forza è una condizione da trattare, ma piuttosto da capire, e può invece portare a molti vantaggi e prospettive uniche. Le neurodivergenze comprendono, oltre agli autistici, le persone ADHD, di cui vi ho scritto lo scorso mese e le persone con un disturbo dell’apprendimento (come i dislessici, i disgrafici, i discalculici, sui quali ho approfondito invece due mesi fa).
In età infantile sono gli insegnanti, oppure i pediatri, ma anche i genitori, ad accorgersi che un bambino non affronta le varie fasi di crescita come ci si aspetterebbe, ma molte altre volte la diversità è così lieve che arriva all’attenzione solo in età adulta. Sono sempre più i ragazzi che crescendo si sentono diversi e vogliono approfondire rivolgendosi a degli specialisti per capire se sono neurodivergenti. Per cui questo termine, molto noto ai giovani, lo è meno tra le persone mature, che ne apprendono l’esistenza a volte con curiosità, a volte con scetticismo.
L’autismo (o Disturbo da Spettro Autistico, ASD) presenta differenze nell’interazione con gli altri, modelli di comportamento ripetitivi e una gamma di interessi ristretti. Gli autistici sono particolari nell’utilizzare i segnali verbali, usano meno il contatto oculare. Hanno difficoltà nel riconoscere, sentire ed esprimere le emozioni. La difficoltà a interagire può portare ad essere più isolati e, da bambini, ad essere vittime di bullismo. La scarsa capacità di improvvisare soluzioni impedisce di uscire nel breve da situazioni stressanti. Questo stato di maggiore vulnerabilità può aumentare il rischio di ansia e depressione. Gli eventi quotidiani possono essere vissuti con stress, perché si sentono spesso sovraccarichi: troppi stimoli o troppi rumori li mandano in crisi e possono metterci settimane a smaltire la pesantezza relativa ad un singolo evento. La severità e l’impatto delle caratteristiche possono variare molto, alcune persone hanno tratti marcati e difficoltà intellettive e comunicative, mentre altri hanno caratteristiche più sottili tanto che vengono riconosciute solo nell’età adulta. In molti casi non riceveranno mai una diagnosi perché il loro modo di fare non viene visto da nessuno come un problema da portare all’attenzione di uno specialista.
La particolarità degli autistici di appassionarsi ad alcuni ambiti ristretti, a essere metodici e curiosi può aiutarli a raggiungere grandi successi, tanto che è ormai dimostrato che moltissimi personaggi che hanno fatto la storia erano autistici, anche se ai loro tempi non esistevano ancora gli strumenti per diagnosticarlo!
Tra gli scienziati illustri troviamo Charles Darwin, naturalista, biologo e geologo. Darwin era una persona tranquilla, molto dedita al lavoro, aveva difficoltà nelle interazioni sociali e preferiva le comunicazioni scritte. Isaac Newton era imbarazzato nelle relazioni e gradiva l’isolamento. Indiscrezioni sostengono che anche Albert Einstein fosse autistico, ma si è molto incerti su questa possibilità, mentre era sicuramente dislessico. Tra gli artisti bisogna ricordare Michelangelo, il grande scultore e pittore. Aveva difficoltà nelle interazioni sociali e scatti d’ira: il lavoro rigoroso che si imponeva gli permetteva di avere una vita routinaria che lo tranquillizzava. Anche il mondo del cinema annovera molti autistici, a esempio Antony Hopkins, attore, noto per il suo pensiero ossessivo e la difficoltà nel mantenere amicizie, riesce però a guardare le persone con una prospettiva unica; oppure Tim Burton, regista che si concentra così intensamente sul suo lavoro da non accorgersi di cosa gli sta attorno. Nel mondo dell’informatica troviamo Bill Gates, fondatore di Microsoft, noto per evitare il contatto visivo con gli altri ed il tono di voce monotono. La grande sensibilità degli autistici rimanda ad un personaggio come la giovane Greta Thumberg, famosa per le sue battaglie ambientali. Il più attuale della carrellata, ed in questi giorni forse anche il più chiacchierato, è Elon Musk, che ha dichiarato di appartenere allo spettro autistico nel 2021.
Ora mi fermo con l’elenco, che non è per nulla esaustivo, ma i più curiosi potranno approfondire la ricerca per conto proprio. Il mio intento è solo quello di fare capire che avere un’ “etichetta” diagnostica non deve essere scoraggiante o limitante. Tutti quelli che sanno, o sospettano, di essere neurodivergenti, sappiano che possono davvero compiere grandi cose se riescono a capire quali siano i loro talenti e ad incanalare la loro energia per raggiungere gli obiettivi della vita. La cosa importante è accettare la propria diversità e saperla utilizzare in modo proficuo.







