Come funziona il meccanismo della mobilità negli Enti pubblici?
Con l’espressione “mobilità” nelle Pubbliche Amministrazioni ci si riferisce allo spostamento dei dipendenti pubblici da una sede all’altra all’interno della stessa Amministrazione – in tal caso si parla di mobilità interna – oppure da una PA ad un’altra, ossia la cosiddetta mobilità esterna.
Nel caso della mobilità interna, si verifica soltanto una modifica della sede di lavoro, ma il dipendente non cambia datore di lavoro.
In caso di mobilità esterna, invece, avviene un cambiamento del datore di lavoro, con conseguente inserimento nel ruolo di un’altra Amministrazione.
Di tali forme di mobilità possono usufruire i dipendenti pubblici, sia a livello nazionale che locale. Il meccanismo della mobilità all’interno della Pubblica Amministrazione è finalizzato a garantire la crescita professionale e l’efficiente utilizzo delle risorse umane.
Tuttavia, la possibilità di valersi della mobilità può essere condizionata da fattori specifici, come l’esperienza lavorativa o le competenze richieste per determinati ruoli. Di norma, i dettagli vengono resi noti nei bandi di mobilità pubblicati dalla Pubblica Amministrazione interessata. In genere, il trasferimento di personale da un Ente pubblico ad un altro avviene con l’obiettivo di soddisfare esigenze organizzative o di carriera. A seconda della finalità sottesa all’attivazione della mobilità, quest’ultima può essere:
– su base volontaria, quando il dipendente che è interessato a spostarsi da un’Amministrazione ad un’altra partecipa ad un bando di mobilità in entrata indetto dall’ente di destinazione;
– a compensazione, quando è previsto che ci sia un interscambio tra dipendenti provenienti da due Amministrazioni diverse;
– d’ufficio, quando il dipendente viene trasferito provvisoriamente per un periodo massimo di due anni, presso un’Amministrazione che, per esigenze organizzative o di carenze di organico, sia in grado di accoglierlo; in tale ipotesi, si tratta di un trasferimento temporaneo, spesso accompagnato da incentivi.
A disciplinare la mobilità nella Pubblica Amministrazione è il DPCM 30 novembre 2023, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 25/01/2024, che detta specificamente le regole dei processi di mobilità tra Enti pubblici. A questo, si aggiunge il Decreto PA 2025 (ossia il DL 14 Marzo 2025, n. 25, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 14/03/2025, che introduce novità a partire dal 15 marzo 2025).
In particolare, il DPCM 30 novembre 2023 mira a identificare la corrispondenza tra i livelli economici di inquadramento in base alle nuove strutture retributive, derivanti dai rinnovi contrattuali del triennio 2019-2021.
Il Decreto PA 2025 introduce nuove regole sulla mobilità dei dipendenti pubblici, imponendo alle Amministrazioni di riservare almeno il 15% delle assunzioni alla mobilità, favorendo l’immissione in ruolo di chi è in comando da almeno 12 mesi e vincolando i trasferimenti ad una valutazione positiva della performance. Se la mobilità non viene attivata entro l’anno, le facoltà assunzionali si riducono del 15% e i comandi esistenti terminano entro sei mesi.
Ogni procedura di mobilità tra Enti viene peraltro disciplinata da normative specifiche che ne regolamentano le modalità e le condizioni. Le principali che regolano la mobilità nella Pubblica Amministrazione italiana sono: la Legge n. 241/1990, il Decreto legislativo n. 165/2001 e, infine, gli accordi stipulati tra le rappresentanze sindacali e le Amministrazioni, cristallizzati nei CCNL dei vari comparti delle PA.
“Na strument che a peul giuté”
Mobilità nella Pubblica Amministrazione
Il nuovo Decreto PA 2025
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