Grazie ai successi di Sinner e compagni/compagne, il tennis italiano sta vivendo una stagione d’oro. I praticanti sono in aumento, anche nella versione più recente del padel. C’è un però, se guardiamo alla sostenibilità ambientale di questa pratica sportiva. L’aumento di praticanti fa anche lievitare il consumo di palline per i due sport, con un impatto ecologico non da poco. Una pallina da tennis, che per essere conforme agli standard internazionali deve pesare fra 56 e 59,4 grammi, è costituita da due semisfere di gomma unite e poi rivestite di feltro, entrambi materiali non biodegradabili. Negli incontri professionistici la sostituzione delle palline avviene ogni 7-9 giochi. Nelle partite amatoriali e negli allenamenti la sostituzione è meno frequente, ma comunque avviene dopo 4-6 ore di gioco. Secondo alcune stime, in Italia il consumo annuo fra tennis e padel è di 10 milioni di palline, e di 400 nel mondo. Palline esauste che vengono trattate come rifiuto indifferenziato, e quindi finiscono, quando va bene, negli inceneritori, o altrimenti in discarica, e il tempo di decomposizione in quel caso è di 400 anni. Una brutta eredità che lasciamo alle future generazioni. Una situazione chiaramente non sostenibile, e su cui occorre far qualcosa. Così ha pensato una giovane coppia di imprenditori di San Maurizio Canavese, Marco Luino ed Elisa Vercelli, entrambi appassionati di tennis. Un architetto ed un’imprenditrice tessile con la volontà di diventare parte della soluzione e non fermarsi ad una mera constatazione del problema. Abbiamo intervistato Marco, amministratore della società Reballtex appositamente creata, e che da gennaio di quest’anno ha completato la trafila burocratica per operare nel settore.
La mission di Reballtex è chiara: fare qualcosa per dare un futuro a queste palline. Quali sono state le vostre prime mosse?

Da soli si fa poco. Bisogna trovare i partner giusti. Sia sul fronte di chi produce questo rifiuto e deve pagare per smaltirlo, e cioè i circoli sportivi, sia su chi ha esperienze industriali nel recupero dei materiali. Abbiamo trovato entrambi senza bisogno di fare tanta strada da dove siamo noi, a Ceretta di San Maurizio. A Torino abbiamo incontrato la piena sintonia con Armando Calvetti, fondatore di Gpadel, primo gruppo italiano interamente dedicato al padel e che dispone di 11 circoli nel Torinese, che già da soli producono 2,8 tonnellate all’anno di palline. Con Gpadel abbiamo messo a punto dei contenitori essi stessi già espressivi del concetto di riuso ridonando nuova vita a precedenti bidoni utilizzati in aziende tessili. Questi contenitori sono appositamente personalizzati con lo slogan della campagna lanciata da GPadel powered by Reballtex “Gpadel Play Green”. Quando i contenitori sono pieni vengono svuotati in appositi cestoni in rete metallica riciclabile all’infinito. A cadenza convenuta con i clienti, prevalentemente circoli, i cestoni con le palline vengono prelevati per il trattamento.
E qui entra in gioco il vostro partner industriale, vero?

Esatto. A ritirare il materiale in base alla normativa sui rifiuti deve essere un soggetto in possesso delle necessarie autorizzazioni per la detenzione, il trasporto, lo stoccaggio e la lavorazione. Il partner che noi abbiamo trovato è un’azienda di grande esperienza, la Turin Carta, con sede e stabilimento in via Fatebenefratelli a San Maurizio, nata negli anni 50 per la carta da macero ma che da diversi anni esegue anche il servizio di recupero del PVC dalle guaine dei cavi e della gomma dagli pneumatici esausti. Un know-how prezioso per trasformare il problema delle palline in soluzioni possibili. Con i titolari di Turin Carta, Paola e Riccardo Vetere, c’è stata e continua ad esserci grande collaborazione al proposito.
Qual è stato il vostro approccio al problema della separazione prima e poi recupero dei due componenti?
Con Turin Carta abbiamo fatto diverse sperimentazioni. Il primo tentativo è stato quello di pettinare via il feltro, ma con scarsi risultati; le fibre del feltro in fase di produzione della pallina nuova sono imbevute con la stessa colla che permette di unire le due semisfere di gomma. In seguito ad una serie di sperimentazioni siamo passati alla macinazione delle palline complete, e, dopo diverse messe a punto ed accorgimenti tecnici sui macchinari, abbiamo visto che con una certa sequenza di lavorazioni tra cui anche un doppio passaggio di aspirazione, si massimizza il recupero delle fibre del feltro.
Gomma e feltro come vengono poi riutilizzati?
Turin Carta ha in produzione da tempo un pavimento riciclato ecologico realizzato con la plastica riciclata ricavata dalle guaine dei cavi ed altre plastiche eterogenee provenienti dalla raccolta differenziata: l’autobloccante PA.Ri.EK. ecologico al 100%. Con le sperimentazioni fatte assieme, abbiamo visto che si riesce ad inserire fino al 20% di gomma proveniente dalle palline nella produzione dell’autobloccante. Un altro utilizzo del macinato ricavato dalle lavorazioni su menzionate è nella produzione di manufatti in cls. Per quanto riguarda le fibre di feltro il recupero possibile che stiamo sperimentando è nella produzione di materiale isolante.
Prossimi passi della vostra società?
Senz’altro quello di allargare la rete di raccolta delle palline, tramite i contatti con altri circoli sportivi. A Torino oltre ai contatti con la Circoscrizione 3 ove opera Gpadel, anche la Circoscrizione 4 ha mostrato grande interesse nel nostro progetto e stiamo lavorando per addivenire ad una raccolta capillare sul territorio.
Nel lungo termine, se possiamo esprimere un auspicio, il nostro è quello di diventare da San Maurizio Canavese il polo di riferimento per questa attività per l’intero Nord Ovest, continuando a sperimentare ed occuparci in un prossimo futuro anche di altri rifiuti legati alla pratica sportiva.









