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Comune di Caselle Torinese
giovedì, Gennaio 15, 2026

    Un bel sogno

    SBAF 2025 è stata davvero un bel sogno. Non era Woodstock, ma Caselle è stata felicemente rapita da tre giorni di pace, amore e musica, distraendosi almeno per un po' dal clima avvelenato che troppo ci ammorba.

    L’anno scorso, di questi tempi, raccontando la prima edizione dello Street Beer Alpine Fest, commentavamo: “SBAF è stato davvero un bel segno”. A distanza di dodici mesi, guardando con soddisfazione a ciò che la nuova kermesse organizzata dal nostro Gruppo Alpini è stata e ha rappresentato, possiamo dire che SBAF 2025 è stato davvero un bel sogno.
    Non era Woodstock, ma Caselle è stata felicemente rapita da tre giorni di pace, amore e musica, distraendosi almeno per un po’ dal clima avvelenato che troppo ci ammorba.
    Rispetto al 2024, il deus ex machina del Fest, Ale Lo Ponte e Diego Carlini, unitamente al fondamentale ruolo logistico e operativo di tutte le nostre “penne nere”, avevano ipotizzato in questa tornata due baricentri: uno diffuso nelle piazze e nelle arterie cardine del nostro centro storico, un altro al Prato della Fiera, dove “ food and beverage” si fondevano all’unisono con la musica proposta da un palco che non poteva far altro che soddisfare alla grande i musicisti chiamati lì a esibirsi.
    Da favola poi l’angolo di Provenza dove la nostra Pro Loco s’è trovata ad agire: il cortile di “Katia Fiori”, prestato per l’occasione e infiorato come non mai, è stato la cornice perfetta per tre serate da stropicciarsi gli occhi.
    La cosa buona, e che lascia ben sperare per la futura terza edizione e per tutte quelle che verranno, è che SBAF è una creatura ancora perfettibile. Troppo “nicchia” il palco dietro a Palazzo Mosca? Un po’ vuoti e “scollati” alcuni tratti delle vie principali? Troppi i passi da fare avanti e indietro per cercare di non perdersi nulla? Tranquilli, Ale Lo Ponte ha già registrato tutto e si sta preparando per fare di SBAF 2026 un prodotto ancora più accattivante e capace di stupire sempre di più la Caselle “dove tanto non succede mai nulla”, essendo SBAF portatore sano di segni e di sogni, capace persino di far vivere tre giorni sereni a una città dove di brutta aria ne tira parecchia.
    E non si pensi che SBAF significhi disimpegno: tutt’altro. La creazione del virus “ virTus”, in grado di inoculare sana aggregazione e corretta propagazione del buono, ha regalato momenti e sorrisi anche ai cuori più duri. Bello davvero vedere una Caselle così: grazie SBAF!
    Una Caselle lontana dal clima avvelenato che da settimane è atterrato su Piazza Boschiassi e dintorni.
    La serata dedicata a conferire un encomio cittadino a Mauro Esposito, e che ha visto la totale assenza della più parte dei notabili casellesi, s’è trasformata in una pagina scritta male e letta peggio.
    Anche a distanza di settimane le polemiche non sia acquietano e, anzi, dopo il Consiglio Comunale dello scorso 4 di luglio, paiono rinfocolarsi a ogni tornata, tanto da lasciar trasparire qualcosa di più dell’eco d’una faida.
    Ai fatti già noti e legati al 14 giugno, v’è da aggiungere come e quanto gli interventi di Esposito e Milano in Consiglio abbiano buttato ulteriore benzina sul fuoco, col primo che ha praticamente sfidato il sindaco a rendere pubblico tutto il cartiglio processuale che, in ruoli diversi, li ha visti per troppe bocche appaiati e coinvolti, col secondo che ha denunciato, a suo dire, l’ubiquo clima omertoso che vincola troppi fatti, troppe assenze e scelte casellesi; con Marsaglia che, dopo aver rispedito al mittente tutte le sollevazioni, ha liquidato con un “non possumus” – “ Col tempo sono diventato meno cristiano e di fronte a certi coinvolgimenti personali proprio non riesco più a porgere l’altra guancia ...”-, cercando così a modo suo e a chiare lettere di spegnere l’incendio, senza remissione possibile.
    Una proposta riparatrice di commemorare a Caselle il 19 di luglio l’anniversario della morte di Paolo Borsellino ha visto l’immediato, netto rifiuto a una possibile partecipazione di Salvatore, il fratello del magistrato martire, che ha inviato un messaggio inequivocabile: “Ho letto il post; ditemi qual è la maniera migliore per far sapere al sindaco di Caselle che non gradisco una prossima commemorazione da parte della sua amministrazione, tale da poterla poi inserire nell’elenco delle sue benemerenze.
    Quello che posso dirgli è che la sera in cui il fratello di Paolo Borsellino era nel suo comune, in sala Cervi, per sostenere Mauro Esposito, lui ha preferito defilarsi, e questo mi dice tutto.”
    Il susseguente invito da parte dell’Ufficio di Segreteria casellese a usare canali di comunicazione più corretti e formali per contattare il nostro primo cittadino, più che spegnere ha rinfocolato ulteriormente.
    Morale della favola: clima più teso che mai e inquietanti tentazioni.
    Come se ne uscirà? Tranquilli, non se ne uscirà. Se qualcuno pensava che il lasciar scorrere il tempo potesse essere la cura, ormai si sarà ricreduto: c’è sale nuovo su ferite antiche e l’idea che si possa andare verso un periodo di lotta senza quartiere palese e/o sotterranea è tutt’altro che da scartare.
    Sì, tira una brutta aria, coi protagonisti che spulciano per capire da che parte stai, se sei a favore o se sei contro. E non va bene. Non va per niente bene.
    “Vedo dove devo” dice un fortunato gioco di parole, gioco di parole che dovrebbe suggerire come, per il bene di tutti noi, prima o poi ci si debba fermare, visto che “ muoia Sansone e tutti i Filistei” non è mai una grande idea, dato che equivale a un comportamento autodistruttivo. In ogni luogo martoriato di questo pianeta si invoca il ritorno urgente alle diplomazie: che sia il caso che anche Caselle provi a farne ricorso prima che sia irrimediabilmente tardi?
    La strada maestra s’è biforcata da tempo: una via propone strategie alla Marchese del Grillo, un’altra uno “scamazzo” continuo nel quale continuare a sguazzare.
    Lieti di ricordare che c’è anche un’altra Caselle, né omertosa, né prezzolata, che ama la legalità e vive nell’ammirazione di chi si è immolato e si immola pur di non voltarsi e dare spazio all’indifferenza.
    Siamo in tanti a essere così e se c’è chi non l’ha capito oppure, fraintendendo, pensa che questo possa essere l’endorsement per qualcuno o qualcosa, un “terzo uomo” da sponsorizzare o estrarre come uno coniglio dal cilindro, beh, si sbaglia e son fatti suoi visto che all’idiozia non c’è rimedio.
    SBAF ci ha di nuovo insegnato quanta voglia di produrre Caselle abbia e quanto ci sia da fare, come si possa costruire tutti insieme: non smarriamo l’insegnamento che ci viene da un sogno che è stato capace di farsi realtà.
    Se perdi la tua città, è come se perdessi tutte le altre.
    Le notti “dei cristalli” e dei “ lunghi coltelli” creano dei non-luoghi ed è proprio quello che la più parte di noi non vuole.
    Bon. E adesso lasciamoci con un “Buone vacanze”, ché le meritiamo tutte.
    Sì, i soldi e il momento sono quelli che sono e non è che si possa stare allegri, però un attimo in cui si possa stare spenti, ci sia solo aria pulita all’orizzonte ci vuole.
    Quella inquinata lasciamola a settembre, a quando, come ci ricorda Giacomo Leopardi, “tristezza e noia recheran l’ore, ed al travaglio usato ciascuno in suo pensier farà ritorno”.
    Purtroppo.

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    Elis Calegari
    Elis Calegari
    Elis Calegari è nato a Caselle Torinese il 24 dicembre del 1952. Ha contribuito a fondare " Cose Nostre", firmandolo sin dal suo primo numero, nel marzo del '72, e, coronando un sogno, diventandone direttore responsabile nel novembre del 2004. Iscritto all' Ordine dei Giornalisti dal 1989, scrive di tennis e sport da sempre. Nel corso della sua carriera giornalistica, dopo essere stato collaboratore di prestigiose testate quali “Match Ball” e “Il Tennis Italiano”, ha creato e diretto “Nuovo Tennis” e “ 0/15 Tennis Magazine”, seguendo per più di un ventennio i più importanti appuntamenti del massimo circuito tennistico mondiale: Wimbledon, Roland Garros, il torneo di Montecarlo, le ATP Finals a Francoforte, svariati match di Coppa Davis, e gli Internazionali d'Italia per molte edizioni. “ Nuovo Tennis” e la collaborazione con altra testate gli hanno offerto la possibilità di intervistare e conoscere in modo esclusivo molti dei più grandi tennisti della storia e parecchi campioni olimpionici azzurri. È tra gli autori di due fortunati libri: “ Un marciapiede per Torino” e “Il Tennis”.

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