
Balme, un sabato d’estate.
La giornata è splendida, di quelle da incorniciare e da ricordare ai posteri.
Al rifugio Cirié, ai piedi della Ciamarella, a chiusura dell’incantevole Pian della Mussa, è in programma la 18a edizione del concerto in altura dei Filarmonici di San Carlo Canavese. Musica e montagna, connubio magico.
Io e mia moglie, zaino in spalla, siamo pronti a imboccare il bellissimo sentiero natura che in meno di un’ora ci porterà al piano partendo dal paese.
Le Alpi Graie ci accolgono in un abbraccio di colori e profumi… ma il sentiero è interrotto.
Appena oltre il ponte sul torrente ci sono i cavi elettrificati di contenimento per il bestiame e una bella mandria gironzola sul tracciato, in parte pascolando in prossimità del greto del torrente.
Il cavo è posizionato in modo da poter essere spostato per il passaggio, ma chi si fida ad inoltrarsi tra la mandria?
Molti diranno che non c’è animale più pacifico di una mucca, ma forse non tutti ne hanno incontrate, come il sottoscritto, leggermente e giustamente indisposte dovendo badare ai loro vitellini. Un po’ come quando incroci un cane libero dal guinzaglio e il padrone, a cento metri di distanza ti urla di star tranquillo che non fa niente… certo, sino a ieri.
E ci fossero dei bambini? Dei ciclisti con la mountain bike?
Intanto sulla provinciale schizzano le auto che strombazzando andranno tranquillamente a parcheggiare al piano, mentre noi due, cerchiamo un improbabile escamotage per bypassare corna e zoccoli.
E dire che sarebbe stato sufficiente stendere il cavo a lato del tracciato permettendo agli escursionisti di passare e alle mucche di pascolare.
Troppo complesso “pensare” a entrambe le esigenze. Meglio mille auto in vetta e qualche timoroso camminatore a valle, eddai!
Esempio banale, certo, ma sintomatico del rapporto del territorio con il turismo. Da sempre.
E con il passare del tempo sembra che tutti, dal pastore al politico, si stiano impegnando ad allargare un solco che rischia di diventare incolmabile con un così importante settore economico.
Esempi?
Purtroppo infiniti e decisamente più destabilizzanti delle mucche pascolanti.
1. La galleria del monte Basso, tra Cafasse e Lanzo resta chiusa dal 2023 e forse, quando uscirà questo articolo, aprirà in parte per il traffico leggero, dopo aver arrecato infiniti disagi al traffico da e per le Valli dirottando il flusso veicolare della “direttissima” a Lanzo. Così, ogni fine settimana, code apocalittiche ingorgano l’entrata alle Valli. Il solo pensiero di andare in montagna per un po’ di frescura e dover passare da simili forche caudine ha portato quasi obbligatoriamente ad optare per una passeggiata in collina o a una trasferta al mare.
2. Il ponte di Villanova sullo Stura continua a essere in millenaria attesa di indagini per il suo consolidamento dopo l’ultima alluvione di aprile, e così questa bretella viaria fondamentale per la bassa valle resta impraticabile. Danni notevoli alla viabilità e pessime ricadute economiche sul territorio di Villanova-Grosso-Cafasse.
3. Il sottopasso ferroviario a Cirié, sulla strategica linea che collega Torino e l’aeroporto di Caselle con le Valli, se tutto andrà bene, vedrà l’inizio dei lavori nel 2026. Intanto, per non farsi mancare nulla, la tratta da Caselle a Ceres resterà chiusa, per lavori, tutta l’estate. Oplà! Un servizio di trasporto alternativo e invidiabile per collegare il capoluogo piemontese con l’arco alpino occidentale che langue da tempo immemore, privo di un vero rilancio soprattutto in ottica turistica.
4. E per non farci mancare nulla, anche a livello nazionale, ci ha pensato pure il comune di Groscavallo, in Val Grande, che, per aver sostenuto contro tutto e tutti (in primis il parere negativo della Regione Piemonte) il progetto per una strada pastorale nell’incontaminato e selvaggio Vallone di Sea, ha “guadagnato” la Bandiera Nera da parte di Lega Ambiente. Un progetto insostenibile anche per motivi di sicurezza che ha meritato un’inappellabile motivazione di “passatismo irremovibile e incapacità di riconoscere le valenze ambientali”.
Ecco che così, dal piccolo ma significativo disagio per l’escursionista a una più diffusa criticità strutturale, il nostro territorio sembra aver optato, in mancanza di strategie turistiche e ad una progettazione mirata, per un triste e malinconico “Turismo? No, grazie!”
Forse è proprio questa la volontà più diffusa, ma se così fosse sarebbe anche onesto, una volta per tutte, dichiararlo a chiare lettere da parte di tutti, residenti, imprenditori, commercianti e politici. Sarebbe almeno onesto.
E noi due con gli zaini?
Beh, tra un’arrampicata e qualche faticosa deviazione siamo riusciti a lasciarci alle nostre spalle le “pascolanti”. Il concerto è stato come sempre splendido e le montagne, tra le note de “La Montanara”, ci hanno regalato ancora una volta la loro bellezza, a prescindere, come sempre, dalla volontà degli umani.
Come cantavano i Nomadi:
“E catene di monti coperte di neve
Saranno confine a foreste di abeti
Mai mano d’uomo le toccherà
E solo il silenzio come un sudario si stenderà
Fra il cielo e la terra per mille secoli almeno
Ma noi non ci saremo, noi non ci saremo…”







