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Comune di Caselle Torinese
lunedì, Dicembre 8, 2025

    Una vacanza in Liguria

    Good morning Cose Nostre! Prima della chiusura delle scuole e del conseguente riversamento di rompimaroni urlanti, maleducati e chiassosi ovunque, io e la morosa abbiamo deciso di fare un piccolo giro in moto all’insegna del relax e della gastronomia, senza massacrarci troppo. Quindi nella vicina Liguria, anche se la Francia offre sicuramente di più a livello paesaggistico. Ma non culinario.
    La destinazione era quella di sempre, ovvero una piccola pensione nascosta nell’entroterra di Finale Ligure, a venti minuti a piedi dal mare (in discesa) e lontana da ogni disturbo, ovviamente umano.
    Dopo aver pranzato, si fa per dire, con dei discutibili toast in un triste bar di Calizzano che io ricordavo come una gradevole trattoria (ma tutto cambia), siamo scesi a Finale percorrendo il Colle del Melogno. Che con una moto normale è molto divertente, ma con la mia Harley è diventata una questione di sopravvivenza: facendo i numerosi tornanti in prima consumando come un Hummer e incontrando un nebbione tipo Vietnam sul Colle, sono arrivato stanco come un minatore. E con l’influenza.
    Sbrigate le formalità con la solita grande accoglienza tipica, dopo la rianimazione e una bella doccia abbiamo deciso di scendere in città a piedi, per non andare di nuovo in moto e trovare parcheggio come minimo a Ventimiglia, dato che tutti i posti erano occupati da migliaia di scooter onnipresenti.
    Nonostante la mia riluttanza a camminare, si stava bene perché il clima non era dei migliori, anzi era appena piovuto e c’era un bel fresco. E poi era tutto in discesa: si iniziava da un piccolo vicolo pedonale ricco di specialità locali come escrementi umani e animali, cartacce della pizza e bottiglie di birra vuote, per continuare con delle lunghe gradinate. Dopo un breve giro in città, eccoci pronti per il rientro.
    Nel frattempo, le nuvole se ne sono andate per lasciare il posto al sole: un feroce sole di giugno con un’afa terrificante. Dato che le previsioni non erano bellissime, mi sono portato solo indumenti pesanti. Eccomi quindi camminare con il Loden, i Moon Boots e il colbacco su queste infinite gradinate: avevo già un infarto alla prima rampa. Mi sembrava di percorrere la Via Crucis.
    Per accorciare la camminata, ricordo che da un piazzale c’era un gradevole sentiero nel bosco che raggiungeva la pensione in cinque minuti, tagliando la collina a mezza costa: ma non sapevo che il sentiero era stato abbandonato da molto tempo. Ci siamo trovati immersi nella macchia mediterranea con cinquanta gradi all’ombra, senza alcun riferimento e la pensione che a cento metri in linea d’aria ci salutava beffarda. Con le prime visioni, siamo tornati indietro rifacendo tutto il percorso arrivando in hotel come due sherpa di ritorno dall’Himalaya. Mai più. Abbiamo subito capito che prendendo un taxi dalla stazione si spendono solo dieci euro, senza impegnare ambulanze o elisoccorso.
    La cucina però è stata eccellente. Ho organizzato in alcune trattorie molto carine che conoscevo, come quella sperduta sull’Altipiano delle Manie: abbiamo cenato su un balconcino affacciato sulla valle.
    Spettacolare. Per me le cene sono la parte più importante del viaggio, per questo bisogna sceglierle con cura senza badare ai prezzi, specialmente in Liguria: per un piatto di trofie al pesto abbiamo speso venticinque euro. Per i piatti di pesce c’era un impiegato della prossima finanziaria disponibile sul posto.
    Dopo un giorno di meritato riposo, forse per abituarmi a stare sottoterra data la mia età, siamo andati a visitare le meravigliose Grotte di Toirano, a circa mezz’ora di moto sopra l’abitato di Loano.
    Già arrivando lì è uno spettacolo: sembrava di essere ai piedi delle misteriose montagne dei Carpazi. Cosa molto positiva, eravamo solo quattro persone. Ma a breve sono arrivate diverse auto preoccupanti, con famiglie e bambini: nemmeno a trecento metri sottoterra si può stare tranquilli.
    Eravamo circa quaranta persone di tutti i tipi, dai boomers come me ai ragazzini. C’era persino un tipo con un lattante nello zaino, e ogni volta che si chinava nei passaggi stretti il pupo batteva una testata: non credo sia arrivato vivo all’uscita, ma almeno non ha dato fastidio. Ma come si fa a portare un lattante in un sito del genere? Il solito egoismo dei genitori moderni che non rinunciano a niente.
    Ovviamente non poteva mancare la signora che a ogni sosta faceva mille domande alla guida, prolungando così la gita da cinquanta minuti a sei ore: è stata segretamente buttata in uno scuro e profondo dirupo con il tacito accordo di tutta la comitiva. Nessuno si è accorto della sua sparizione.
    Immancabili i patiti dei selfie: una coppia di fidanzatini del Mulino Bianco ogni due secondi doveva fermare tutti per la foto con la stalagmite, sotto la stalattite, con le ossa dell’orso delle caverne, con i resti del “truzzus caverniculus” e i suoi pantaloni a zampa di mammuth e infine con il baratro alle spalle. Per fortuna ero lì vicino, e questa è stata la loro ultima fotografia.
    Le grotte comunque sono molto suggestive e incutono una certa paura: alcuni all’uscita hanno baciato il terreno, per essere scampati da chissà quale antico mostro nascosto nelle viscere della montagna.
    Come il mostro che ho incontrato nel ritorno in hotel: la famigerata e vetusta S.S.1 Aurelia. Un serpentone di auto e camion roventi sempre fermo a causa di code, lavori e incidenti, con scooter che sbucano da ogni dove. Un bel ritorno alla realtà. La vacanza è finita in bellezza a causa di una scena molto romantica: eravamo a cena, e vicino a noi c’era una elegante coppia anziana. Lei ha preso un brodino e lui una bistecca. Poi lei ha preso una bistecca e lui un brodino: avevano una dentiera sola.
    Bear

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