
Mi incuriosiva sapere chi avrebbe potuto mettere mano al cellulare e spendere cinquanta centesimi per votare i brani dell’ Eurovision 2025 e nella tarda serata dare la preferenza alla finlandese Erika Vikman con Ich Komme oppure alla polacca Justyna Steczkowska con Gaja; allo stesso modo sorprende quanto ci si scanni (naturalmente online) sulla vera ricetta della carbonara, o ancora il perché della partecipazione e delle interminabili code a Milano e non solo per l’acquisto del pupazzo (orrendo) La bubu, a qualunque prezzo.
Nemmeno ai concerti del grande Vasco.
Partecipiamo ad avvenimenti e temi abbastanza discutibili in percentuale bulgara, voto su Sanremo compreso o quale sia il miglior C.T. per una Nazionale ridotta talmente male da impedirne il riconoscimento anche utilizzando il DNA.
La partecipazione cantata dal buon Giorgio Gaber è stata senza dubbio fraintesa, ridotta alla discussione se prendere tutti pizza o farinata.
E siamo ad oggi: mentre scrivo sto leggendo la percentuale dell’affluenza alle urne per il referendum appena concluso e mi mancano le parole. Il “sì” avrebbe vinto a mani basse sui quesiti delle cinque schede; il problema è la percentuale di votanti, così bassa che nemmeno Amadeus da quando ha lasciato la RAI è andato così male.
30%. Più o meno siamo lì.
Praticamente un niente. I politici facenti parte dell’attuale governo hanno esortato gli Italiani ad andare al mare, a boicottare il referendum; torneranno a chiedere l’esatto contrario in campagna elettorale perché è il nuovo corso: se così non fosse non ci troveremmo questi personaggi al potere.
Ma torniamo al referendum o meglio al voto, un’azione, un diritto che ormai viene sempre più snobbato e considerato una vera seccatura, inutile.
Questo è il vero problema.
Non voglio scomodare chi in passato ha dato tutto, vita compresa per poter arrivare alla più libera e democratica delle espressioni, ma parliamo terra terra e partiamo dal quorum che chiede per validare la tornata il 50% più 1.
Penso a quel 70% che irride chi va al voto, ne abbiamo già parlato, che giudica tutto inutile, “tanto fanno ciò che vogliono”, o perché sia un costo ritenuto inutile, ma allora perché non siamo corsi in massa a mettere qualche croce in cabina, giusto per dare un senso a questi soldi pubblici? I quesiti potevano anche apparire banali e in un Paese evoluto non ci sarebbe bisogno di chiedere ai cittadini cose che dovrebbero essere scontate, ma siamo qui, e allora forse i seggi sono stati aperti nel momento sbagliato? Fine della scuola? Voglia di mare? Il caldo di questi giorni?
Oppure l’ormai dilagante e tracimante mancanza di senso civico, di appartenenza ad una comunità?
Mi sono scontrato con persone, giovani, che sono sprofondate nelle proprie convinzioni e non solo non considerano le necessità altrui ma in fondo nemmeno le proprie, come se il mondo del lavoro fosse un posto nel quale non si viene licenziati, e nel caso si è garantiti, tutelati in caso di infortunio e dove la precarietà non è la norma.
Non reggo più il solito mantra della disaffezione alla politica, al “sono tutti uguali”, al tanto cambia nulla.
Vero, forse è anche così, ma allora perché non provarci.
Non parliamo dei voti ai politici perché purtroppo in tanti preferiscono un Bandecchi come sindaco, un bullo da discoteca, forse ne sentono la somiglianza, l’affinità culturale, ma limitiamoci ai diritti sul lavoro: avrebbe almeno potuto essere un inizio, certo disillusi ma almeno avremmo esercitato un gesto semplice e importante. E invece tutto viene visto inutile, lontano e che non ci riguarda, stupido addirittura.
Vero il denaro per questo giro risulti letteralmente buttato, ma saremmo dovuti essere noi a far sì che non lo fosse, invece da oggi in poi vedremo coloro che governano prendere per i fondelli chi ha partecipato, dimenticando volutamente che amministrano con una percentuale bassa rispetto a coloro che hanno diritto al voto, e che sono lì grazie all’ormai folto partito dell’astensione.
Il quorum appare superato: coloro che lo idearono hanno posto una soglia del 50%; forse a loro pareva già una percentuale minima, magari lontana dalla realtà.
All’epoca sicuramente non avrebbero potuto prevedere che il più democratico dei modi di esprimersi sarebbe stato buttato nella spazzatura.
Continuiamo a farci del male
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