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sabato, Marzo 14, 2026

    Il bullismo: bulli e bullizzati

    Il bullismo è un complicato gioco tra vittime e carnefici, ognuno con una propria storia infelice alle spalle. Il fenomeno riguarda persone di ogni generazione e non solo ragazzi frequentanti la scuola, ma qui farò riferimento a questa fascia di età per semplicità. Le persone coinvolte possono essere molte e sono bloccate in meccanismi patologici che durano per anni e anni, creando circoli viziosi senza fine.

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    Il bullismo prevede la presenza di un autore prevaricante, che è più forte dal punto di vista fisico, oppure psicologico, rispetto alla sua vittima.

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    I modi per fare del male sono i più fantasiosi: c’è il bullismo verbale, volto ad offendere o mettere in imbarazzo la vittima, ed il bullismo fisico, che ha l’obiettivo di danneggiare la vittima oppure i suoi oggetti. C’è il bullismo indiretto, che consiste nel diffondere calunnie sulla vittima fino ad isolarlo dal gruppo. Quest’ultima forma è la più difficile da rilevare ma anche la più grave perché, specie in adolescenza, priva la persona del proprio contesto sociale, con devastanti ripercussioni dal punto di vista psicologico. Ultimamente si sta diffondendo sempre più il cyberbullismo ovvero il bullismo fatto con i mezzi tecnologici, tendenzialmente attraverso i social media.

    Il bullo può agire da solo, oppure essere un leader che riunisce attorno a sé dei gregari. In quest’ultimo caso si assiste ad una organizzazione più complessa, dove il leader è la mente mentre i suoi collaboratori sono il braccio delle aggressioni e partecipano sotto la guida del loro leader. Ci sono poi i sostenitori, che incitano gli atti aggressivi, fanno il tifo, ridono, magari filmano, ma in pratica non torcono un capello a nessuno. Il comportamento aggressivo è ripetuto nei mesi e negli anni, non si tratta di un singolo episodio. Inoltre, il tutto avviene in modo intenzionale: il bullo vuole infastidire e danneggiare.

    La vittima può reagire in modi differenti a ciò che gli sta accadendo. La vittima passiva subisce e basta, non fa nulla per provocare e non sa come difendersi, a volte neppure ci prova. Al contrario, la vittima provocatrice si va a cercare i problemi: istiga il suo aggressore fino a farlo reagire. In quest’ultimo caso si tratta di bambini e ragazzi che pretendono un rapporto esclusivo con un compagno e fanno sentire l’altro sotto pressione, tendono a fare dispetti o muovere accuse fino a far sì che alcuni reagiscano con atti di bullismo. Infine, c’è la vittima-bullo: il bambino che magari a scuola viene aggredito e poi a casa fa il prepotente con il fratellino. In questi casi, il genitore potrebbe essere molto sorpreso di apprendere che il figlio è uno che subisce, perché a casa mostra di essere tutt’altro! Bisogna quindi tenere presente che esistono strani meccanismi mentali per cui le vittime diventano carnefici: in barba alla credenza secondo cui se uno ha sofferto non vorrebbe mai che la stessa cosa capitasse a qualcun altro..

    Tra gli attori, ci sono anche gli astanti, quelli che di fatto non fanno nulla ma facendo parte di un contesto sociale si trovano lì: vedono, sentono, assorbono e patiscono ciò che accade. Gli astanti sono spettatori, e possono essere neutrali, ovvero continuare a farsi i fatti propri, magari pensando “me ne sto buono buono perché se la potrebbero prendere pure con me!”, oppure ci sono gli spettatori difensori della vittima, cioè quelli che non centrano nulla ma si prendono a cuore la faccenda con tutti i rischi che questo comporta.

    Che tipo di personalità c’è dietro un fenomeno così complesso come il bullismo? Sia vittime che carnefici hanno una bassa autostima, ma i bulli lo mascherano con la loro corazza di prepotenza, hanno capito che solo con il sopruso si può essere rispettati. Sia i bulli che i bullizzati hanno alle spalle molti traumi che ne hanno danneggiato la crescita e che fanno sembrare “naturale” che ci siano certi comportamenti, sia nel caso in cui uno li subisca oppure li attui. C’è però un’eccezione sempre più diffusa: ci sono delle vittime che non hanno mai avuto traumi, sono cresciuti in famiglie adeguate ma appartengono a delle minoranze. Purtroppo, essere diversi dalla norma può rendere più soggetti a essere bullizzati, come se si trattasse di avere una predisposizione per le malattie. Chi è diverso dalla massa per religione, etnia, genere sessuale, oppure ha gusti differenti nella musica, fa sport di nicchia, si veste in modo originale, è troppo bravo a scuola, è a rischio! Sembrerebbe che essere omologati alla massa renda mimetici e quindi protetti dall’aggressività altrui.

    Sia i bulli che i bullizzati hanno alle spalle esperienze traumatiche che li hanno cambiati. Certe volte, riuscire ad aprire gli occhi e rendersi conto di essere dei bulli è shoccante, tanto che, vi assicuro, ci sono dei bulli che arrivano in terapia perché vogliono smetterla, sono sconvolti dal male che hanno fatto e sono tormentati dal senso di colpa e dal terrore di potere di nuovo ricascarci.

    Www.psicoborgaro.it

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