
Ogni anno, senza bisogno di orologi, arriva quel momento sospeso. Il caldo entra piano, le finestre delle classi restano aperte, nei corridoi riecheggia l’ultima campanella e nell’aria si mescolano stanchezza e libertà imminente. Ed è lì che capisci che non è solo la scuola a finire, ma qualcos’altro, più grande. Richard Linklater con il suo film cult “Dazed and Confused”, da noi “La vita è un sogno”, racconta esattamente questa sensazione. Non un evento o una storia precisa, ma un sentimento collettivo universale che risuona dentro ognuno di noi. Il film è ambientato nell’America del 1976, esattamente nell’ultimo giorno di scuola, ma in realtà è come se fosse in un ovunque e in un sempre, non un luogo e un tempo determinato. In ogni paese, in ogni quartiere, in ogni gruppo di amici che esce per l’ultima volta prima che ognuno prenda la propria strada. Questo è proprio il motivo per cui vorrei consigliarvelo, perché non è solo un film da guardare con attenzione narrativa per ammirare i colori e le riprese, ma un film tutto da respirare. Come si respira una sera d’estate, sentendo la musica che arriva da una macchina parcheggiata che accompagna le risate di tutte le persone che si perdono nei vialetti. Quando ho visto per la prima volta questo film ho avuto la sensazione che mi riguardasse, anche se non ho vissuto l’esperienza della maturità classica, avendola datata durante la pandemia. Eppure “Dazed and Confused” è riuscito a farmi sentire parte di quel passaggio come se lo stessi vivendo anch’io, regalandomi con delicatezza, l’eco delle notti d’estate tra amici, gli abbracci e le feste. Ha parlato a me come una ragazza confusa davanti a mille possibilità con tanti sogni e nessuna direzione in mente. Ogni volta che lo riguardo mi sento esattamente come in quel momento, dove tutto mi sembrava possibile e nonostante il momento di insicurezza generale, la vita sembrava meno urgente. Nel film si può trovare di tutto: i rituali di passaggio tra ragazzi, la paura del futuro mascherata da arroganza, l’euforia e le prime sfide contro le aspettative del mondo degli adulti. Ma soprattutto la comprensione, senza limiti e senza aspettative. Linklater infatti guarda i suoi personaggi con gli occhi buoni, non li giudica e non li piega ad una morale da rispettare ma li lascia vivere. Ed è proprio questo che rende “Dazed and Confused” un film così speciale. Quindi, chi sta finendo le superiori in questi giorni e ha appena affrontato l’orale, può trovare in questo film una specie di specchio o comunque un piccolo promemoria: va tutto bene, non devi sapere tutto adesso e va bene non avere un piano. A volte anche se il momento sembra un mare in tempesta bisogna saper apprezzare l’idea di galleggiare un po’ nel caos, perché forse è tutto quello che ti serve per salvarti da questo naufragio. Invece per chi come me ha già attraversato questo rito di passaggio, il film è come una carezza, un ricordo e un invito a tornare indietro per un attimo. Non per rimpiangere i vecchi momenti passati o quello che potevano essere, ma un modo per riconnettersi a quella parte di noi che è rimasta in quel momento che ora ci sembra sciocco, ma che in quell’istante era tutto. “Dazed and Confused” ti ridà quella sensazione di libertà che sa di incoscienza e di paura di crescere. Una malinconia buona che ti riporta indietro, anche solo per un po’. Perché tutti, almeno una volta, siamo stati in bilico tra il non sapere e il volere tutto.
Libertà, sogni e confusione
Un film che sa dell’estate dopo la maturità
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