Arnaldo Pomodoro
“Spirale aperta”, 1997-98
Immagine Wikimedia Commons
Le opere di Arnaldo Pomodoro risuonano nell’immaginario della collettività e risvegliano moti inconsci quali la curiosità verso l’ignoto oppure il contrasto fra apparenza esteriore e tensioni dell’animo, mentre attingono a un linguaggio che richiama valenze universali.
L’artista, al termine di un percorso professionale di straordinaria durata si è spento il 22 giugno, nel giorno in cui avrebbe compiuto 99 anni, dopo aver esposto le sue creazioni in tutto il mondo, aver ricevuto rinomati riconoscimenti ed essere stato nominato socio onorario da varie istituzioni italiane ed estere; numerosi film e documentari sono inoltre dedicati alla figura dell’autore.
Cresciuto fra Romagna e Marche, Pomodoro si diploma geometra; frequenta quindi, insieme al fratello minore Gio’, l’Istituto d’arte a Pesaro e utilizza la tecnica di fusione in negativo su osso di seppia per foggiare i primi gioielli (metodo che rimarrà quale “impronta” nella sua produzione artistica). Lo scultore s’interessa altresì di scenografia, realizza scene e costumi per il teatro e viene in contatto con intellettuali e architetti dell’area milanese (a Milano nel 1954 fonderà lo studio); al contempo progetta alcune abitazioni.
L’autore continuerà durante l’intera vita a creare monili, opere grafiche di piccole e grandi dimensioni attraverso molteplici tecniche, oggetti d’arte applicata e design, libri d’arte in collaborazione con scrittori e poeti e manterrà sempre la passione per la scenografia, curando gli allestimenti per importanti rappresentazioni teatrali (il tema fu approfondito nella mostra “Il teatro scolpito” a Palazzo Reale di Torino nel 2012).
A Pietrarubbia (PU), il Maestro istituirà il Centro TAM (Trattamento Artistico dei Metalli), scuola di perfezionamento per scultura, gioiello e design (1990); concepita dall’autore sarà inoltre la nuova organizzazione spaziale della Sala d’Armi del Museo milanese Poldi Pezzoli (2000).
A Milano, Arnaldo incontra negli anni Cinquanta artisti internazionali e inizia a esporre sculture; durante un viaggio (1959) al MoMA di New York viene “folgorato” dalla sala dedicata a Brancusi.
I fratelli Pomodoro si uniscono al gruppo “Continuità” (Consagra, Dorazio, Novelli, Perilli, Turcato, Bemporad e Fontana, promossi in Italia e all’estero da Giulio Carlo Argan e Guido Ballo), quindi nell’immaginario di Arnaldo trovano spazio le superfici curve e, ispirato da un calendario azteco, l’autore plasma la prima opera a tuttotondo, “La ruota”.
“Colonna del viaggiatore” segna invece la transizione a bronzee, tridimensionali figure geometriche.
Nel 1963 viene realizzata “Sfera n. 1”, acquisita dal MoMA. Scrive Pomodoro: “le sfere sono prima di tutto forme perfette e magiche, che io spacco allo scopo di rintracciare e infine di scoprire i fermenti interni che contengono, misteriosi e vivi, mostruosi e puri”.
Il passaggio a maggiori dimensioni avviene però nel 1967 con “Sfera grande”, commissionata dal Ministero degli Affari Esteri per il tetto del padiglione italiano dell’Expo a Montreal e attualmente collocata a Roma di fronte alla Farnesina; un ulteriore esemplare si trova sul lungomare di Pesaro.
Arnaldo Pomodoro collabora altresì con riviste di critica e avanguardia e viene invitato, in veste di docente, dalle Università di Stanford, Berkley e dal Mills College di Oakland.
Nel 1968 nasce “Grande disco” ma l’anno successivo s’inaugura l’opera “Una battaglia: per i partigiani”, in ricordo della Resistenza, situata nel Famedio dei Partigiani del Cimitero di San Cataldo a Modena.
Si susseguono richieste da importanti gruppi industriali e bancari in tutto il mondo, per impreziosire sedi aziendali e per creare oggetti d’arte celebrativi.
L’opera “Sfera con sfera” (1981), che assicura all’autore il “Gran Premio Henry Moore” del giapponese Hakone Open-Air Museum e che entra nella collezione del museo, diviene un’icona i cui esemplari, di vario diametro, vengono acquisiti da enti quali Principato di Monaco (1987), Musei Vaticani (Cortile della Pigna, 1990), Città di Tokyo (1994), American Republic Insurance Co. (1999).
Nel 1996, in occasione del 50° anniversario dell’istituzione dell’ONU, l’opera viene donata dall’Italia e collocata nel piazzale delle Nazioni Unite a New York.
La scultura “Disco solare” viene invece offerta in dono dalla Presidenza del Consiglio italiano nel 1989 all’Unione Sovietica e si trova al Museo d’Arte Contemporanea di Mosca.
Apprezzato da numerosi enti privati e pubblici è altresì “Disco in forma di rosa del deserto”.
Ideate da Pomodoro sono infine la Croce e l’altare principale per la nuova aula liturgica di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, la scultura “Freccia” nella sede dell’UNESCO a Parigi e la cantina progettata per la Famiglia Lunelli a Bevagna (PG), intitolata “Carapace” (2012).
Due opere pubbliche dell’artista si possono ammirare a Torino e in Canavese. Il bronzeo “Cuneo con frecce” (2007), commissionato dalla SMAT (Società Metropolitana Acque Torino), si erge all’ingresso della sede aziendale di Corso XI Febbraio mentre l’“Arco-in-cielo”, di altezza 5 metri e larghezza 10, installato a Castellamonte (Piazza Martiri della Libertà) nel 1995, fu realizzato dal laboratorio Perino nel tipico “cotto greificato” locale; una seconda versione dell’arco è presente a Lacco Ameno, Ischia.
Il “Labirinto” (Via Solari 35, Milano), nato nel 1995 e sviluppato progressivamente fino al 2011, è infine un’opera percorribile ampia 180 metri quadrati, ispirata all’Epopea di Gilgamesh, che riassume il cammino artistico dell’autore dall’elaborazione della scrittura cuneiforme alle dimensioni scenica e architetturale. “Il labirinto è la nostra vita, è nel cercare. Per cui finisce… quando ce ne siamo andati” (A.Pomodoro).
Sebbene il Maestro si sia congedato da noi, il suo lascito artistico ci accompagna, nella scoperta di ciò che si nasconde dietro i riverberi dell’apparenza e fra gli intagli delle nostre profondità interiori.

Arnaldo Pomodoro
“Grande portale Marco Polo”, 1988-2008
Tra le esposizioni: Castellamonte (1995), Torino (2012)
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