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venerdì, Gennaio 23, 2026

    Sergio Sartorelli, il papà alessandrino della “Fiat 126” e della “Ritmo”

    Inizio degli Anni ’60, l’Italia è entrata nel vivo del cosiddetto boom economico, l’automobile sta diventando un bene di consumo di massa e la città di Torino si riempie di veicoli provenienti dalle catene di montaggio della Fiat.
    La carrozzeria torinese Ghia crea accattivanti e colorate auto che vengono denominate “spiaggine” Jolly. Sono delle produzioni fuoriserie che partono dalla base delle piccole utilitarie della Fiat. Ma il target di chi se le può permettere (visti i prezzi) sono i vip e i ricchi imprenditori, con il vezzo di godersi i paesaggi della più esclusive località marittime a bordo di utilitarie a cui viene tolto il tettuccio, i cui i sedili sono sostituiti da sedie da spiaggia e le carrozzerie sono addobbate con i colori più sgargianti. Una di queste fuoriserie era la Fiat 600 Jolly Ghia, e venne disegnata dall’ingegner Sergio Sartorelli.
    Sartorelli è stato protagonista indiscusso del primato della scuola italiana nel design automobilistico durante gli Anni ’60, diede lustro all’ufficio stile della Fiat e, proprio per la casa torinese, creò la Ritmo.
    La vena creativa di Sergio Sartorelli partì da Alessandria, comune dove l’ingegnere meccanico nacque nel 1928. Sin da bambino, nella città tra Tanaro e Bormida, Sartorelli rimase affascinato da tutto ciò che si muoveva su almeno due ruote. Già allora disegnava modellini di auto e mezzi militari, che costruiva in miniatura con il legno. La sua vena creativa esplose tra gli Anni ’40 e i ’50, quando al Politecnico di Torino prese a studiare ingegneria meccanica.
    Attorno ai vent’anni partì per il servizio militare, proprio a Torino, diventata nel frattempo la sua città d’adozione e, in questo periodo, entrò in contatto con la carrozzeria Boano; per questa azienda progettò automobili che vennero subito apprezzate a livello nazionale e internazionale.
    Non dimenticò però la propria città, infatti ad Alessandria intraprese una collaborazione con la carrozzeria Pasino: questa società, nata nel centro di Alessandria, poi trasferita sulla strada per Solero, comprava auto e furgoni dalla Fiat e li trasformava per adattarli alle mille esigenze di aziende e famiglie e Sartorelli divenne uno dei “creativi”, occupandosi delle scelte di design.
    Arrivò il 1956 e il nostro ingegnere entrò nella società Ghia-Monviso di Torino: stavano cambiando le condizioni di lavoro delle tradizionali aziende di carrozzeria. Le grandi case automobilistiche spostarono la produzione di auto fuoriserie ai più piccoli carrozzieri e in questo modo l’industria automobilistica italiana poté offrire coupé e spider sportive e “lussuriose”, le cui limitate possibilità di vendita non permisero la produzione in serie.
    Il nostro Sergio Sartorelli entrò proprio in questo contesto, diventandone uno dei più affermati designer. Progettò le carrozzerie di auto che ancora oggi sono ricordate, anche dai non addetti ai lavori: il Maggiolino 1.2 della Volkswagen, le Fiat 1100 Coupé, Cabriolet e Giardinetta, la Limousine della Ghia, la Ghia Selene, la Fiat 2.3 Coupé, la Maserati 5000 GT, la Spider della Ford, la Fiat 126 e, nel 1978, creò la sostituta naturale della 128, ovvero la Ritmo, forse la prima auto che cercò di far coesistere comfort con praticità nel traffico. Per dirla tutta, il sodalizio che si occupò dell’estetica di questo modello (che, prima di entrare nel mercato venne chiamato 138, come evoluzione della 128) era costituito anche dal designer lombardo Walter de Silva.
    Quella di Sartorelli era una passione (nonché una professionalità) che abbinava innovazione estetica, comfort, praticità e uno stile riconoscibile anche a distanza di anni.
    L’ingegnere alessandrino si cimentò in progetti di carrozzeria dalle più svariate interpretazioni, alcuni dei quali sembrano arrivati da qualche film di fantascienza degli Anni ’70. A proposito, la macchina più strana progettata da Sartorelli fu la Osi Bisiluro, costituita da due “siluri” collegati tra loro. Era stata creata per sfruttarne l’aerodinamicità alla 24 ore di Le Mans.
    Tornando alle automobili più “normali”, fu l’ideatore della 126 della Fiat, che abbinava uno stile moderno (per gli Anni ’70) dalla manovra maneggevole, ma anche della Fiat Regata che, nel 1983, era stata creata per proporre una prospettiva quasi esotica al concetto di vettura, che si rifaceva alle “regate” dell’imbarcazione Azzurra.
    Sergio Sartorelli si spense a Torino nel 2009, all’età di 81 anni.

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