È noto che qualsiasi località, per quanto mediocre possa essere, se reclamizzata dagli influencer, diventi subito oggetto di turismo di massa. Ciò, almeno per il sottoscritto, è attraente quanto una passeggiata nel deserto sotto un sole a picco, senza cappello, ombrello ed acqua.
Questo sicuramente è il caso di Rasiglia, un piccolissimo e incantevole borgo medievale rannicchiato a 650 metri di altezza nella valle del Menotre, là dove l’Umbria lambisce le Marche. Definito “la piccola Venezia dell’Umbria”, Rasiglia è tutta costruita attorno a piccoli canali di acqua limpida e fredda e questo ha permesso nei secoli lo sviluppo di numerose attività di tessitura con i telai meccanici – alcuni ancora visibili e funzionanti – mossi dall’energia idraulica.
Ho avuto modo di visitare questo incantevole micro-paesino in un giovedì mattina di giugno dopo che diverse persone, guide turistiche incluse, mi avevano fermamente sconsigliato di andarci durante qualsiasi fine settimana. Pur essendoci molti turisti, la visita è stata comunque piacevole. I pochi residenti del posto hanno confermato che nei week end non si riesce neanche a camminare con le difficoltà immaginabili per chi nel paese ci vive e ci lavora.
Non essendo, né volendo essere un influencer, non ho quindi nessuna remora a parlarvi di un altro “piccolo” gioiello che abbiamo qui a portata di mano: il Vallone d’Ovarda, situato nel versante orografico sinistro della Stura di Viù, a nord-ovest di Lemie. In teoria si potrebbe lasciare l’auto nel parcheggio della bella chiesetta di San Bartolomeo (1.377 mt), ma recenti frane, fanno lasciare la macchina alla frazione sottostante degli Inversigni (1.236 mt).
Superata San Bartolomeo, dopo poco, si esce dal bosco e il vallone si apre alla vista regalando un panorama di una bellezza rara sopra il quale svetta in tutta la sua cruda bellezza la Torre d’Ovarda (3.075 mt) che, quotata come alpinistica di grado F, richiede una buona esperienza e soprattutto delle guide o degli accompagnatori esperti che sappiano dove passare per non trovarsi poi in situazioni pericolose dove non è più possibile proseguire. Per i più “tranquilli” il vallone regala molteplici altre cime e punti di interesse come il bel monte Tumolera (1.987 mt), o anche più semplicemente salire fino al bellissimo colle di Croce Fiorita e da lì proseguire facilmente fino alla punta omonima (2.465 mt). Interessante una piccola croce in ferro che commemora la morte di un pastorello di 12 anni che fu “rappito dal fulmine” nel lontano luglio del 1924.
Per chi ama avere come meta uno specchio d’acqua sul quale si riflettono le cime circostanti e nel quale ci si possono rinfrescare i piedi, il Vallone d’Ovarda offre anche numerosi laghetti, alcuni dei quali raggiungibili senza difficoltà particolari. Questi laghi si aprono su di un ambiente d’una bellezza selvaggia e incontaminata, caratteristica propria di tutto il vallone. Mete che sicuramente regaleranno ampie soddisfazioni agli amanti del genere sono il lago Grande, il lago Piccolo (2.152 mt) e il lago Blu (2.209 mt). Insomma, tra colli, cime e laghi questo bellissimo vallone presenta un menù in grado di giustificare numerose escursioni.
Chiudo con un ultimo commento riguardo ai pericoli del turismo di massa. Avevo già accennato al fatto che le nostre Alpi (essenzialmente le Graie, ma in genere tutte le Alpi Occidentali) sono ben lungi dagli affollamenti tipici delle Dolomiti. Infine, fattore chiave, il turismo di massa è un pericolo per tutti i luoghi che si possono comodamente raggiungere in auto o con la teleferica. La dove è richiesta un po’ di fatica solo relativamente pochi arrivano. Ma dove si fatica, provare per credere, ne vale veramente la pena.
Un gioiello nascosto, il Vallone d’Ovarda
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