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venerdì, Marzo 6, 2026

    Alpinismo e Resistenza

    A cura dell' ANPI, Sergio Giuntini a presentato al Cem un libro molto interessante

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    Giusy Chieregatti, presidente della sezione ANPI di Caselle e Mappano con l’autore Sergio Giuntini e il direttore di Cose Nostre Elis Calegari

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    Sabato 6 settembre, presso la Sala Incontri del CEM, la sezione ANPI di Caselle-Mappano “ Santina Gregoris”, in collaborazione con l’Unitre casellese e il locale Centro Incontro, ha organizzato la presentazione del libro:” Alpinismo e Resistenza” di Sergio Giuntini. L’autore, nato a Milano nel 1956, è tra i maggiori storici dello sport italiani. Ha insegnato Storia dello Sport all’Università Statale di Milano , è stato ricercatore alla facoltà romana di Tor Vergata ed è presidente d’una sezione ANPI nell’hinterland milanese. È autore di numerosi saggi che hanno come protagonista lo sport azzurro. Giuntini ha dialogato col giornalista e direttore responsabile di Cose Nostre, Elis Calegari.

    “Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la Costituzione, andate sulle montagne”. È tenendo a mente Piero Calamandrei che Sergio Giuntini ha pensato e scritto il volume: “Alpinismo e resistenza. Storie partigiane d’alta quota”. Un invito a guardare la montagna con occhi nuovi. Non solo come luogo di escursione o sport, ma come teatro della memoria collettiva, lì dove la lotta si è fatta concreta, dove le comunità locali-contadini, allevatori, guide – hanno resistito accanto ai combattenti. Diciotto storie di alpinisti più o meno noti di cui l’autore fornisce un breve ritratto, raccontandone la vicenda personale da cui maturò la scelta di “salire in montagna “non più per divertimento ma per dovere morale. Queste microstorie partigiane-alpinistiche, ci mostrano come l’etica della montagna – fatta di solidarietà, resistenza e libertà- si sia naturalmente tradotta in scelta politica. Nel libro emerge la passione sportiva (non prettamente alpinistica) di Giuntini, presidente della Società Italiana di Storia dello Sport e già autore di diversi saggi. Oltre allo sport ha sicuramente a cuore la storia, non nasconde, infatti, l’aderenza ai valori della Resistenza. Sono trascorsi 80 anni. Tanti ma mai troppi. Eppure, viviamo anni di profondo revisionismo che ci spinge a interrogarci sul presente: chi siamo, in che Paese viviamo, di quale salute gode la nostra democrazia? È un esercizio molto difficile per gli Italiani fare i conti col proprio passato, sempre meno recente, ma in fondo radicato nel patrimonio delle conoscenze comuni alle generazioni più mature. Piano piano la memoria si assottiglia e il 25 Aprile è diventato un giorno quasi scomodo. Winston Churchill sosteneva che gli Italiani fossero 90 milioni: 45 milioni di fascisti sino al 25 aprile e 45 milioni dopo il 25 aprile senza passare mai da alcuna Norimberga. Molte sono le chiavi di lettura del libro ”quella che coglie l’intensa connessione tra alpinismo e lotta partigiana risulta senza dubbio tra le più coinvolgenti. “È sulle montagne che è nata la Resistenza italiana al nazi-fascismo dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943. Appartiene all’arco alpino la maggioranza degli uomini e donne descritte, perché ci sono nati o perché ci hanno realizzato grandi salite. Ci sono Riccardo Cassin che scalava le pareti impossibili d’Europa prima di guidare la Resistenza. Tita Piaz soprannominato “il Diavolo delle Dolomiti” che finì in carcere due volte. Cesare Maestri che pagò cara la sua lotta antifascista, nel 1954, infatti, non gli fu concesso, di partecipare alla conquista del K2. Poi personaggi come Primo Levi, Renato Chabod, Dante Livio Bianco, Massimo Mila. Non può mancare Luigi Meneghello ma ci sono anche Giorgio Bocca e Gianni Brera che con le montagne non ebbe molto cui spartire, non fosse per aver militato nella Resistenza ossolana. Non manca la citazione, doverosa dell’impegno delle donne, alcune vere campionesse sportive: Maria Assunta Lorenzoni, Rita Rosani, Giovanna Zangrandi che divennero staffette partigiane. Tanti nomi, tanto coraggio, tanta sofferenza patirono tutti ma per tutti vale quanto dichiarò Cassin.” Non ci sentivamo eroi ma solo uomini liberi che, finalmente, potevano tornare a essere alpinisti”.

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