“Non ho paura del Taser e delle forze dell’ordine, ho paura dei delinquenti”. Questa è una delle tante frasi, da bar sport, pubblicate su Facebook, che ha avuto diversi consensi. Chi l’ha scritta si ritiene senz’altro una persona che non avrà mai occasione di scontrarsi con le forze dell’ordine, e pensa che a nessuna persona “corretta” possa succedere. Forse non sa che anche le persone “corrette”, a volte, si possono trovare in condizioni di manifestare per i loro diritti, al lavoro, allo studio, alla sanità, alla giustizia, che non sempre sono garantiti. E forse non sa che le forze dell’ordine debbono sempre eseguire gli ordini; se gli ordini sono quelli di “caricare” studenti, lavoratori o casalinghe, che protestano, lo fanno, senza discutere. Ricordo che a Genova, nel luglio 2001, hanno persino massacrato gente che stava dormendo. Nel rapporto annuale 2024 di Amnesty International, c’è scritto che, in Italia, in più occasioni, la polizia è ricorsa a un uso eccessivo e non necessario della forza, contro detenuti e manifestanti, e ha limitato il diritto alla libertà di riunione pacifica. Il diritto di protesta pacifica è sempre più a rischio, in un contesto di crescente criminalizzazione da parte delle autorità di molti Paesi, compreso il nostro. Questo non significa dare via libera alle persone di delinquere e disturbare l’ordine pubblico, significa usare la forza in modo responsabile, ricorrendo a determinati mezzi solo quando è strettamente necessario. Quindi, io ho paura di tutti quelli che usano gratuitamente ogni forma di violenza, siano essi in borghese che in divisa. L’argomento di qualche settimana fa è stato: a Genova due carabinieri indagati per la morte di un uomo che è stato colpito con il Taser, la pistola in dotazione alle forze di polizia che emette scariche elettriche in grado di paralizzare temporaneamente una persona. La vittima aveva 41 anni, i carabinieri dicono di essere intervenuti perché stava tenendo un comportamento aggressivo. Ma l’avvocato della vittima ha chiesto di verificare se l’uso del Taser fosse davvero necessario. È stato il secondo ucciso dalla pistola elettrica usata dai carabinieri, dopo un 57enne, morto il giorno prima, in Sardegna. Amnesty International Italia, attraverso il suo portavoce Riccardo Noury, denuncia che l’uso del Taser è pericoloso. “Possiamo dire che avevamo ragione quando sostenevamo che si tratta di un’arma che dev’essere usata con prudenza, a seguito di un percorso di formazione molto rigoroso, nella piena consapevolezza che la definizione di “arma meno letale” è ingannevole, e chiediamo trasparenza rispetto al chiarimento sulle modalità, se era necessario o se c’erano modalità meno cruente. Tutto questo è affidato alle indagini che ci saranno. Io considero solo che ci sono stati due casi in due giorni consecutivi e tre casi se prendiamo un arco temporale di 3 mesi e mezzo. O è una coincidenza, di cui dubito, oppure semplicemente c’è un uso più disinvolto e abitudinario di questo tipo di arma, pensando che sia un’arma che non uccide, quando invece ha le caratteristiche per poter essere mortale.” Nel 2018, l’allora direttore di Amnesty Int. Italia, Gianni Rufini, scrisse al capo della polizia, Franco Gabrielli, per esprimere una serie di preoccupazioni, anche se, le Taser classificate come “armi non letali”, erano già usate in oltre 100 Paesi. “Pur riconoscendo che sia un’arma più sicura di altre, per bloccare individui pericolosi e aggressivi, in non pochi casi, nei Paesi in cui è già in uso, risulta sia stata impiegata nei confronti di persone che non rappresentavano una minaccia immediata per la vita o per la sicurezza degli altri. Negli Usa, dove la Taser è utilizzata da quasi 20 anni, il numero delle morti direttamente o indirettamente correlate a quest’arma ha superato il migliaio. Nel 90 % dei casi le vittime erano disarmate. È un numero enorme, ma comunque molto più basso rispetto alle persone uccise dalla polizia con le pistole regolari. Gli studi medici disponibili sono concordi nel ritenere che l’uso delle pistole Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa. Alla luce di questi dati, si chiede una maggiore trasparenza sulle modalità di utilizzo, sui limiti e precauzioni e sulla formazione ricevuta dagli agenti di polizia, per assicurare un maggior livello di fiducia da parte dei cittadini. La conseguenza più grave che vediamo nel lungo termine è che le Taser vengano usate come arma di routine, in assenza di una minaccia di lesioni gravi o morte, dunque in modo non conforme agli standard internazionali sui diritti umani.” Così diceva Rufini 7 anni fa. E ora che si dice?
Il Taser: davvero non è letale?
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