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domenica, Maggio 10, 2026

    L’apripista

    Lo so: stiamo ancora “scutulliando” i teli da mare e nei trolley si annidano tenaci i granelli di sabbia, ma settembre è arrivato.
    Si torna al lavoro.
    E a scuola. L’anno scolastico appena terminato ha lasciato uno strascico infinito di discussioni e polemiche in merito agli esami di maturità, oggetto di riflessioni molto profonde alcune, più superficiali altre, dopo che il primo degli studenti si è rifiutato di sottoporsi all’esame orale.
    Ha fatto da apripista.
    In ordine: il primo studente ha passato lo scritto ma si è rifiutato di sostenere l’orale alla maturità, protestando contro il sistema scolastico e l’eccessivo valore dato ai voti e alla competizione. Troppa enfasi su quest’ultima e meno sull’apprendimento e la crescita personale.
    Come sempre accade, sono seguiti altri casi di “protesta” più o meno sulla falsariga del primo; uno però è addirittura stato più complesso come spiegazione del rifiuto: una studentessa ha giustificato la propria scelta esponendo alla commissione d’esame di come il voto abbia sostituito il percorso e i rapporti umani, e perché nessuno si sia mai impegnato a comprendere chi lei fosse realmente.
    Un altro ragazzo ha rifiutato il voto di 83 centesimi chiedendo al ministro Valditara di abbassarlo a 60 (il minimo per la promozione) mandando anche lui un messaggio contro un sistema stantio che non ascolta, non guarda “dentro” i ragazzi  e ha cercato di sensibilizzare le istituzioni.
    C’è da dire che tutti questi ragazzi avevano alle spalle un percorso pressoché impeccabile, immacolato.
    Che il sistema scolastico sia da rivoltare come un guanto è una realtà, è una necessità.
    Aggiungo che il sistema dei crediti nel percorso scolastico mi sa tanto di punti, di buoni al supermercato.
    I ragazzi hanno protestato e a modo loro manifestato tutto il disagio sostenuto negli anni, e ben venga se questa generazione cerca di cambiare le cose.
    C’è però il rovescio della medaglia: queste manifestazioni sono nate con l’assoluta sicurezza che i crediti acquisiti precedentemente avrebbero fatto passare l’esame, o almeno il sospetto è quello. E ha funzionato: il primo di loro, il Masaniello della situazione, ha dato la stura al disagio, ma quando una cosa si ripete perde di originalità e sparisce la buona fede, come nel caso di uno studente che nemmeno si è presentato all’esame, tanto il metodo funziona, come già detto, e quei crediti, quei voti, così contestati, hanno invece fatto comodo, eccome!
    Alla purezza cristallina del primo si sono accodati casi più torbidi in un processo che a quel punto è parso ben collaudato e testato.
    Naturalmente l’augurio è che questi studenti possano un giorno diventare quei docenti che hanno desiderato in passato.
    E ora? La maturità è solo il primo, piccolo scoglio da superare: la salita inizia adesso. E come si comporteranno questi giovani davanti alle commissioni composte da boriosi, presuntuosi e insopportabili baroni universitari? Contesteranno il 18, il 30? E ai concorsi pubblici dove regnano il caos e le raccomandazioni, o quando dovranno ingrassare enti terzi per ottenere dei crediti per potervi accedere e che lucrano, perché costano tanto, sulla pelle delle famiglie?
    E ai colloqui di lavoro chi vi “guarderà dentro” cercando di capire chi voi siate realmente? O avrete di fronte un antipatico burocrate con dei test psicoattitudinali?
    Aggiungo: sono difficoltà che troverete sempre e ovunque nella vita, vi piaccia o no il come e il perché, e questo non vuol dire doverle accettare passivamente, anzi, ma il più delle volte occorre trovare il modo di affrontare l’ostacolo e superarlo.
    Quanto ai docenti cui forse penserete un giorno, quelli che dite non vi abbiano mai capiti: hanno avuto a che fare con decine, centinaia di giovani, ognuno con le proprie angosce e situazioni famigliari, le proprie fragilità, le proprie difficoltà ed eravate in tanti nelle classi, troppi, e ne ha risentito certo la didattica, e sono mancate quelle attenzioni nei vostri confronti che una scuola dovrebbe avere, senza dimenticare la burocrazia ottusa e opprimente, i progetti assurdi pensati da chi la scuola la vede solo dalla strada, i presidi che pensano di condurre un’azienda e anche i genitori spesso pronti ad aspettarli davanti all’istituto per dare sfogo alle loro frustrazioni e all’incapacità nel crescere un figlio.
    Pensateci.
    Buon anno scolastico.

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    Luciano Simonetti

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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