l fascino e l’amore dell’essere umano nei riguardi delle montagne è un fenomeno profondo e complesso che ha ispirato l’umanità per millenni.
Per molti l’attrazione verso le montagne rappresenta una risposta innata alla loro maestosa bellezza e al loro essere testimone dell’enorme potenza della natura. È il senso di stupore e di meraviglia che ci pervade quando calchiamo i sentieri, un “qualcosa” che può al tempo stesso farci sentire insignificanti ma anche connessi con qualcosa molto più grande di noi.
Con tutto il rispetto per chi ama il mare, anch’esso capace di offrire scorci meravigliosi e vasti orizzonti nei quali perdersi con gli occhi, sono le montagne il luogo ideale dove possiamo trovare un santuario di solitudine e tranquillità. Spazi dove l’aria sottile e pulita è terapia al nostro tran-tran quotidiano affollato di notizie – spesso tristi – e dal continuo rumore di fondo dei media dove l’unica cosa da evitare è il silenzio. Quel silenzio che sovente ci avvolge durante le escursioni nelle nostre valli che, come detto e scritto più volte, sono ancora libere dal sovraffollamento turistico.
Che sia una scalata difficilissima, una via mai percorsa prima, oppure una semplice escursione su sentieri percorsi da tempi remoti, la salita lenta e faticosa è una metafora potente delle difficoltà che la vita ci pone davanti e della nostra crescita personale.
Salire in montagna è un test sia fisico che mentale, capace di riflettere come uno specchio le battaglie e le vittorie della vita. Richiede resilienza, disciplina e perseveranza ma regala, una volta giunti alla meta, un profondo senso di realizzazione e di scoperta di sé, dimostrando la capacità di superare la paura e i propri limiti. Che si scali il Lhotse o che più umilmente si fatichi per arrivare in cima al nostro bellissimo Monte Soglio, chiunque può provare tali sensazioni.
Nel corso dei millenni passati le montagne sono state considerate come degli spazi sacri in numerose culture e religioni. Spesso viste come punto di congiunzione tra il paradiso e la terra, il posto dove risiedevano gli dei, il Monte Olimpo, o luoghi scelti per rivelazioni divine, come il Monte Sinai.
L’attrazione umana per le montagne si è manifestata nel corso degli anni non solo mediante le storie degli alpinisti famosi ma ha trovato spazio anche nell’arte ed in particolare nella scrittura e nella pittura.
Per chi fosse interessato, è da scoprire il bellissimo libro “Annapurna” di Maurice Herzog che racconta la prima ascesa di un 8.000; idem per “Aria Sottile” (“Into Thin Air”, per chi volesse leggerlo in Inglese) di Jon Krakauer che racconta l’esperienza dell’autore durante la tragica spedizione sull’Everest nel 1996. Ma oltre a questi due “big” sicuramente da ricordare Mario Rigoni Stern, il poeta dei monti e dei boschi e anche il più sanguigno Mauro Corona le cui pagine, pur con tutt’altro stile, sono pregne di un profondo amore per la natura e per le sue montagne.
C’è chi invece preferisce impugnare un pennello o una spatola e mettere la sua visione delle montagne su tela e qui ci è caro menzionare un amico incontrato sui sentieri del CAI di Caselle: Piero Ferroglia, “Casellese dell’anno 2015”.

Le montagne di Piero, dipinte con un realismo impressionante che però sfuma sempre nel simbolico e nell’interiore, colpiscono fin dal primo sguardo. Il classico “colpo di fulmine”. Lo stesso quadro offre uno scorcio perfetto, quasi fotografico, delle nostre cime ma scende all’interno rivelando sensazioni, sentimenti e immagini personali dell’autore.
Molto interessante la mostra organizzata da AR.CO a Corio tenutasi dal 23 agosto al 7 settembre dove Piero ha esposto le sue montagne e altri suoi quadri e sculture accanto alle opere del suo amico e maestro Giacomo Soffiantino.
Per chi volesse, da ricordare la gita sociale del CAI di Caselle T.se che si terrà il 21 settembre al Monte Mongioie da Pian Marchisio (quota max. 2630mt) con dislivello di 1050mt.







