La cronaca di questa storia parte domenica 28 giugno 1914, a Roma, dai binari della stazione Termini. Sul direttissimo Roma/Torino/Parigi delle ore 21, prendono posto in vagone letto il generale Alberto Pollio, 62 anni, dal 1908 capo di stato maggiore dell’Esercito Italiano, e il suo aiutante di campo colonnello del Genio Vincenzo Traniello. Scopo della missione è mettere a punto il programma dei tiri di prova di un nuovo obice. Un’esercitazione in programma nella settimana entrante presso il poligono delle Vaude. Arrivati il mattino del lunedì alla stazione di Porta Nuova, i due alti ufficiali prendono posto nel vicinissimo Hotel Turin di via Sacchi, ove lasciano i bagagli per poi partire, alle 12,30, per una prima visita al luogo delle esercitazioni. Con loro c’è anche il tenente Cesare Giriodi di Monastero, già arrivato da Roma il giorno prima per i necessari preparativi.

Nel frattempo, sui quotidiani di quello stesso lunedì, esce la notizia dell’attentato di Sarajevo, ove l’erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico rimane ucciso. Fatto che poi scatenò, un mese dopo, il 28 luglio 1914, l’inizio della Prima Guerra Mondiale.
Ma torniamo al poligono delle Vaude, dove martedì 30 giugno, come da programma, sono cominciate le prove di artiglieria con il nuovo obice. Per la pausa del pranzo il tenente Giriodi ha prenotato in una trattoria della vicina San Maurizio. Il generale Pollio consuma un brodo e una trota. La giornata, riportano le cronache, è molto afosa. E al caldo viene attribuita la causa del malore che coglie il generale nel primo pomeriggio e che lo induce a farsi riaccompagnare a Torino in albergo. Qui il tenente Giriodi fa visitare Pollio da un medico di sua conoscenza, primario all’ospedale Maria Vittoria, il dottor Carlo Quadrone, che diagnostica un “imbarazzo gastrico” e gli prescrive una purga. Il colonnello Traniello, che era rimasto alle Vaude a seguire la prosecuzione delle prove di tiro, ritorna in serata all’hotel. Traniello passa a trovare Pollio e lo trova tranquillo nella sua camera, la numero 19. Con lui rimane a chiacchierare fino a quando il generale lo congeda. Traniello si ritira nella sua camera, la 54, che è a un piano diverso. Qui nel pieno della notte, alle due, viene svegliato da un cameriere che lo avvisa che il generale sta male, e lamenta dolori al petto. Viene fatto tornare il dottor Quadrone, che somministra a Pollio un antidolorifico contenente morfina. Riporta la cronaca di un giornale dell’epoca, che alle sette di mattina, il Generale riposava ancora. Due ore più tardi, quando il Dottore fece nuovamente visita al paziente, il Generale venne trovato morto, ucciso da una paralisi cardiaca.
Così, mercoledì 1° luglio 1914, venne a mancare, da solo in una stanza d’albergo, il numero uno delle gerarchie militari italiane. Non venne eseguita autopsia. Le esequie si tennero a Roma il 4 luglio, con Funerali di Stato, ma con il governo Salandra rappresentato da un semplice sottosegretario.
A Vienna e Berlino la notizia della morte di Pollio fu ricevuta con profonda preoccupazione. Era a tutti noto che il generale era un fervente “triplicista”, essendo stato fra l’altro addetto militare a Vienna, dove aveva anche sposato una baronessa austriaca di vent’anni più giovane e da cui aveva avuto tre figlie.
La morte improvvisa di Pollio risolse quindi un grosso problema al governo Salandra, che stava preparando il cambio di alleanze che avrebbe portato l’Italia a schierarsi nell’imminente conflitto a fianco di Inghilterra, Russia e Francia. A succedere a Pollio quale Capo di Stato Maggiore dell’Esercito fu chiamato il generale Luigi Cadorna, da sempre antagonista di Pollio, e che guiderà l’Esercito Italiano sino a Caporetto.
Con un possibile “movente” così forte, e con alcune “stranezze” presenti nella vicenda, l’ipotesi di un delitto anziché di una morte naturale ha stimolato l’interesse di alcuni studiosi. In particolare, c’è stato il lavoro di documentazione e approfondimento, che ha utilizzato anche archivi familiari, svolto da Giovanni D’Angelo, il cui nonno materno era il colonnello Traniello, aiutante di campo di Pollio. Frutto delle ricerche è il libro La strana morte del Tenente Generale Alberto Pollio (Gino Rossato Editore, 2009). Approfondimenti che stimolano curiosità, ma che non paiono sufficienti a diventare indizi o prove di un autentico “delitto di stato”.










