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Comune di Caselle Torinese
martedì, Dicembre 9, 2025

    Disonesti!


    Good morning Cose Nostre!
    Sarò anche un boomer o diversamente giovane; sarò anche rimbambito; sarò anche strano, ma non sono scemo. Anche se alcuni lo pensano, come certi esercenti. Vediamo.
    In una bella giornata di inizio autunno, io e compagna decidiamo di farci un bel giretto in moto nelle Langhe, una delle mete che preferiamo da sempre. Sono bellissime: come vedere una enorme ferramenta, piena di viti. Ovviamente questo include il pranzo, parte fondamentale di qualsiasi viaggio.
    Scegliamo Barolo, uno dei tanti paesi ameni su queste colline. Pensavo come sempre di trovare poca gente ma mi sbagliavo: è pieno di turisti stranieri perché i tristi baracchini italiani sono al lavoro, vittime di quel vecchio imprinting chiamato FIAT, per il quale continuano a fare le vacanze solo ad agosto.
    Il paese si è quindi trasformato in un grande parcheggio di enormi SUV dalle targhe variegate: Austria, Germania, Belgio, Olanda, Svizzera, Danimarca e Inghilterra. Ma è anche diventato una grande RSA, perché la media di tutti questi turisti è di circa 170 anni: si vedono arrancare per le stradine, muniti di berretto, scarpe da trekking e bastoncini, visibilmente infartati a causa del caldo, dell’età e delle salite.
    Entriamo quindi in uno dei tanti locali in centro: si tratta di una graziosa trattoria, o meglio di un locale dai prezzi molto alti che si atteggia a trattoria come tutti gli altri presenti nelle località turistiche. Decisamente piccolo, arredato con qualche minuscolo tavolino e quadretti sulle pareti. Direi “minimal chic”, termine molto di moda che si usa per indicare una vecchia bettola riverniciata e pulita.
    C’è però qualcosa che non mi convince. Uno dei miei parametri per capire se il locale è veramente di qualità è il bagno: deve essere lindo, profumato e pulito. Questo è così così, con dei vecchi tasselli sul muro che non sono stati tolti, il contenitore della carta rotto e la scritta WC fatta a mano con un pennarello sulla porta. Più che altro sembra rimesso a posto giusto per rispettare le normative.
    Poi c’è la cameriera: con accento straniero (ovvio, siamo nel cuore del Piemonte, non vorrai mica trovare dei piemontesi a Barolo), vestita con degli orrendi pantaloncini corti e scarpe da ginnastica. Dal tono chic del locale, mi aspettavo qualcosa di elegante. Sembra una che ha appena concluso una maratona.
    Ora veniamo al salasso vero e proprio: il pranzo. La cosa positiva è che siamo gli unici italiani. Quella negativa è che la maggior parte degli stranieri è vestita in modo orripilante con pantaloni corti, magliette scolorite e infradito, dimostrazione che il cattivo gusto ed il poco rispetto non sono solo italiani. Mi piacerebbe andare a cena in ciabatte in un ristorante in Germania, e vedere cosa mi dicono.
    Comunque cominciamo dal coperto: 4,50 euro per una tovaglietta di carta e un microscopico cestino contenente qualche grissino e tre fette di pane, che cerchiamo di centellinare in attesa del primo.

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    Anche se siamo nella terra dei vini, evitiamo perché devo guidare la moto e un abbiocco sarebbe pericoloso. Comunque, un calice di Barolo (circa cinque millimetri in altezza) costerebbe 15 euro.
    Beviamo quindi acqua, che deve essere di Lourdes o di Fatima, perché un litro scarso costa 4 euro.
    Ora veniamo al primo: agnolotti del plin al burro. Una porzione non proprio generosa con un filo di burro che non troverebbero nemmeno i tecnici di CSI, ma che renderebbe felice la mia nutrizionista.
    Niente di eccezionale. Li avremmo cucinati meglio a casa, comprati nel pastificio e conditi con il mitico burro di alpeggio che si può acquistare ad Ala di Stura, Martassina o Usseglio. Il disturbo? 16 euro.
    Dato che non ci piace mangiare troppo, siamo passati al dolce, e nella terra delle Tonde gentili non potevamo che scegliere la torta di nocciole delle Langhe. Anche se la fetta poteva essere un po’ più abbondante (sembra misurata con il calibro), è strepitosa. Servita con scodellino di cioccolato Gianduja e flûte di eccellente moscato, questa golosità costa 9 euro. Se penso che la specialità del Canavese, la famosa Torta 900, costa molto meno ed è una fetta talmente grande che viene servita con la pala, insieme a un secchio di cioccolato a parte per rotolarsi dentro a fine pasto, non c’è paragone.
    Ora il gran finale: il caffè. Viene servito su vassoio, con la piccola moka da due, rendendo il tutto molto intimo e retrò come si faceva a casa una volta, prima che arrivassero le stupide cialde per inquinare ancora un poco. Molto meno intimo il prezzo: 3 euro. Per un caffè. Letteralmente un furto.
    Totale: 70 euro. Con questa cifra mangiamo molto meglio e di più nel nostro solito raffinato ristorante di Grosso Canavese. Oppure sempre dalle nostre parti, si può fare una ottima cena a base di pesce.
    Usciamo lievemente gobbi per la mazzata, tra gli abbracci e i saluti degli avventori stranieri con le cameriere e i gestori come se fossero grandi amici e non si vedessero da tempo, senza rendersi conto che l’unico amico di queste persone è il loro portafoglio. Ora, se posso darvi un consiglio: visitate pure le Langhe e i loro panorami, ma se volete mangiare non andate in queste finte osterie per “polli stranieri” con molta disponibilità e poca conoscenza delle nostre specialità (chissà se tutto quello che viene cucinato arriva veramente dallo chef e non da qualche confezione del discount, come a esempio i peperoni sott’olio e le acciughe aggiunte, prese da un altro barattolo).
    Scegliete le cittadine come Cuneo, Dogliani, Murazzano, Alba o Bra, dove sicuramente troverete degli ottimi veri ristoranti, magari storici, con la cucina genuina e i prezzi adeguati. Adesso vado a pranzo: per punirci della nostra ingenuità, abbiamo deciso di mangiare insalata, erbacce e pomodori per un mese, dividendoli con alcune mucche.
    Bear

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