
Erano gli Anni 80 quando sugli schermi televisivi facevano la loro comparsa Lupin e Jeeg Robot, le prime serie animate giapponesi che ebbero un immediato successo, negli anni gli “anime” si moltiplicarono, offrendoci uno sguardo su molteplici aspetti della cultura nipponica e permettendoci di volare, almeno con la fantasia, fino in Giappone. Toccò poi a Dragon Ball, negli Anni 90, far conoscere i fumetti giapponesi, a milioni di lettori. Oggi i Manga sono un fenomeno culturale, un vero e proprio mondo fatto di generi diversi che appassionano giovani lettori e non solo. Per Edoardo Bassi, casellese ora emigrato in Giappone, fu fatale l’incontro con Naruto, personaggio di una celebre serie televisiva, da allora i Manga sono diventati la passione della vita e il Giappone, il luogo in cui vivere.
“Mi sono appassionato ai Manga e agli “Anime” alle Medie – racconta Edoardo – all’epoca guardavo i classici che trasmettevano su Mediaset, come Naruto, e scoprii quasi per caso Anime Night su MTV. Da lì è nato un interesse che da allora non mi ha più abbandonato. Comprai il mio primo Manga durante una gita scolastica in seconda media e rimasi subito colpito dal fatto che si leggesse al contrario rispetto ai fumetti occidentali. Divenni ben presto un assiduo “consumatore” di Anime e Manga e restai folgorato da quella cultura così lontana dove la vita quotidiana scorreva con ritmi e ritualità molto diversi dai nostri: il cibo, l’ambiente scolastico, i minimarket aperti 24 ore su 24, la calca e la rapidità dei treni, tutto fu una scoperta che contribuì a far nascere in me un’autentica passione. Decisi così di iscrivermi a un corso per imparare le basi del disegno Manga presso l’associazione Sakura di Torino, in questo contesto ebbi modo di condividere con altre persone il mio interesse per il Giappone, tanto che diversi anni dopo mi rivolsi nuovamente alla stessa associazione per frequentare un corso iniziale di giapponese, una lingua estremamente complessa che ho avuto modo di approfondire a Tokyo con un corso di due anni.
Nel 2023 ho deciso di realizzare il mio sogno di trasferirmi in Giappone, inizialmente per un’esperienza di studio della lingua giapponese che mi permettesse di immergermi nella vita di un Paese che da sempre reputavo all’avanguardia per efficienza, attenzione ai dettagli e felice connubio tra modernità e tradizione, col tempo ho imparato anche a valutarne gli aspetti meno eclatanti. Tokyo, la città in cui vivo, è lo specchio delle grandi contraddizioni della società giapponese che si nascondono sotto un’apparente perfezione. La cultura del lavoro è estremamente rigida e stressante, fondata su un forte senso del dovere che fa sì che molte persone accumulino ore di straordinario non retribuito a scapito della vita privata. Un altro aspetto che mi ha colpito è il rapporto che molti giapponesi hanno con l’alcol: è socialmente accettato bere molto durante le frequenti cene aziendali (nomikai), diventando così un modo per sfogare le tensioni accumulate. Nonostante gli aspetti controversi sono rimasto perdutamente affascinato dalla cultura giapponese, tanto che, dopo alcuni mesi, ho trovato lavoro come freelance e ho deciso che quello che era nato come un progetto temporaneo, poteva diventare una nuova fase della mia vita. Ho continuato a studiare e mi sono iscritto ad una scuola professionale di business, dove ho ulteriormente approfondito la lingua giapponese, nello specifico quella più formale (keigo) utilizzata a livello aziendale.
Nel mio lavoro mi occupo di localizzazione nel settore dei videogiochi, il mio ruolo è suddiviso in tre attività principali : “Beta testing” ossia giocare a versioni ancora non definitive dei giochi per segnalare eventuali anomalie o problemi tecnici; “Proofreading” che consiste nel rivedere i testi tradotti per correggere errori grammaticali, refusi o incoerenze, spesso dovute al fatto che chi traduce lavora senza poter vedere le scene di gioco, “Traduzione” per progetti più piccoli o contenuti aggiuntivi.
In questi anni ho avuto modo di partecipare a progetti molto diversi: da piccole produzioni indipendenti a mega-aziende del calibro di Nintendo, Bandai Namco, Level-5 e Koei Tecmo.
Il mondo dei videogiochi giapponesi è complesso: spesso le aziende locali devono lavorare con budget più contenuti rispetto ai grandi studi occidentali; molte si appoggiano a studi esterni come il nostro, ma temono le fughe di informazioni, tanto da effettuare controlli a sorpresa per verificare che tutto sia gestito correttamente. Nel caso della mia azienda (la DICO) tuttavia, l’ambiente di lavoro è molto gradevole e pieno di splendide persone per cui mi sento perfettamente realizzato. Nel tempo libero ne approfitto per fare gite non lontano da Tokyo, altrimenti resto volentieri a casa con la mia compagna a guardare film oppure a giocare ai videogiochi, talvolta anche coi miei amici italiani, fuso orario permettendo. Naturalmente continuo a coltivare la mia passione per i Manga visitando per gli acquisti i negozi specializzati come Mandarake e Book Off, una delle catene più grandi e famose al mondo, che vende Manga usati ma in ottime condizioni. Kimetsu no Yaiba, conosciuto in occidente come Demon Slayer, è forse l’Anime più popolare in questo momento, in stazioni, linee metro e centri commerciali, si vedono trailer e locandine in vista del nuovo film.
Il mio futuro, per ora lo vedo in Giappone, anche se non escludo, con le giuste opportunità, un eventuale ritorno in Italia; il mio sogno ora è riuscire ad acquistare una piccola casa indipendente in periferia e vivere una vita tranquilla con la mia compagna. In questo momento il mio “ikigai” è la ricerca di un equilibrio tra una quotidianità lenta e rilassante, fatta di passeggiate nei tranquilli quartieri residenziali o viaggi nelle zone rurali e più tradizionali, e la possibilità di lavorare in un ambito estremamente dinamico spesso frenetico, che tuttavia mi appassiona. Due parole giapponesi che sento particolarmente vicine al mio modo di essere sono:
気さくに (kisaku ni), “senza formalità” (in modo amichevole), questa parola descrive un atteggiamento aperto e spontaneo. La apprezzo molto perché qui le relazioni sociali sono spesso regolate da una rigidità che può diventare un enorme ostacolo alla comunicazione.
自己認識 (jiko ninshiki), “consapevolezza di sé”. Credo che riconoscere i propri limiti e i propri pensieri sia fondamentale per migliorarsi e dare il meglio anche nelle situazioni più difficili, oltre che per comprendere pienamente la portata degli sforzi altrui e imparare a rispettarli.
Tra i miei Manga preferiti c’è Elric Edward, giovane alchimista del paese immaginario di Amestris, testardo ed impaziente, non particolarmente alto, proprio come me, che riesce a trasformarsi da ragazzino collerico e ribelle in un ragazzo capace di accettare i propri limiti e di intraprendere un cammino fatto di responsabilità e sacrificio Faccio mia una delle sue massime: “Nemmeno i tuoi errori più gravi dovrebbero impedirti di andare avanti”, Edward Elric, Fullmetal Alchemist.







