
“Ci sono viaggi che si fanno con un unico bagaglio, il cuore”, Audrey Hebpurn
Il Partenone è il monumento simbolo di Atene e della Grecia e, con le sue sculture che sono considerate capolavori dell’arte antica, è considerato fra le architetture più importanti dell’età classica. È stato l’emblema della democrazia ateniese ed è ritenuto uno dei maggiori monumenti storici al mondo. Il suo nome deriva da “parthenos”, riferito allo stato di nubile e vergine della dea Atena. All’interno della cella centrale del Partenone era custodita una maestosa statua proprio di Atena Parthenos. Il tempio è opera degli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle, ma a dirigere i lavori è stato Fidia, cui si deve la decorazione, la creazione dei modelli, l’organizzazione e il controllo dei lavori per le parti più impegnative.
Fidia
Il più prolifico e completo scultore greco dell’età classica, capace di padroneggiare tutti i materiali, dal marmo al bronzo, e tutte le tecniche, da quelle a tutto tondo a quelle a bassorilievo. Fidia nacque ad Atene nel 490 a.i C .e morì probabilmente nel 430.
Tra le sue opere ricordiamo: una statua di Atena realizzata in oro e avorio per la città di Pellene, un Apollo in bronzo e un’Atena Lemnia. Intorno al 450 a. C. eseguì per il tempio di Olimpia il colosso di Zeus, considerato una delle sette meraviglie del mondo antico.
Nel 447 a. C., Pericle gli affidò l’incarico di dirigere i lavori di ricostruzione del Partenone, distrutto qualche anno prima dai Persiani. Il rifacimento del tempio durò circa dieci anni e Fidia realizzò una quantità enorme di sculture per il complesso monumentale, 40 statue collocate nei due frontoni, 92 fasce decorative e un mirabile fregio che circonda il tempio. Per la cella del tempio realizzò la statua di Atena Parthenos, alta 12 metri, simbolo della città di Atene.
La sua carriera artistica conobbe una improvvisa interruzione intorno al 432 a. C., quando fu ingiustamente accusato del furto di parte dell’oro necessario alla realizzazione della grande statua di Atena Parthenos.
Il Partenone: Atene e il suo glorioso passato
Il Partenone è stato realizzato su volere di Pericle: una volta al potere nel V secolo a.C., infatti, riuscì a trovare i fondi necessari per mettere in atto il suo ambizioso piano di costruzione e ristrutturazione dell’acropoli di Atene, che comprendeva i Propilei, il Partenone e la statua d’oro di Atena di cui si occupò Fidia. L’attuale costruzione sostituì il primo Partenone, distrutto dai Persiani durante le guerre del 480 a.C.
Storia di una leggenda
L’intera struttura è stata eretta per poggiare su una piattaforma su cui si reggevano le colonne, che curvava leggermente verso l’alto per far apparire le forme del tempio più regolari di quanto realmente fossero. Un altro escamotage, utilizzato per rendere la struttura più armoniosa, è stato quello di aumentare il numero delle colonne in facciata da sei a otto e ai lati da tredici a diciassette, l’interno era composto da colonnati dorico-ionici disposti in due anelli per poter sorreggere il tetto.
Sicuramente il fregio più significativo era quello che si trovava lungo le pareti esterne, doveva essere lungo 160 metri ma ne sono sopravvissuti solo 130, custoditi in vari musei. Il fregio raffigurava la processione che si svolgeva ogni quattro anni per le Feste legate al culto della dea Atena: la raffigurazione iniziava dall’angolo sud-ovest in cui partivano due processioni che giravano intorno alla cella per poi ricongiungersi sul lato est, ovvero all’ingresso del tempio, dove era rappresentata la consegna del peplo – l’abito femminile tipico dell’antica Grecia – alla dea. Ad assistere a questo gesto un insieme di dei ed eroi legati ad Atena; Fidia rappresentò tutti i personaggi in modo idealizzato come se popolassero una dimensione eterea rispetto a quella terrestre.
Dall’antica Grecia ai giorni nostri
La funzione precisa del Partenone non si conosce tutt’oggi. Pausania, geografo e scrittore greco del II secolo d.C., lo definì un tempio ma è pur vero che lo visitò dopo circa sette secoli dalla sua costruzione, dopo che la struttura fu interessata dai restauri romani che ne mutarono la funzione. Di sicuro si sa che il Partenone è stato usato come tesoreria dalla lega di Delo. La struttura, sopravvissuta per un migliaio di anni, subì solo degli adattamenti interni, sicuramente doveva essere ancora intatta quando nel IV secolo Atene divenne una provincia dell’Impero Romano. Nel V secolo il tempio divenne una chiesa cristiana e la statua di Atena venne tolta dall’imperatore Teodosio II e portata a Costantinopoli, dove fu purtroppo distrutta durante il saccheggio della quarta crociata nel 1204. Il Partenone divenne chiesa durante l’epoca bizantina, che portò alla rimozione e alla dispersione di alcune sculture. Durante l’Umanesimo si è riscoperta l’importanza del Partenone: a rivelarne l’esistenza e a descriverlo e disegnarlo per la prima volta fu l’umanista e archeologo Ciriaco d’Ancona, che lo denominò tempio di Atena.
La distruzione del Partenone
Nel 1456 Atene fu conquistata dagli Ottomani e di conseguenza il Partenone venne convertito in moschea. In tempo di guerra ne vennero usati i materiali per erigere mura e fortificazioni. La peggiore distruzione di cui il Partenone è stato vittima arrivò nel 1687 durante la guerra tra la Repubblica di Venezia e l’Impero ottomano, quando le truppe veneziane fecero esplodere un colpo di bombarda all’interno della struttura, allora adibita a magazzino per la polvere da sparo, e l’edificio fu parzialmente distrutto. Le colonne del lato sud vennero decapitate, le sculture rovinate e il tetto fu pesantemente danneggiato. Curiosamente la parte mancante del fregio di Fidia ci è nota grazie ai disegni di Jacques Carrey del 1674, realizzati ben tredici anni prima dei bombardamenti veneziani.
I marmi di Lord Elgin
Nell’Ottocento sono stati in molti a recarsi ad Atene per visitare il Partenone, tra tutti si ricorda l’ambasciatore britannico Lord Elgin che si appropriò di tutte le sculture e reperti che riuscì a trovare sull’acropoli. Oggi questi reperti sono visibili al British Museum, ma altri pezzi trafugati sono presenti anche al Louvre di Parigi e a Copenaghen. I reperti rimasti ad Atene sono custoditi al Museo dell’acropoli.







