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venerdì, Gennaio 23, 2026

    L’apostolo

    Premetto che prima del 10 Settembre non sapevo chi fosse Charles Kirk, quali idee avesse, chi componesse la sua famiglia, insomma nulla; come attivista politico faceva parte dell’universo M.A.G.A. creato dal “delirante arancione” che lo ha voluto insieme durante la campagna elettorale ed ha spinto e amplificato le idee di colui che sarebbe poi diventato il 47° presidente degli Stati Uniti.
    Piaceva questo giovane politico conservatore e aveva le mani in pasta in diverse associazioni e soprattutto piaceva al presidente. Un apostolo insomma.
    Piaceva a metà degli americani quindi: anche a coloro che poi votando “l’arancione” (neri, ispanici, messicani) si sono trovati le manette ai polsi e allontanati con quelle retate che conosciamo.
    Occorre rileggere le frasi più “forti” di questo paladino della libertà, quelle più controverse:
    – L’aborto va vietato. Se mia figlia di dieci anni venisse violentata dovrebbe partorire.
    – Il prezzo che paghiamo per la libertà di possedere armi è che qualcuno talvolta sarà ucciso.
    – La cultura dell’assassinio si sta diffondendo nella sinistra. La sinistra è trascinata in una frenesia violenta. Ogni risultato negativo, che sia la sconfitta a una elezione o in tribunale, giustifica una risposta massimalista.
    – Un uomo che si identifica come trans sta vestendo una maschera da donna esattamente come io potrei vestire una maschera da nero. E sta facendo qualcosa di malvagio, non importa che nella sua testa lui pensi di star facendo una cosa buona: anche i nazisti lo pensavano.
    – Michelle Obama, donna di colore, ha un cervello inferiore di quello di una donna bianca.
    – Quando vedo un pilota nero su un aereo mi chiedo se è qualificato.
    – Tanti libri di testo non riescono a presentare agli studenti più versioni dei fatti su un tema. Gli studenti vengono spinti verso un’educazione che demonizza la libera impresa ed elogia la lotta di classe.
    – Dovrebbe essere legale bruciare una bandiera arcobaleno o di “Black Lives Matter” in pubblico.
    – Le condanne a morte dovrebbero essere pubbliche, veloci, trasmesse in televisione. Penso che a una certa età sarebbe anche un’iniziazione. A quale età si dovrebbe cominciare a vedere esecuzioni pubbliche?.
    E ancora: il possesso di armi giustifica qualche morto, praticamente sono effetti collaterali.
    Evidentemente non aveva previsto che “l’effetto collaterale giustificato” avrebbe potuto essere lui.
    Certo non era un uomo violento ma predicava esattamente in quel senso, esattamente ciò che i capi di stato odierni fanno: tutte le destre del mondo (ad occhio e croce i ¾ del globo) lo stanno beatificando a nuovo santo in nome di una democrazia e libertà che sinceramente fatico a vedere.
    Naturalmente si tratta di un brutale assassinio e non va giustificato, ma non va nemmeno legittimato il fatto che queste sue affermazioni passino per normali.
    Ormai questa è diventata la politica: un continuo ringhiarsi contro frasi violente:
    la bellissima e altrettanto giovane moglie ha dichiarato: “Non avete idea di cosa avete scatenato”.
    Lo sappiamo bene invece: “l’arancione” userà l’accaduto per inasprire ancor più le sue aberrazioni, in pratica gli è stata servita su di un piatto d’argento la possibilità di salire al livello Putin o Kim Jong Un, come in un distopico video game.
    In questo teatro dell’orrore ci si mette pure la “nostra” premier che pare tornata (non ha mai smesso) a fare la leader dell’opposizione additando l’odio che i sinistri riversano a fiumi sulla leadership: sta criminalizzando il dissenso.
    È entrata così tanto nei panni della capopopolo che ha lasciato indietro i veri problemi: lavoro, sanità, scuola, ricerca, i giovani. Oddio, veramente continua a rassicurarci con i suoi tirapiedi che le cose stiano andando alla grande, ma in questo momento prosegue nel fare la vittima sotto l’attacco della valanga di odio contro la destra, contro di lei.
    Concludendo: non auguro a nessuno di morire sparato, ma quell’uomo, e non solo lui, ha acceso un tale clima di odio dal quale purtroppo è stato ingoiato.
    Si preparano tempi bui e il mondo è una vescica gonfia di violenza. Con l’avvento di questi capi di stato sinceramente spero di arrivare a mangiare il panettone.
    Due parole per i Polacchi: attenti che si parte sempre da voi.

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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