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    Tina Anselmi, la donna delle riforme sociali

    ANPI, un libro dedicato a una delle figure più nobili della nostra Repubblica

    Sabato 25 ottobre, presso la Sala Giunta di Palazzo Mosca, Alba Lazzaretto, già professoressa di storia contemporanea e direttrice del Centro per la storia all’Università di Padova, ha presentato il suo libro “Tina Anselmi: la donna delle riforme sociali”, dialogando con Amelia Andreasi Bassi, formatrice ed esperta di orientamento, fondatrice dell’Associazione Idea Lavoro Onlus e consulente per la Regione Piemonte su progetti educativi di sviluppo personale.
    “Resistente per tutta la vita” è la sintesi dell’esistenza di Tina Anselmi. Alba Lazzaretto nel suo ultimo saggio mette nero su bianco quello che forse mancava, la biografia di una grande italiana. Anselmi -trevigiana di Castelfranco, classe 1927 -fu giovane maestra e giovanissima partigiana, militante della Gioventù femminile dell’ Azione Cattolica, staffetta partigiana, poi sindacalista, parlamentare e ministra. Una donna dedita alla politica rigorosamente esercitata con onestà. Una vita spesa per la democrazia, la giustizia, la solidarietà. “La Democrazia va conquistata, la Democrazia va vissuta e partecipata, la Democrazia va difesa”: con queste parole che sembrano la sintesi della sua vita, Tina Anselmi tenne, il 30 marzo del 2004 una lectio magistralis all’Università di Trento, dopo aver avuto la laurea honoris causa in sociologia. Da 12 anni non faceva più parte del Parlamento italiano, visto che alle politiche del 1992 non era stata rieletta: la Democrazia Cristiana aveva preferito candidare nel suo sicurissimo collegio un altro candidato, così la Anselmi incassò una dura sconfitta. Nella sua lectio denunciò come un rischio per la democrazia stesse ne “la trasformazione dei partiti in macchine di potere. “Altro rischio gravissimo la presenza di poteri occulti che potevano condizionare lo Stato. L’Anselmi l’aveva toccato con mano tutto ciò, quando divenne presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. Ad ascoltare le conclusioni a cui era giunta la Commissione d’inchiesta, nel 1984 furono pochissimi i suoi colleghi presenti. Solidarietà con gli umili, soprattutto con le donne – le più oppresse -, profonda comprensione dei bisogni della gente: questi i principi a cui si ispirava. Aveva avuto esempi nel pensiero libero nel padre, socialista della prima ora, che veniva riempito di olio di ricino dai fascisti a ogni manifestazione del regime. Nel 1944 Tina fondò con la Gioventù femminile di Azione cattolica una biblioteca per le operaie. Per lei la cultura, l’alfabetizzazione erano valori indispensabili per la promozione della donna. Fu in una sera alla biblioteca, nell’agosto del 1944 che un’amica le chiese di entrare nella Resistenza e Tina divenne staffetta partigiana della brigata autonoma “Cesare Battisti ” Fu a questa scuola che Tina Anselmi si formò. E mise in pratica anche la terza parola d’ordine delle ragazze delle GF avevano come ideale: oltre eucarestia e apostolato anche eroismo. Nel dopoguerra Tina, che insegnava come maestra elementare e studiava materie letterarie, divenne sindacalista e militò nelle file giovanili della Democrazia cristiana. Nel 1968 fu eletta alla Camera dei deputati e cominciò a presentare progetti a tutela delle donne. Nel 1969 firmò una proposta di legge per un’inchiesta parlamentare sull’assistenza sanitaria pubblica e privata. Nel 1979 fu ministro della Sanità e riuscì a portare a buon fine la famosa “Legge 883” che sarà un caposaldo nella storia della Repubblica: solo la sua caparbietà riuscì a superare tutti gli ostacoli per fare approvare una legge che languiva in Parlamento da ben 14 anni. Il suo ultimo incarico, voluto da Nilde Jotti, fu quello di presiedere la commissione parlamentare d’inchiesta sulla loggia massonica P2. Sola donna a presiedere 40 uomini. Subì minacce e intimidazioni, denunciò il marcio che aveva scoperto. Lottò a lungo contro la prevalente tendenza a insabbiare tutto. Conobbe molti mali della nostra democrazia ma non smise mai di sperare e di insegnare ai giovani che la democrazia va curata.

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