Di Carlo Orlando Barba, che non è più con noi dallo scorso 2 ottobre, ne abbiamo dato notizia con un nostro necrologio, che ricordava un cittadino esemplare, un amministratore capace , e un grande uomo di associazione: in lui e con lui vivevano l’AVIS, l’AIDO, la Caritas e l’indimenticabile Croce Verde di Borgaro-Caselle, di cui Carlo ne fu parte fin dalla nascita della sezione: il 1 febbraio 1976. E caso volle che proprio nel giorno dell’apertura effettiva al servizio, Carlo Orlando Barba fosse comandato di guardia con la sua “prima squadra”.
Per una manciata di mesi Carlo non ha potuto essere parte del cinquantenario di fondazione. Lui, come ci ricordava un altro milite, faceva spostare le date dei compleanni in famiglia se in quel giorno era di turno festivo: quando il dovere, il servizio e la partecipazione diventano un tutt’uno e si fondono nell’amore per servire.
In questo ricordo vogliamo citare un grande gesto compiuto da Carlo che, fino a quando è stato in vita, ci è stato vietato di raccontare, perché Carlo amava sempre indossare la divisa dell’umiltà.
Un giorno degli Anni 80 chi scrive era casualmente in Croce Verde a Borgaro insieme a Barba. Una comunicazione della centrale operativa chiedeva se per caso ci fosse un equipaggio disponibile per un servizio urgente. Si era verificato un grave incidente stradale sulla superstrada dell’aeroporto, con diversi mezzi coinvolti. Senza indugio Carlo si tolse la giacca e indossó il camice bianco, che era la divisa di allora. Così feci io e partimmo a sirene spiegate verso la superstrada. L’incidente lo incontrammo dopo lo svincolo per Ceresole, sulla corsia opposta al nostro senso di marcia. Non avevamo altra scelta se non percorrere la strada fino a Torino, (non vi era ancora l’uscita di Borgaro) e ritornare indietro, ma non potevamo neppure perdere minuti preziosi. Io era alla guida del mezzo, Carlo al mio fianco. Mi chiese di fermarmi al volo in prossimità del “new jersey”, scese, lo scavalcò con un salto olimpionico e si trovò primo fra tutti sul posto del sinistro.
“Solo auto accartocciate e lamenti di feriti”, mi raccontò poi Carlo, che fu solo al centro di quella scena raccapricciante. Io, frattanto, proseguivo la corsa verso Torino e dagli specchietti laterali vedevo sempre più la sua figura rimpicciolirsi nel suo camice bianco. Intanto il traffico era stato regolato da tre automobilisti istruiti da Carlo che aveva ordinato loro di segnalare il pericolo decine di metri prima. Lui, nel frattempo, aveva controllato lo stato dei feriti, soffermandosi su un caso di arresto cardiaco e praticando il relativo massaggio.
La prontezza di riflessi di Carlo, incurante della sua vita messa in pericolo, la preparazione ad affrontare le emergenze, salvarono la vita a quel malcapitato automobilista. I quotidiani del giorno successivo riservarono molto spazio a quel fatto di cronaca. Oggi alla sua memoria dedichiamo questo gesto eroico, certi che sia il miglior modo per ricordarlo. In Croce Verde, poi, Barba, seppur contro la sua volontà venne nominato responsabile di sezione. Lo fece per dovere di servizio per due anni.
Ma Barba, uomo di associazionismo, è stato anche il fondatore della Caritas Diocesana di Caselle, fortemente voluta dal parroco don Claudio e da Severino Montrucchio: era il 1992 e da allora questa importante associazione non ha mai smesso di crescere e di attivare le sue opere verso i meno fortunati.
“Uomo di virtù rara, capace di coniugare ogni istante di vita al servizio degli altri e della nostra comunità”, questo il profondo messaggio che dipingeva Carlo Orlando Barba inciso sulla targa ricordo, quando venne nominato “Casellese dell’Anno 2016”.
E a Carlo avrebbe sicuramente fatto piacere essere parte dell’evento “Soccorritore per un’ora” svoltosi recentemente. 150 i partecipanti che hanno aderito all’iniziativa, in totale tra la sede torinese e le sezioni di provincia.

Presso la Sezione di Borgaro/Caselle i candidati sono stati 9, che si sono cimentati in una simulazione di intervento di emergenza sanitaria, praticando massaggi cardiaci, medicazioni e comunicando con la centrale operativa del 118. I 9 candidati hanno indossato la pettorina della Croce Verde e per circa un’ora sono diventati militi, soccorritori e volontari.
“Ben tre di questi giovani e meno giovani, faranno il colloquio per entrare a far parte del corpo militi della Croce Verde Torino”, ci dice Filiberto Paganini, che prosegue “siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto. Abbiamo diffuso cultura del soccorso, trasmesso i valori del nostro ente, regalato un’esperienza unica, in grado di offrire la possibilità di capire cosa si prova a salire su un’ambulanza nelle vesti di soccorritore. Questo è sicuramente un validissimo modo per affrontare la crisi del volontariato e stimolare nuovi cuori ad unirsi alla nostra missione”.







