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Comune di Caselle Torinese
venerdì, Gennaio 23, 2026

    Domani sarà ancora domenica

    Una mattina di fine ottobre di tanti anni fa, quando ancora gambe e fiato non si erano congedati e nonostante la nuova luna piena ne avesse decretato il sicuro tramonto, decidemmo, alcuni di noi, di andare a funghi, alla ricerca dei pregiati porcini che in quel periodo della stagione costituivano l’invidiabile bottino di tanti amici o persone estranee che, al loro ritorno da tanto faticose imprese, esponevano per qualche attimo questo prezioso dono della natura alla nostra cocente invidia, proprio come si esibisce un trofeo .
    Naturalmente la speranza di trovare i porcini si risolse per noi in una salutare camminata. E allora pensando ai cacciatori che non ritornano mai con il carniere vuoto, nei giorni successivi ripiegammo sui nascenti funghi chiodini, familiarmente conosciuti come famiole, che dei parenti più ricchi rappresentano la modesta continuità. A gruppi di decine crescono su ceppi o su vecchi tronchi di grossi alberi per diventare poi gustosi compagni di zuppe e risotti oppure saporito contorno da saltare in padella con prezzemolo e uno spicchio di aglio. Ed è pensando a quell’antico e mai dimenticato profumo che in queste giornate, caratterizzate da pomeriggi sempre più brevi e più tristi di un autunno che avanza e in cui anche il sole si è ripreso la sua ora, più intensamente ritornano alla mente e al cuore pensieri sentimenti e riflessioni difficili da dimenticare. Si avvicina l’annuale appuntamento con qualcuno che ha camminato per la vita intera al nostro fianco e gli anni o il destino hanno, ormai per sempre, accompagnato altrove.
    Nella giornata del 1° novembre nell’immenso e sempre più vuoto cimitero di Caselle i nostri cari erano già in attesa. Sistemati nel vaso sulla tomba i crisantemi che cominciavano a guardare verso il basso quasi a piangere ancora le nostre vecchie lacrime, con l’ausilio di un panno umido sono nuovamente riapparse, risaltando al timido sole di novembre, le lettere che rivelano l’identità dell’inquilino, l’elenco delle sue trascorse virtù terrene e qualche nostra più o meno veritiera promessa.
    E tra me pensavo, con un pizzico di delusione e di incredulità che queste marmoree dimostrazioni di perenne cordoglio molto difficilmente possono stare in una lucida targhetta di ottone che modernamente e sempre più diffusamente, indicandone soltanto il nome, riassume in pochi centimetri la vita e il ricordo di una persona cara che fino a ieri avremmo congedato soltanto in altro modo per consegnarla, dopo l’ultimo saluto, a un meritato riposo in un luogo, pensavamo illudendoci piacevolmente, da cui ci avrebbe ancora parlato. Un luogo da raggiungere in corteo lungo il viale di strada Leini inaugurato proprio nella ricorrenza della festa dei Santi nel 1987. Composto da parenti affranti e spesso in lacrime, con loro più indietro, amici e conoscenti del caro estinto seguivano la vettura funebre alla cui guida, negli anni addietro sedeva il pressoché invisibile Teresio Amelotti. Il corteo procedeva lentamente verso il cimitero e, intervallati da qualche volenterosa voce di donna che invocava l’eterno riposo per il defunto, si susseguivano e si alzavano al cielo, declamate dalla voce appositamente intonata del signorile e astuto impresario Mecca, le Ave Maria e i Pater Noster in un rosario che quasi mai suscitava interesse, mentre si avvicinava la meta dove, come un buon padrone di casa, con il braccio teso ad indicare l’ultima residenza, sembrava ancora aspettare il familiare, baffuto Stafano Cravero. Oggi, delle persone defunte, a noi più care aspettiamo spesso soltanto il ritorno in una pietosa, anonima urna di creta.
    Era la fine degli ormai lontani Anni Cinquanta e a Caselle in un negozio di Via Generale Guibert nei pressi del Caffè d’Asti comparve la scritta “ Bassa macelleria” insinuando in chi legge il sospetto che possa essercene anche una alta come succede per la cucina e per la moda. A servire i clienti il giovane Beppe Sciutto, sveglio e disinvolto. Alla cassa la mamma Lucia .
    Con il solo ausilio di quaderno e matita annotava con diligenza ogni singolo incasso dando vita ad una sorta di rudimentale quanto efficace contabilità aziendale.
    Beppe nei momenti di libertà si univa a noi sul Prato della Fiera non nascondendo qualche modesta velleità calcistica che gli consentiva di indossare per qualche tempo la maglia del Caselle senza tuttavia lasciare alcuna traccia del suo passaggio in rossonero. Poi il calcio, per l’età che avanzava e i limiti tecnici difficili da mascherare, diventò semplicemente un ricordo. Piacevole e sofferto. E allora Beppe scoprì le bocce. Si accostava al pallino o mandava in frantumi la boccia avversaria con lo stesso impegno e la stessa disinvoltura con cui il giorno dopo avrebbe ripreso a tagliare filetti e spezzatino.
    Beppe pochi giorni fa se ne è andato. L’ho incontrato l’anno scorso a Piano Audi. Guardandolo negli occhi stanchi, senza parlare, credo di avergli chiesto come tanti anni fa: “ Vorrei duecento lire di carne tritata. Domani è domenica “. Sul fuoco il ragù brontolando, aspetta da ore di abbracciare le polpette della festa. Domani sarà ancora domenica, e se ci penso mi commuovo.

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