Quando mi apprestavo a pigiare i tasti per scrivere questo pezzo, cercando di celebrare nel migliore dei modi i 140 anni del Mobilificio Enrietti, sono andato alla caccia di un biglietto che ricordavo fosse sepolto in qualche mio cassetto. Trovatolo, leggo queste parole: “Questo contenitore in legno, è stato costruito nel 1960 a Caselle dal falegname Giuseppe Enrietti, detto Pin ‘dla Verna e serviva ai nonni per tenere la legna da ardere in cucina, per il putagé”.

La scrittura in corsivo su un foglio ormai ingiallito rende bene l’idea del tempo passato, anche se quel contenitore, tuttora in uso, i suoi anni non li dimostra proprio.
E pensare che nel 1960 il Mobilificio “Giuseppe Enrietti di Eugenio & Figlio”, oggi “Enrietti Mobili”, aveva già ben 75 anni di attività e chissà quanto legno era già passato per le mani del capostipite ben noto a tutti i nativi casellesi “Pin ‘dla Verna” e di suo figlio.
Chiudo gli occhi e vedo come in un sogno la vecchia bottega da falegname; mi sovviene il profumo del legno, gli attrezzi artigianali sui banchi di lavoro e chissà perché qualche cosa mi rimanda nostalgicamente alla fiaba di Pinocchio, quando la fata turchina dice al bimbetto birichino: “Ti perdonerò per questa volta, ma ricordati: se del perdono non sarai degno, per tutta la vita sarai di legno.” E proprio quella attività nel legno, nei trucioli, nella segatura, con le pialle e le sgorbie in mano, è sempre proseguita con gli Enrietti, tanto che questo mese la loro attività di anni ne compie 140.
Entrando nell’ufficio ricevimento di “Enrietti Mobili” non basterebbe mezza giornata di tempo per leggere tutti gli articoli che Cose Nostre ha già loro dedicato: dal centenario dell’attività, al successivo centodecimo, e poi ancora il 120esimo, tutti celebrati anche dalla Amministrazione Comunale, dalla Camera di Commercio e dal Messaggero Economico Italiano, oltre a decine di altri encomi. Tutti orgogliosamente in bella mostra alle pareti.
A riceverci in azienda l’intera famiglia Enrietti: dal nonno Eugenio, al figlio Paolo, oggi manager e conduttore dell’attività, ai figli di quest’ultimo, Alessandro e Federico, che per questa attività rappresentano la sesta generazione consecutiva a Caselle a occuparsi di legno e di mobili. Eugenio, memoria storica, ci ricorda come suo nonno fosse un falegname di Castellamonte che, venuto a visitare la Fiera di Sant’Andrea a Caselle, conobbe e si sposò con una giovane signorina, Luigia Togliatti. Dalla loro unione nacque Giuseppe che continuò l’attività di falegname, attività e mestiere che trasmise poi a suo figlio Eugenio: passione per il legno e per gli arredi, passione che ancora oggi continua. Un continuo vanto per Caselle.
Dal 1956 il mobilificio Enrietti è nella storica sede di Via Venaria, 10-12, dove un grande salone di esposizione rende bene l’idea al cliente del servizio di eccellenza che gli sarà offerto. Camere da letto, camere per ragazzi, librerie, sale da pranzo e salotti, ma la punta di diamante per il Mobilificio Enrietti resta l’arredo delle cucine. Cucine coniugate in tutte le desinenze, che arrivano a ben 70 tipologie di colori e modelli.
“La progettazione e la fornitura della cucina completa è veramente il nostro cavallo di battaglia”, precisa Paolo. Che poi aggiunge: “Noi nel fornire i nostri arredi su misura abbiamo sempre puntato sull’assistenza attenta nei confronti del cliente, permettendo a un prodotto di buona fattura di diventare un prodotto di alta gamma. In questo modo, possiamo permetterci un ottimo rapporto qualità e prezzo, potendo, almeno in parte, battere la concorrenza”.
E oggi la ditta Enrietti, per servire al meglio il cliente, si è attrezzata con dei programmi informatici personalizzati, che adattano le misure di un arredo perfettamente agli ambienti, fornendo un progetto finito visibile sullo schermo esattamente come se fosse già posato e montato.
“Devi stare dietro ai tempi e alle richieste”, ricorda Paolo nel citare questo detto di suo nonno Giuseppe, che proprio grazie a una attualissima visione è sempre stato in gradi di rimanere al passo con i tempi.
Ma i tempi cambiano.
“Siamo su tutti i social e quindi siamo molto conosciuti. Molti vengono da noi per la recensione letta, oppure grazie al passa parola”, continua Paolo, che precisa come l’affidabilità e la soddisfazione del cliente “deriva dalla fase progettuale della composizione, e noi crediamo di essere molto preparati su questo punto”. Il tutto mentre indica il figlio Alessandro che è seriamente intenzionato a ricevere il testimone insieme al fratello minore Federico, che già si dedicano alla gestione – in particolare Alessandro – della parte informatica dei progetti.
“A loro e per loro, ragazzi della Generazione Z, dedicheremo volentieri il nostro spazio al traguardo dei 150 anni!”, dico, proprio mentre Eugenio, con un po’ di commozione, si augura di poter essere ancora qui a raccontare i più reconditi aneddoti di questa lunga e gloriosa dinastia, tutta compiuta sotto l’ombra delle “quattro case”. Si commuove ancora Eugenio quando con orgoglio ricorda che venne chiamato a costruire l’altare della chiesa della Madonnina, tutto in noce nazionale, e successivamente quello della chiesa di Sant’Anna.
Ben si sa che il successo è la somma di piccoli sforzi ripetuti giorno dopo giorno ed è proprio quello che si sono trasmesse le cinque generazioni degli Enrietti e che sicuramente ora trasmetteranno ai giovani Alessandro e Federico, perché l’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare ciò che si fa. E noi abbiamo fortemente percepito dai due ragazzi quanto già amino il lavoro del papà e del nonno.
“Cose Nostre” del gennaio 1995 in occasione dei 110 anni titolava:”Mobilificio Enrietti, 110 e lode”, al traguardo dei 140 di oggi aggiungiamo “ 110, lode e menzione d’onore”.
Nel salutarci, Paolo ci chiede di “ricordare e ringraziate tutti i clienti, che in questi anni hanno dato fiducia a Enrietti Mobili”.
Fiducia assolutamente ben riposta.







