Nella settimana dal 7 al 16 novembre tre classi dalla scuola primaria Rodari si sono recate con un pullmino speciale, ribattezzato dalle maestre: Bibliobus, alla libreria Mondadori, all’interno del Galleria Bennet. I bimbi accompagnati dalle loro insegnanti e da qualche genitore, dopo aver curiosato tra i libri, si sono posizionati, a gruppetti di tre nel corridoio antistante. La loro missione era molto ardua: fermare i passanti per convincerli, in tutti i modi possibili di acquistare un libro per la scuola. Ovviamente alcuni genitori che, nel frattempo, erano arrivati, hanno acquistato un libro ed hanno avuto in regalo dai bimbi un segnalibro. Durante il periodo nel quale ci siamo fermati, i bimbi non sono stati ascoltati molto. Le persone si fermavano, sorridevano e poi proseguivano. Gli italiani oltre i sei anni che hanno letto almeno un libro, in Italia sono il 39%, i lettori forti (almeno dodici libri l’anno) il 6,4%. Questi sono solo numeri, intanto le librerie indipendenti chiudono. È stato molto desolante vedere la libreria, che pure aveva allestito un reparto solo per la scuola, pressoché vuota. Bisogna tornare a sostenere con forza la lettura tra i più giovani, per creare una consuetudine con i libri che prosegua tutta la vita. Non c’è crescita né sviluppo culturale ed economico per l’Italia se non facciamo crescere i lettori soprattutto nelle aree meno prospere del Paese. Leggere aumenta la serenità, ci aiuta a parlare meglio, rallenta il processo di invecchiamento, migliora la memoria. La lettura non ha effetti collaterali, anzi, soprattutto nell’era dell’iperconnessione e dell’invasione del digitale in ogni ambito della vita, leggere un libro rappresenta lo strumento adatto per disintossicarsi da smartphone, tablet e dispositivi di ogni genere. L’attività di “Io leggo perché” va incoraggiata e sostenuta, abbiamo visto i bimbi entusiasti e motivati. Ringraziamo le insegnanti, e non diamoci per vinti. Cominciamo noi adulti a prendere in mano un libro e leggerlo, non è mai tempo perso. “Vorrei che tutti leggessero. Non per diventare letterati o poeti, ma perché nessuno sia più schiavo”, Gianni Rodari
Il Bibliobus di “Io leggo perché”
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