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venerdì, Gennaio 23, 2026

    “Il faro”, un libro nero nero

    La sfida di alcuni tra i migliori scrittori del momento

    Un bel libro, nero nero, edito da Il Capricorno, sta suscitando attenzione e interesse, forse perché è nato come una sfida tra alcuni dei migliori scrittori del momento: Giorgio Ballario giornalista, autore della serie coloniale dell’investigatore Morosini; Mario Baudino giornalista, poeta, saggista; Valeria Bianchi Mian psicodrammatista junghiana e sostenitrice della poesiaterapia; Paolo Collo esperto di letteratura ispano americana, traduttore, poeta; Desy Icardi scrittrice, autrice e regista teatrale; Michele Mari autore di narrativa e poeta; Carla Negretti scrittrice di racconti; Enrico Pandiani scrittore, autore di romanzi e gialli; Marco Peano editor e scrittore di romanzi; Pasquale Ruju autore per cinema, teatro, televisione, scrittore e sceneggiatori di fumetti; Massimo Tallone autore di romanzi, saggi e noir e Dario Voltolini scrittore di narrativa, finalista allo Strega 2024.
    Come spesso succede, l’idea è nata per caso a Paolo Collo nel corso di una ricerca attraverso le reti di internet, capaci di catturarti e spingerti su percorsi inaspettati: il 7 ottobre 1849 Edgar Allan Poe moriva improvvisamente lasciando poche pagine manoscritte di un  racconto-romanzo noir, a cui il suo biografo diede il titolo “The lighthouse”, “Il faro”. Per associazione di idee come non pensare al lavoro di Fruttero & Lucentini che  portarono a termine il  romanzo incompiuto di Charles Dickens “The mistery of Edwin Drood? Nel 1970 il duo torinese accettò l’incarico di sconosciuti sponsor giapponesi per compiere l’impresa nello stile degli storici investigatori: Sherlock Holmes, Auguste Dupin, Padre Brown, Jules Maigret, Nero Wolfe, Philip Marlowe, Hercule Poirot e &. Una bella tentazione! In breve le pagine di Paolo Collo per portare a termine “Il faro” erano pronte. Come non contagiare il compagno di avventure della scuola di scrittura noir Massimo Tallone?
    Seduti al tavolino del bar ai piedi della Gran Madre (luogo decisamente propizio), Collo e Tallone, lasciando raffreddare il caffè, successivamente riscaldato dalla canicola di luglio, decisero di coinvolgere nel loro gioco altri scrittori. Sarebbe stato curioso vedere come avrebbero dato una conclusione al racconto di Poe, mantenendo uno stile coerente ai tempi in cui era scritto l’incipit e vicino alla cifra stilistica di Poe, pur mantenendo vivo il proprio temperamento di scrittori. Racconta Tallone: “La proposta era troppo allettante per non essere accettata, ma il pericolo di avere poi delle trame troppo simili ci preoccupava non poco. Invece a mano a mano che ci arrivavano le bozze ci accorgevamo con stupore che dalle stesse pagine nascevano sviluppi dissimili; eravamo rimasti noi stessi, con la nostra impronta di scrittori, ma  trasformandoci!”
    – Leggendolo è come se ognuno di voi avesse sottolineato una o due parole di Poe e ne avesse fatto la traccia da seguire.-
    “Vero: “alghe”, “interminabili scale”, “nebbia”, gabbiano, “struttura sicura”, “marea”, “calma piatta”, “solitudine”, “profezia” ad esempio, tratte dalle pagine di Poe, hanno dato vita a situazioni diverse per creare quel senso di angoscia o paura che può sfociare perfino nella follia e che poteva portare ad una conclusione del racconto totalmente differente.
    All’incontro per la presentazione del libro, al Fogolar furlan di Torino, erano presenti Tallone, Ballario, Bianchi e Voltolini, così ne ho approfittato per chiedere loro se questa discesa nell’angoscia e nel terrore, al di là della bravura personale di scrittura non abbia anche raccolto il riflesso delle loro paure più nascoste. E allora si confessano…
    Massimo Tallone ha paura di non essere più la stessa persona, di svegliarsi un mattino e non riconoscersi. Ci ha raccontato di come avesse deciso di usare una specie di parola d’ordine per avere un segno tangibile di essere rimasto come prima dopo un serio intervento, così di fronte a parenti e a un anestesista sbigottito, aveva ricordato la frase: “Datemi un prosecco!” Abbiamo riso di gusto, sapendo che le paure…rimangono e sono sicura che il pubblico presente abbia cominciato a interrogarsi. Per Valeria Bianchi la paura è perdere la memoria, l’identità, la manipolazione della memoria stessa.  Per Dario Voltolini è il timore di non poter avere il necessario per vivere…così nel libro ha preso anche un po’ in giro gli amici che lo hanno coinvolto e che…son capaci di farti il gioco dei tre bicchieri!
    Altro terrore di Dario, che ritorna nelle pagine di questo libro, è l’essere sepolti vivi ( a questo proposito, Voltolini stupisce per la scelta della frase “giaceva in posizione eretta”  dove giacere, usato con un’accezione arcaica, equivale a essere sepolto).Trappole di un divoratore di dizionari…
    Per Ballario il demone è la solitudine e il suo personaggio si stordisce bevendo whisky.
    C’è un altro personaggio presentato da Poe che ritroviamo nel libro: il cane Nettuno. I dodici autori lo accolgono nella storia in modi molto diversi: chi ha posseduto un cane ne fa un caro amico da cui separarsi con dolore, chi lo fa scomparire quasi subito per creare motivo di allarme e di paura, chi lo trasforma in nemico che ringhia a un padrone che sta assumendo altra identità, chi ne fa un dio sciacallo che porta a compimento la profezia del manoscritto.
    Gli autori ammettono di essersi divertiti in questa impresa piena di possibili trappole. A noi non resta che avventurarsi nella lettura e tentare anche il nostro possibile racconto, come ci invitano a fare Massimo Tallone e Paolo Collo.
    Naz

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    Nazarena Braidotti
    Nazarena Braidotti
    Braidotti M.Nazzarena in Gaiotto Nata a Ciriè(To), tre figli, ex insegnante a Caselle, vive a Torino. Laurea in Lettere con una tesi sul poeta P.Eluard, su cui ha pubblicato, per Mursia, un “Invito alla lettura”. Grandi passioni: la scrittura, tenuta viva nella redazione di “Cose Nostre” e altri giornali locali e l’acquerello.

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