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martedì, Dicembre 9, 2025

    La culla dell’Occidente

    Sono i nostri migliori insegnanti in quanto ci hanno mostrato come ragionare e a come scrivere la storia, ad apprezzare la bellezza e il teatro, a coabitare insieme attraverso un ordinamento legislativo, a indagare i misteri del cosmo e della natura, a difendere la libertà con le leggi e anche con le armi. Gli antichi Greci sono stati il popolo che più di ogni altro ha influenzato molti aspetti del mondo moderno occidentale.
    Tutto nasce tra il 2400 e il 1500 circa a.C. nel cuore del mare Egeo sull’isola di Creta, luogo d’origine della civiltà minoica e del re Minosse, considerato figlio di Zeus e di Europa. Il suo fiorente impero marittimo seminò un decisivo contagio culturale sulle coste mediterranee e l’arte, la pittura e la scrittura minoica sono state fonti di ammirazione e di imitazione da parte delle popolazioni ioniche.
    Tra il XVII e il XVI secolo a. C., anche nel Peloponneso e nella Grecia continentale si verificano significativi cambiamenti, con la nascita di nuovi piccoli regni indipendenti, autonomi e bellicosi. Il territorio  greco è montuoso e composto da tante piccole isole e perciò è poco adatto ai collegamenti e agli scambi commerciali. In questo contesto prende forma una nuova civiltà urbana che prende il nome di micenea sia perché indubbiamente Micene ne è stato uno degli esempi più elevati, sia perché, grazie agli scavi archeologici di Heinrich Schliemann del 1878 proprio a Micene, è stato possibile sapere di più su questa città e sul periodo storico che copre i secoli tra il XVII e il XII a.C.
    I micenei espansero il potere delle loro città arrivando a conquistare le grandi isole dell’Egeo, Rodi e Cipro, fino a sbarcare a Creta, contribuendo a porre fine all’autonomia del popolo minoico.
    I regni greci dell’età micenea sono quelli delle vicende narrate nell’Iliade. L’inizio della guerra di Troia, secondo Erastotene, è del 1193 a.C. e la sua caduta e distruzione nel 1184 a. C. È questo il periodo più alto dell’era, anche se già si prospettano profondi e radicali cambiamenti. Infatti, le coste elleniche vengono invase da un misterioso popolo del mare e popolazioni di origine indoeuropea che abitano la regione danubiana migrano verso sud. Si tratta dei Dori, i combattenti con la lancia, un popolo meno civilizzato degli Elleni del tempo, abituato a vivere di caccia e pastorizia e che spinse verso il declino i fiorenti regni micenei. Per tre secoli, a partire dal 1100 a. C. circa, la Grecia vive una fase di assestamento. L’organizzazione dei piccoli stati si frantuma e le condizioni di vita peggiorano. È il periodo che viene chiamato da alcuni storici come il Medioevo ellenico, caratterizzato dalla commistione dei tratti della precedente cultura micenea e delle innovazioni doriche, fra cui l’uso del ferro. Si registra una grave crisi demografica, culturale ed economica. Molti emigrano sulle coste dell’Asia Minore dove fondarono nuove città di cultura ellenica. Profondi sono anche i mutamenti di caratteri politici. Se i piccoli stati micenei sono retti da dei monarchi, i basileus, nel periodo dorico si vede sorgere una nuova classe sociale: gli aristoi, i migliori. Solo chi possiede terreni coltivabili ha i mezzi anche per armarsi e difendersi. Gli aristocratici sono dunque una nuova classe di ricchi, ma anche di combattenti, che vuole sostituire il sovrano. È quello che accade nel racconto dell’Odissea. Al di là della visione negativa che ne offre il mito, l’affermarsi della nuova classe sociale comporta una serie di conseguenze epocali. Le realtà urbane si riorganizzano e diventano città-stato, le polis, governate dai rappresentanti delle famiglie più potenti, riuniti in un consiglio cittadino, anche se tutti i cittadini hanno pari diritti e doveri. Tra l’800 e il 700 a. C. si apre così una nuova era. Tuttavia non è un periodo di particolare prosperità e le nuove polis stentano a darsi una forma economica più stabile. Molti aristocratici, esclusi dal potere, insieme a mercanti lasciano le loro città di origine per approdare sulle coste dell’Italia meridionale e insulare, della Gallia meridionale, della Spagna, dell’Africa settentrionale, del Mar Nero e fondano fiorenti città, come Metaponto, Sibari, Reggio, Messina, Siracusa, Crotone, Agrigento, Marsiglia, Malaga e molte altre.
    Nel VII secolo a.C. l’organizzazione dei greci continentali inaugura un periodo di stabilità, di ricchezza e di espansione. Gli Elleni hanno ormai messo sotto controllo l’intero bacino del Mediterraneo e sono gli anni in cui si affermano due polis, molto diverse tra loro, Atene e Sparta.
    A metà del V secolo Atene diventa un impero grazie all’opera di Pericle e al potenziamento della sua flotta. È questo un periodo d’oro per l’arte e la cultura in tutta la Grecia: si diffondono le produzioni teatrali di Eschilo, Aristofane, Euripide e Sofocle. I filosofi Socrate, Platone e Aristotele rendono grande il pensiero speculativo. Erodoto, Tucidide e Senofonte inventano la cronaca storica.
    Gli ultimi trent’anni del V secolo e tutto il IV secolo a.C. segnano un’epoca di guerre fratricide. L’accresciuta potenza ateniese crea la reazione di Sparta e inizia una guerra caratterizzata da reciproche invasioni e occupazione di città alleate. Questa guerra vede il tentativo di egemonia di una terza città-stato, Tebe.  Ma ormai la Grecia delle polis ricche e fiorenti è nel caos, agli scontri esterni tra le città si affiancano gli scontri interni in ogni polis tra le fazioni democratiche e quelle oligarchiche.
    È in questa situazione che, nel 360 a. C., sale al trono della vicina Macedonia, Filippo II: la grande epopea della civiltà greca antica può dirsi conclusa. Il colpo di grazia verrà poi inflitto da Alessandro Magno, nonostante anch’egli affascinato dalla grandiosità della cultura greca.

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