
Chi abitualmente frequenta le montagne avrà spesso sentito questi termini. Gli sarà capitato di entrare in un rifugio, mangiarci qualcosa insieme ai compagni di escursione e, a volte, anche dormirci.
Dormire in rifugio regala sempre momenti magici legati ai tramonti e alle albe che si possono vedere in quota.
L’alba in particolare vista da un rifugio o, meglio, all’aperto appena fuori, è un esperienza molto bella. Quando si è in quota, le vette circostanti e noi stessi siamo tra i primi a ricevere i raggi del sole che spunta laggiù all’orizzonte. Raggi che colorano le cime di un rosa-arancio luminoso che contrasta con l’ombra scura che avvolge ancora le valli e le terre basse.
Molti a quell’ora son già partiti per mete lontane e impegnative e si godranno il passaggio dall’oscurità, affrontata con le torce frontali, alla luce mentre sono in cammino da tempo.
Chi resta invece si può godere lo spettacolo appena fuori la porta del rifugio, eventualmente con in mano una tazza di caffè bollente tenuta con entrambe le mani per riscaldarle un po’.
I gestori sono per la maggior parte persone esperte di montagna, simpatiche e alla mano, sempre pronte a dare consigli a chi glieli chiede. Sanno che in montagna si va a letto presto e ci si alza presto. Con rarissime eccezioni, tutti nei rifugi sono conviviali e si comportano con responsabilità in sintonia con l’ “etichetta alpinistica”: rispetto per le persone, per i luoghi e la natura, mescolato con una sana dose di civile convivenza. Se, a esempio, i posti a tavola cominciano a scarseggiare, si invitano gli ultimi arrivati a condividere il tavolo; ci si conosce e si discorre su quali siano le vette desiderate o le escursioni in programma per poi eventualmente decidere di camminare assieme l’indomani.
Il silenzio assoluto dalle 22 alle 6 del mattino è una regola molto osservata. Coloro che si alzano prima hanno l’accortezza di prepararsi tutto la sera prima e quindi di uscire prima dell’alba senza far rumore.
Per mia esperienza, i rifugi dove si mangia meglio, sono quelli che offrono un menù semplice e molto limitato, magari con una scelta tra due primi, due secondi e due dessert e con razioni abbondanti poiché camminare in montagna fa venire fame. Tranne rari rifugi serviti da teleferiche, tutto il cibo e le bevande devono essere portate su a spalla o dai carissimi elicotteri. Va da sé che i veri rifugi non possono permettersi lo spreco inevitabilmente legato a menu con molte scelte. Un menù semplice e limitato nella scelta riduce di molto gli scarti e contribuisce, quindi, a mantenere prezzi ragionevoli.
Noto invece con rammarico che alcuni “rifugi” hanno cominciato a offrire piatti ricercati e con porzioni da “nouvelle cousine”, quelle, che, tanto per intenderci, servite a Checco Zalone in un suo noto film, gli fecero dire: “La pasta è cotta, puoi servirla!”.
Devo però dire che questi “rifugi” che si sono auto-dati tale titolo, in genere si raggiungono comodamente in macchina e questo, sempre a mio parere, rappresenta un uso inappropriato di tale nome. Un vero rifugio per chiamarsi tale dovrebbe essere solo quello dove ci devi arrivare a piedi con almeno mezz’ora o (meglio) un’ora di camminata.
Mentre i rifugi sono strutture presidiate e fornite di servizi (cucina, bagni, letti a pagamento) e attive in certi periodi dell’anno, i bivacchi sono strutture incustodite, autonome e gratuite. Tipicamente molto più spartane dei rifugi, con pochi posti letto ed in genere senza servizi.
I bivacchi sono strutture pensate come riparo d’emergenza per escursionisti o alpinisti esperti.
Il bivacco, sebbene costruito e finanziato da qualche sezione del CAI o, più raramente, da qualche privato o gruppo di privati, è di tutti. Ed è particolarmente nei bivacchi che si può vedere il senso di responsabilità e di “etichetta alpinistica” di coloro che ci hanno preceduto.
Essendo di tutti, la semplicissima regola da seguire è: “lascialo come desidereresti trovarlo”, una piccola variante della regola aurea: “fai agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”.
Devo dire che in tanti anni di montagna generalmente ho trovato i bivacchi sempre ben tenuti, privi di rifiuti, con i letti e i materassi in ordine .
Purtroppo qualche eccezione c’è stata come l’aver trovato sporco, in disordine e con bottiglie di plastica e di vetro vuote lasciate sul tavolo, quando siamo andati al bellissimo bivacco Beltrando sulla Punta Rama – 2.438 mt (partendo dall’Alpe Losa – 1.261 mt).
Un ringraziamento va all’associazione “Amici del Bivacco Beltrando” di Frassinetto che con impegno e costi non indifferenti gestisce il bivacco mantenendolo rifornito di decine di bottiglie di acqua e di quintali di legna per riscaldarsi un po’ con la stufa. Un invito quindi a tutti di impegnarsi un po’ di più a tener pulito, a portare giù sempre i propri rifiuti ed, eventualmente, a lasciare una piccola offerta nel rispetto del lavoro altrui di cui beneficiamo.
Piccoli gesti che, se fatti da tutti, contribuiranno a migliorare questo pianeta e la nostra vita.
Rifugi e Bivacchi
- Advertisment -
METEO
Comune di Caselle Torinese
cielo sereno
15.2
°
C
16
°
13
°
47 %
2.1kmh
0 %
Mar
15
°
Mer
14
°
Gio
15
°
Ven
14
°
Sab
11
°
ULTIMI ARTICOLI
La tragedia del popolo istriano-giuliano-dalmata. Un giorno per ricordare davvero
Una legge istituita il 30 marzo 2004, la n. 92 recita: “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale "Giorno del ricordo" al fine di conservare...







