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Comune di Caselle Torinese
venerdì, Gennaio 23, 2026

    Ritorno a Cro-Magnon


    Dai, qualcosa dev’essere accaduto negli ultimi anni, ma qualcosa di veramente tragico, inspiegabile. Abbiamo fortemente voluto il tempo della forza, spazzando via qualsivoglia forma di dialogo, di sfumature: o sei bianco, o sei nero.
    E veloci nello schierarsi altrimenti la parte avversa ti piomba addosso; letteralmente banditi il dubbio, il ragionamento, la comprensione: solo certezze.
    È la strada più facile, veloce e soprattutto non fa perdere tempo.
    Se poi al posto nostro mettiamo un altro, magari straricco in preda a evidenti crisi di onnipotenza, è ancora meglio: è tutto più comodo, più semplice, perché lui saprà indicarci quali siano veramente i nostri bisogni, le nostre priorità, ma soprattutto quali siano i nostri nemici, quelli pericolosi per noi, e guarda caso sono sempre “gli altri”.
    “Gli altri” sono pericolosissimi, tutti, nessuno escluso; tutti nocivi.
    I comandanti supremi che abbiamo voluto ci tengono a proteggere i nostri confini da questa gente, così ci alziamo dal letto sperando che il monarca di turno abbia fermato l’ennesima ondata migratoria, perché quello e solo quello è il nostro problema, nessun altro: la nostra vita prosegue rosea.
    È il tempo della forza, e basta inutili dialoghi e lungaggini che portano solo a perdite di tempo: lui si prende ciò che vuole, ciò che è giusto, perché ha un mandato divino, e il Signore è dappertutto, come il sale, a giuste dosi, perché qualsiasi violenza perpetrata in nome di Dio risulta più che mai giustificata.
    Nemmeno l’ormai prossima spartizione del mondo che accade davanti ai nostri occhi ci meraviglia più, perché, dice il monarca, è per il nostro bene, per il bene di tanti disperati che oggi non hanno altro addosso che la propria pelle. Una bella spartizione per un mondo nuovo e per fare più in fretta escludiamo gli occupati, le vittime, gli ultimi da qualsiasi trattativa perché così si fa prima.
    Chi al posto della propria casa trova un cratere con la famiglia sotto le macerie si arrangia.
    Il nuovo che avanza è già qui. Il bello è che lo abbiamo fortemente voluto: abbiamo desiderato un mondo smart, siamo riusciti a eliminare la fatica di lavorare, di pensare, di ragionare; addirittura stiamo talmente bene che pure votare ormai è inutile: finalmente liberi da ogni responsabilità, perché i nuovi re pensano a tutto.
    Per farlo al meglio chiudono università, perché la cultura è superflua, gli ospedali, per dare modo ai privati di arricchirsi, assicurazioni comprese, licenziano in massa per evitare sprechi, tappano la bocca all’informazione, la minacciano, chiudono di tutto e di più per snellire un mondo del lavoro già morto.
    Naturalmente il tutto spettacolarizzato per questa nuova pace imperiale.
    Respiriamo, ragioniamo: cosa ci ha portati qui?
    In un Paese normale, diciamo con un minimo di buon senso, di cultura, avremmo questa classe dirigente al potere?
    Intendo qui come in America, Asia o altro.
    Ma siamo veramente così tanto regrediti da non comprendere che quello è un dittatore criminale, l’altro un pazzo pericoloso, l’altro ancora uno affetto da turbe psichiche che gira con la motosega, e che i nostri sono il ridicolo al potere, tutta gente che se fossimo un minimo intelligenti non vorremmo nemmeno  come vicini di casa?
    Chi li ha voluti? Probabilmente quella parte sempre più dilagante che non è in grado di leggere, capire, comprendere e articolare frasi di senso compiuto anziché suoni gutturali, che non si è evoluta né mai lo farà.
    Un tempo sul libretto di istruzioni della macchina mi indicavano come regolare il minimo col cacciavite, oggi mi sconsigliano di bere il liquido della batteria: ci sarà un motivo.
    Perché la nostra specie mette a capo il peggiore, il più cattivo, il più stupido, il più idiota? Ma come può essere che ci siamo strutturati in questo modo?
    Possibile non si riesca a guardare la realtà e si preferisca una comoda favola inventata apposta per l’elettorato, e che alla frase “va tutto a gonfie vele” non salti sulla sedia indignato?!
    Senza andare troppo in giro abbiamo gente che sui social ostenta la propria ignoranza, che non conosce i fatti ma li interpreta: non riesce a mettere un accento, una “h” al posto giusto, un verbo declinato nel modo corretto e quindi, di conseguenza, questi vogliono necessariamente l’uomo della provvidenza mandato da Dio.
    Devo ancora pregare prima di addormentarmi?

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    Luciano Simonetti
    Luciano Simonetti
    Sono Luciano Simonetti, impiegato presso una azienda facente parte di un gruppo americano. Abito a Caselle Torinese e nacqui a Torino nel 1959. Adoro scrivere, pur non sapendolo fare, e ammiro con una punta di invidia coloro che hanno fatto della scrittura un mestiere. Lavoro a parte, nel tempo libero da impegni vari, amo inforcare la bici, camminare, almeno fin quando le articolazioni non mi fanno ricordare l’età. Ascolto molta musica, di tutti i generi, anche se la mia preferita è quella nata nel periodo ‘60, ’70, brodo primordiale di meraviglie immortali. Quando all’inizio del 2016 mi fu proposta la collaborazione con COSE NOSTRE, mi sono tremati i polsi: così ho iniziato a mettere per iscritto i miei piccoli pensieri. Scrivere è un esercizio che mi rilassa, una sorta di terapia per comunicare o semplicemente ricordare.

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