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martedì, Dicembre 9, 2025

    “Sfinge”, presentato il libro di Gabriele Di Fronzo

    Dal Museo Egizio a Shangai

    In occasione dell’ultimo appuntamento della rassegna di incontri con gli autori, ”Pagine di natura”, Gabriele Di Fronzo giovedì 13 novembre ha presentato “Sfinge” (Einaudi 2025) nella biblioteca di Caselle Torinese, in collaborazione con l’Unitre Caselle Torinese.
    “Sfinge”, quarto libro di Gabriele di Fronzo, non soltanto è davvero un romanzo, ma, per giunta è un romanzo pregevole, nel cui intreccio, si rinviene qualcosa di pregevolissimo: la cura.
    La storia narrata è quella di Matteo Lesables , archeologo mancato, prossimo ai sessant’anni e courier per il Museo Egizio di Torino, incaricato, – forse per l’ultima volta – di accompagnare un reperto all’estero: ma il reperto non è il solito reperto, e l’estero non è l’estero cui Matteo è abituato. Una Sfinge da imballare e scortare a Shangai, la sua ultima missione prima di andare in pensione.
    “Accompagnare le opere d’arte in giro per il mondo è la forma perpetua di esilio che mi sono scelto per tollerare la vita adulta”, occasioni per “levarsi di torno”, in molti momenti della sua esistenza tristi o lieti che fossero. Questa volta però è diverso perché l’ultima e costringe la fuga a mutarsi in una serie di riflessioni, di conti con i ricordi e, in particolare, dare senso e trovare pace rispetto a un amore, un matrimonio finito da tempo con Sara, che riaffiora dal passato come la Sfinge con cui condivide un certo incomprensibile mistero. Il tutto passando da un museo all’altro: “Un museo di antichità è un modo di pensare al passato con immaginazione. Provai un’intensa consapevolezza della mia solitudine, accompagnata da un senso di amore e di gratitudine per quel rifugio.” Shangai è un posto ideale per un simile momento in cui si sciolgono alcuni nodi guardando alla propria vita. Una città inafferrabile in cui tutto è nuovo e a Matteo sembra di esserci sempre stato ed è lì che avviene l’incontro amoroso con Qi, una bella donna che lo porterà a visitare la parte di Muraglia cinese rimasta sommersa e intatta per la creazione di una diga. I temi sono tanti ma il problema più pressante è quello del tempo, della conservazione e della fine. Le sue amate opere, compresa la Sfinge sono tesori che si è scelto di conservare “in previsione del tempo in cui tutto scomparirà” sapendo che c’è un detto egiziano che recita: “Tutti temono il tempo, ma il tempo teme le Piramidi. Se non sei una Piramide, più di ogni altra cosa devi temere il tempo” e, quindi annota: “Viaggiamo innanzitutto per mettere quanta più distanza possibile tra noi e il luogo in cui sospettiamo che moriremo”, mentre la sabbia (Lesables è il cognome di Matteo) scorre nella clessidra. “In un preciso momento la materia inorganica, che si decompone e muta costantemente, altererà anche la Sfinge e, proprio in vista di quel momento devo tenere i miei occhi ben piantati su di lei, per essere presente quando diventerà ciò che da tre millenni desidera diventare polvere.”

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