
Non si può negare che per ogni essere umano la sicurezza è una delle cose più importanti. Sicurezza di essere curati bene, se necessario; di avere un reddito che permetta una vita degna di essere vissuta; di disporre di un tetto non precario, e naturalmente sicurezza di uscire di casa senza rischiare di essere derubati o maltrattati. Quando riusciamo a raggiungere queste condizioni, quotidianamente minacciate, ci riteniamo fortunati e tutto il resto non esiste. La salute spesso la trascuriamo; in realtà, finché stiamo bene, non ci pensiamo proprio. Il reddito è condizionato solitamente da un’attività lavorativa; è un cruccio per molti poter individuare il lavoro adeguato alla propria formazione e viverlo senza grosse difficoltà e amarezze. Il tetto, anche quando è sicuro, solitamente si prende una buona percentuale del nostro reddito.
Poi in ultimo, e non meno importante, la speranza di non aver mai a che fare con qualche malintenzionato che ci svaligia la casa, ci deruba, ci minaccia o ci maltratta. Tutti i punti sono fonte di preoccupazione quotidiana, ma quest’ultimo viene particolarmente evidenziato dalle fonti d’informazione e da alcune forze politiche, che non fanno altro che esaltarlo per puri scopi elettorali. Non ho dimenticato quando sono stato vittima del furto dell’auto o peggio quando sono stato minacciato con un’arma e poi derubato. Ma sono due episodi in tutta una vita. Stando a certe fonti malefiche si direbbe che viviamo in un Paese in cui la malavita è presente ovunque e non viene arrestata e punita adeguatamente. Ma le mie principali preoccupazioni, penso anche di tutte le persone che s’informano, spaziando al di là del proprio naso, non si esauriscono qui. C’è un pericolo enorme sulla nostra testa, pochi sanno valutare quanto è grave. La verità è che siamo in guerra. Siamo in guerra contro i fanatici che si uccidono per uccidere, ma soprattutto siamo in guerra contro chi li catechizza, li arma, li paga, li spinge a colpire spesso un bersaglio inerme. Contro chi sfrutta la povertà per reclutare nuovi terroristi, e contro chi non fa nulla per rimuovere le cause di questa povertà. Contro i razzisti che predicano l’odio e insegnano a disprezzare gli altri popoli. Contro chi progetta e costruisce armi sempre più micidiali, chi le commercia, e contro chi fa finta di non accorgersi di questo odioso mercato. Siamo in guerra contro chi si arricchisce grazie alla politica, contro chi costruisce le proprie fortune grazie alla miseria degli altri. Contro chi impedisce che in alcuni Paesi del mondo si sviluppi un sistema democratico, perché le dittature sono più facili da controllare. Contro chi spinge i popoli a fuggire dai loro paesi e contemporaneamente impedisce loro di arrivare a destinazione sicura. Contro chi rifiuta di riconoscere il diritto di un popolo a vivere in pace nella propria terra. Come tutti sanno è in atto un tremendo genocidio, senza alcuna pietà, a spese del popolo di Gaza, e molti governi “democratici” non fanno nulla per bloccarlo, anzi lo alimentano. Ma, siamo anche in guerra contro chi non si fa scrupoli di inquinare la terra, l’aria e l’acqua, procurando danni enormi a tutte le creature viventi. Contro quelli, che negano gli sconvolgimenti climatici, non rispettano i trattati e agiscono in senso opposto agli stessi. Contro i Governi delle nazioni che possiedono le armi atomiche costituendo una minaccia molto pesante all’intero globo. Per esprimere in modo efficace il rischio nucleare e climatico, attraverso una metafora comprensibile a tutti (forse anche ai politici) la Federation of atomic scientists ha scelto di indicare con le lancette dell’orologio, il Doomsday Clock “l’orologio del giudizio universale”, cioè quanti minuti rimangono prima della mezzanotte antecedente al giorno del giudizio. È una cosa abbastanza seria; il gruppo internazionale di esperti incaricato, convinto dell’aggravamento della situazione, ha ridotto la distanza dalla catastrofe globale a soli 89 secondi; la peggior situazione di sempre. Le preoccupazioni quotidiane, i problemi immediati ci fanno dimenticare o rimuovere i pericoli che tutta l’umanità sta correndo, a causa della minaccia legata alla presenza delle armi nucleari, delle decine di guerre in corso e dei cambiamenti climatici. È questa, secondo me, in assoluto, la condizione di sicurezza che dovrebbe maggiormente preoccuparci. Sarebbe urgente che i leader prestassero la giusta attenzione a preservare le prospettive a lungo termine dell’umanità e che i cittadini imponessero loro di farlo. Ma, per chi non lo sapesse, le autorità di tutto il mondo ricorrono sempre più a leggi repressive, per soffocare le proteste e silenziare chi manifesta pacificamente attraverso la forza. La maggior parte dei Governi considera le proteste una minaccia, anziché un diritto. Siamo in guerra.
Siamo in guerra?
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