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venerdì, Gennaio 23, 2026

    Addio ad “Aio”, eroe romantico

    Se n’è andato Angelo Riposio, classe 1954, musicista, pittore, animatore musicale e teatrale con diverse cooperative nelle scuole e per i servizi sociali; a contatto con realtà tutt’altro che facili come il carcere minorile Ferrante Aporti e i malati psichiatrici dell’ospedale Fatebenefratelli di San Maurizio.
    Tutti qui in provincia lo conoscevano come “Aio”. Il soprannome, come raccontava lui stesso, gli derivava dall’esclamazione tipicamente sarda con cui veniva chiamato da un suo insegnante alle scuole medie. E come sempre accadeva decenni fa, il soprannome finiva per sovrapporsi al nome vero, fino a farlo dimenticare.
    Ribelle e sognatore fin dall’adolescenza, insofferente alle regole e alle convenzioni sociali, Aio raccontava spesso con fierezza le sue quattro ripetenze per motivi disciplinari all’Istituto Fermi di Ciriè: un record che nessun altro riuscì a eguagliare.

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    9Aio svolgeva il ruolo di animatore anche presso diverse RSA del territorio. Ed è proprio a una di queste, il Girasole di Ciriè, che è corsa la mia memoria, non appena ho saputo della sua scomparsa. Nell’estate del 2013  ero andato a una festa nella casa di riposo e non appena arrivai trovai Aio in giardino, intento a montare la strumentazione per l’esibizione della sera. Non lo vedevo da anni e devo confessare che ritrovarlo qui, proprio lui, vecchio rocker, che ora si esibiva per gli anziani della casa di riposo mi fece una certa tristezza. Ma in breve dovetti vergognarmi con me stesso per la mia superficialità: non so chi altro sarebbe stato in grado di trasformare quell’atmosfera spenta in una serata di vera festa e divertimento. Alla fine dell’esibizione mi disse che spesso si recava gratuitamente alle RSA: “Ho fatto ballare tante di quelle vecchiette che neppure ti immagini”, mi disse. “Di solito quando arrivo in questi posti l’atmosfera è grigia come stasera  e la gioia più grande è vedere il loro sorriso, i loro occhi che tornano ad accendersi.”
    Un affettuoso ricordo viene anche dall’amico Lino Pastore: “Lo conobbi direttamente solo nel 2004, quando andai a portare il mio progetto di musicoterapia al reparto di psichiatria al Fatebenefratelli di San Maurizio, dove lui lavorava come animatore. Diventammo subito amici. Mi colpì la straordinaria spontaneità e naturalezza con cui si rapportava con i ricoverati, perché relazionarsi con persone che presentano problemi psichici così importanti non è affatto facile, per le distorsioni linguistiche, la frammentazione del pensiero, ma soprattutto per l’effetto inconscio che quegli incontri producono su di noi. Aio aveva un approccio naturale, organizzava le feste di compleanno, le ricorrenze, accompagnava i pazienti alle gite e alle varie attività e lo faceva col sorriso e sempre con leggerezza. In breve iniziammo a frequentarci anche fuori dall’ospedale e la prima volta che andai a casa sua restai senza parole: le pareti del grande open space erano totalmente ricoperte da icone russe, quelle madonne con bambino di gusto bizantino tipiche dei paesi ortodossi. Decine di icone russe di tutte le dimensioni, fatture ed epoche. Sul pavimento invece statue e statuette orientali (India ed Estremo Oriente) e poi ancora bronzi ottocenteschi di tutte le dimensioni. Insomma, per muoversi da una zona all’altra si doveva passare in una sorta di sentiero. Io ero senza parole e lui mi descriveva i vari pezzi e la loro bellezza fino a commuoversi. Ma il pezzo forte erano le chitarre: contro una parete, una fila di custodie con dentro ogni ben di Dio e in un armadio… una quindicina di Fender Stratocaster, una per colore. Insomma, un museo. Aio era così, si innamorava di un oggetto e da quel momento non smetteva più di desiderarlo e di cercarlo.”
    Nella primavera del 2023 la Società Operaia di Ciriè gli dedicò un evento: un recital il cui titolo era pressapoco “La storia della musica moderna dal blues ai giorni nostri”. Un titolo assolutamente assurdo, per un recital di un’ora e mezza. Ma Angelo, con l’ironia e il talento che lo caratterizzavano, seppe intrattenere il pubblico con grande competenza, saltellando di qua e di là per il salone, alternandosi alla chitarra e alla tastiera. Parallelamente allo spettacolo, il salone ospitava una mostra di alcune chitarre della sua collezione: una trentina circa, ognuna accompagnata da una foto del chitarrista che aveva usato quello stesso modello, dello stesso colore. Ricordo di essere rimasto affascinato da una bellissima Gretsch bianca e di avergli chiesto che suono avesse. Lui mi guardò con aria severa, quasi incredulo: “Vuoi scherzare? Non ne ho la minima idea. Nessuna di queste chitarre ha mai visto un jack!”

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    Luigi Bairo
    Luigi Bairo
    Autore, giornalista e musicista. Ha pubblicato libri dedicati alla “cultura della bicicletta”, resoconti di viaggio, testi di argomento pedagogico, di narrativa per ragazzi e di storia locale. Ha scritto di musica per il settimanale Il Risveglio ed è autore per la rivista Canavèis.

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